p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di domenica 28 Maggio 2023

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Pentecoste, la sinfonia di linguaggi dello Spirito

✝️ Commento al brano del Vangelo della Messa del giorno: ✝ Gv 20,19-23

Lo Spirito Santo è Dio in libertà. Rifiuto della monotonia. Scelta della sinfonia. Ultima parola, che si offre sempre come nuova, come altra: alla nave come costa, alla terra come nave; al navigante come nostalgia di casa, all’uomo di casa come nostalgia del mare. Dio in libertà. Che fa cose che non t’aspetti. Che dà a Maria un figlio “fuorilegge’”, a Elisabetta un figlio profeta. E a noi dona tutto ciò di cui abbiamo bisogno per dare, a nostra volta, vita, o meglio ancora: per dare alla vita.

La Parola di Dio oggi prova una sinfonia di linguaggi per tentare di dire qualcosa della vastità dello Spirito: non sono che semplici fessure, feritoie aperte sul mistero.

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1. La prima lettura (Atti 2,1-11) racconta di Apostoli come “ubriachi”, inebriati da qualcosa che li ha storditi di gioia, come un capogiro, una divina seduzione, violenta e felice. E la prima Chiesa, arroccata sulla difensiva, viene lanciata fuori e in avanti. La nostra Chiesa tentata, oggi come allora, di arroccarsi e chiudersi, perché in crisi di numeri, perché aumentano coloro che si dichiarano indifferenti o infastiditi, questa Chiesa, amata e infedele, può ancora attingere a quello slancio originario.

2. Il salmo tra le letture (Sal 104,30) apre la seconda fessura: “Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra”.
Una delle affermazioni più belle e rivoluzionarie della nostra fede è offerta dalla Prece eucaristica III, quando il presidente proclama: “Tu, che per mezzo di Cristo e per opera dello Spirito fai vivere e santifichi l’universo”. […] Continua a leggere tutto il testo di questo commento su Avvenire


Altro commento di fra Ermes

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LANCIATI IN AVANTI

La prima timida Chiesa, arroccata sulla difensiva, viene lanciata fuori e in avanti. Su questa mia Chiesa, amata e infedele, scende una passione mai arresa, energia imprudente e bellissima.

La Pentecoste non si lascia recintare dalle nostre parole.

Oggi la liturgia stessa moltiplica le sue lingue: nella prima lettura lo Spirito arma e disarma gli Apostoli, li presenta “ubriachi” di una divina follia che li manda fuori di sè. Nel Vangelo lo Spirito viene come presenza che consola, negli Atti viene come energia, coraggio, rombo di tuono che spalanca porte e parole. Secondo Paolo, viene addirittura come dono diverso per ciascuno, bellezza e genialità di ogni cristiano. Mentre tu sei impegnato a tracciare i confini di casa, lui ti spalanca la vita e ti chiama oltre.

La prima timida Chiesa, arroccata sulla difensiva, viene così lanciata fuori e in avanti. Su questa mia Chiesa, amata e infedele, scende una passione mai arresa, energia imprudente e bellissima.

La sera di Pasqua venne Gesù in mezzo ai suoi e disse: pace! Ac­cade sempre così, quando agisci per paura: la vita si chiude. I discepoli han­no paura di se stessi e di come lo han­no rinnegato. È una casa di porte e finestre sbarrate, dove manca l’aria e si respira dolore. Papa Francesco continua a ribadire che una chiesa ripiegata su se stessa, che non si apre, è una chiesa malata.

Eppure Gesù viene in mezzo ai suoi, tra le loro paure e i loro limiti. Viene come colui che sa gestire l’imperfezione. L’abbandonato ritorna e non accusa, ma avvia processi di vita; rassicura che il suo amore resta intatto, mostra le sue ferite d’amore; ribadisce la sua testarda fiducia in loro (come il Padre ha mandato me, io mando voi).

Voi, e non altri. Anche se mi avete lasciato solo, io non vi mollo.

Gesù li accarezza con il metodo umanissimo del primo passo. Il cardinal Martini diceva ai suoi preti: in qualsiasi situazione, anche in quella più perduta, indicate un passo, un primo passo è possibile sempre, per tutti. Un passo nella direzione giusta.

Noi non saremo giudicati se avremo raggiunto l’i­deale, ma se avremo camminato nella buo­na direzione, con cadu­te e infinite riprese, con gli occhi fissi ad u­na stella polare. Gestire l’imperfezione significa solo questo. Molti hanno l’idea che solo la perfezione esprima vera sapienza, ma con lo­ro le cose non cambiano mai, i perfetti il più delle volte sono immobili.

Così Gesù gioca al rialzo: alitò su di loro e disse “ricevete lo Spirito”, il respiro di Dio. In quella stanza chiusa e asfittica entra l’ossigeno del cielo, il soffio dell’ampio Respiro. E come il Creatore alitò la vita su Adamo, così ora Gesù ci dona quella intensità che faceva unico il suo modo di amare, che spalanca orizzonti di cielo.

La Chiesa come Pasqua domanda unità attorno alla croce; ma la Chiesa come Pentecoste vuole diversità creativa. E lo Spirito che fa vivere, viene a farci vivi, leggero e quieto come un respiro all’aria aperta, umile e lieve come un battito d’ali sulla casa di Dio.

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