p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di domenica 11 Gennaio 2026

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UN CIELO STRAPPATO

Battesimo del Signore, Mt 3,13-17

“La scena grandiosa del battesimo di Gesù, con il cielo squarciato, strappato, dichiarazione d’amore di Dio sulle acque, è la riserva di coraggio che apre le ali sopra di noi, che ci aiuta a spingere fuori qualsiasi cielo nero”.

Gesù, ricevuto il battesimo, stava in preghiera ed ecco il cielo si aprì. Il Battesimo è raccontato come un inciso; il centro è riservato all’aprirsi del cielo. Come si apre una breccia nelle mura, una porta al sole, come si aprono le braccia agli amici, all’amato, ai figli, ai poveri. Il cielo si apre perché vita esca, perché vita entri: “figlio mio, amato” sono le parole più vitali che conosciamo.

Il cielo si apre sotto l’urgenza dell’amore di Dio, sotto l’assedio impaziente di Adamo, e nessuno lo richiuderà mai più.

E venne dal cielo una voce che diceva: questi è il figlio mio, l’amato, in lui ho posto il mio compiacimento. Tre affermazioni, dentro le quali sento pulsare il cuore vivo della mia fede, insieme al mio nome più vero.

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Figlio è la prima parola. Dio genera figli. E i figli trasmettono e ricevono il cromosoma del genitore. Nel DNA umano alligna, invitto, il cromosoma divino: “l’uomo è l’unico animale che ha Dio nel sangue” (G. Vannucci).

Amato è la seconda parola. Prima che tu agisca, prima della tua risposta, che tu lo sappia o no, ogni giorno, ad ogni risveglio, il tuo nome per Dio è “amato”. Di un amore immeritato, che ti previene, che ti anticipa, che ti avvolge e ti penetra. Ogni volta che penso: “se oggi sono buono, Dio mi amerà”, non sono davanti al Dio di Gesù, ma alla proiezione delle mie paure!

Gesù, nel discorso d’addio: “Sappiano, Padre, che li hai amati come hai amato me”. Frase straordinaria: Dio ama ciascuno di noi come ha amato Gesù, con la stessa intensità, la stessa emozione, lo stesso slancio e fiducia e gioia, nonostante tutte le delusioni che io gli ho dato.

La terza parola: mio compiacimento. Termine inconsueto eppure bellissimo, che nella sua etimologia significa: con te condivido gioia e piacere. La Voce grida dall’alto del cielo, grida sul mondo e in mezzo al cuore la gioia di Dio: è bello stare con te. Tu mi piaci. E quanta gioia sai darmi!

Io che non l’ho ascoltato, io che me ne sono andato, io che l’ho anche tradito sento dirmi: tu mi piaci. Ma che gioia può venire a Dio da me, da questo stoppino dalla fiamma smorta (Isaia 42,3) che sono io? Per fortuna, non dipende da me, ma da Lui.

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La scena grandiosa del battesimo di Gesù, con il cielo squarciato, strappato, con il volo ad ali aperte dello Spirito, con la dichiarazione d’amore di Dio sulle acque, è anche la scena del mio battesimo quotidiano.

Ad ogni alba la sua voce ripete le tre parole del Giordano, e più forte ancora in quelle più ricche di tenebra: figlio mio, mio amore, mia gioia.

Riserva di coraggio che apre le ali sopra ciascuno di noi, che ci aiuta a spingere verso fuori, con tutta la forza, qualsiasi cielo nero che incontriamo.

Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.

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