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p. Enzo Fortunato – Commento al Vangelo del 16 Ottobre 2024

Il commento al Vangelo del giorno a cura di padre Enzo Fortunato.

Trascrizione, non rivista, del video di YouTube.

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Buonasera, brava gente, come state? Come vedete, si sta preparando. Eh, si sta preparando “Vivi il Giubileo: riscopri la speranza, vivi il Giubileo, diventa pellegrino”. Bellissimo, no? Diventa volontario.

Bene, bene, brava gente. Come vedete, Roma si sta preparando. Eh, la Santa Sede si sta preparando a questo memorabile momento, e cioè l’inizio del Giubileo, il prossimo dicembre 2024. E ci prepariamo anche noi con la nuova rivista, col nuovo magazine che aiuterà, che aiuterà i pellegrini, aiuterà ciascuno di noi, ciascuno di voi, a vivere una delle comunioni più belle della Chiesa, e cioè quella con il Signore Gesù, quella con Papa Francesco, quella con tanti in ogni parte del mondo che cercano di portare una parola buona, un incoraggiamento, la prossimità, la vicinanza e soprattutto la loro testimonianza, la nostra testimonianza.

Gabriella, domenica. Eccoci qua. E allora vogliamo iniziare stasera con questa parola del Vangelo che ci sferza, ci sferza un po’, brava gente. Però, come si dice a Napoli: “Mazza e panel fanno i figli belli”, cioè il bastone e il pane fanno crescere bene i figli. E cioè la capacità di stare accanto, di accudire, di prendersi cura, di nutrire, ma anche la capacità di correggere, di orientare. E il Signore Gesù con noi fa così, lasciandoci sempre liberi. La libertà è il più grande dono di Dio. Non ci vuole burattini, non ci vuole, ma ci vuole persone responsabili.

E ascoltiamo allora dal Vangelo di Luca. In quel tempo, il Signore Gesù disse: “Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo”. Intervenne uno dei dottori della legge e gli disse: “Maestro, dicendo questo, offendi anche noi”. E gli rispose: “Guai anche a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito”.

Sapete, brava gente, dopo che ho letto e meditato questo Vangelo, una delle prime espressioni che mi è venuta in mente è stata quella di Papa Francesco, che fu anche molto criticato. Però credo che sia proprio il giusto commento, e cioè: “Chi sono io per giudicare? Chi sono io per giudicare?”. Credo che Papa Francesco ci volesse dire: “Non appesantite gli altri”. E a volte noi quei pesi non li portiamo nemmeno. Era un messaggio più ad intra che ad extra, potrei dire. Più per coloro che sono chiamati ad esercitare e a vivere in modo particolare quella giustizia e quell’amore, che stanno proprio all’inizio, quando Gesù dice: “No, lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio”. Invece prestate attenzione all’osservanza esteriore.

Insomma, bisogna fare queste cose senza trascurare le altre. Gesù ha sempre un equilibrio straordinario. Gesù oggi fa due rimproveri: uno ai farisei e uno ai dottori, no? Ai farisei cosa dice? Dice praticamente: “Cercate di non seguire l’apparenza, cercate di non seguire le regole esteriori che spesso coprono la malizia del cuore”, a volte le piccole o le grandi cattiverie che abbiamo dentro. Il rischio non è stato solo dei farisei, ma di ognuno di noi, di ognuno di noi, cioè prestare più attenzione all’apparenza che invece a un cuore chiamato ad amare.

E questo ai farisei, perché volevano essere inattaccabili esteriormente, però con il rischio di una doppia vita. A volte anche noi cerchiamo di fare tutto bene esternamente, però poi, insomma, siamo dentro attaccabili. La nostra coscienza qualcosa ci dirà, ci dice. E allora Gesù è come se ci mettesse in guardia quando dice: “Guai a voi”. Dice, insomma, ravvedetevi, ravvedetevi.

Ai dottori, invece, la seconda categoria che Gesù rimprovera, rappresentano un po’ tutti quelli che sono sempre esperti della vita altrui, esperti della legge, dei codici, delle procedure, esperti della formalità. Noi, a volte, degli altri sappiamo tutto, diciamo tutto, facendo i rigidi. E a volte siamo rigidi con gli altri e indulgenti con noi stessi. Dite la verità, brava gente, a volte non facciamo così? A volte non facciamo così? Siamo rigidi con gli altri e indulgenti con noi stessi.

E anche qui Gesù ci dice: “Insomma, che state combinando? Guai a voi, dottori della legge. Cercate di ravvedervi”, come se ci dicesse queste due cose stasera che ho voluto condividere con voi alla luce del Vangelo.

Però c’è un commento di San Francesco che è straordinario. Io credo che tra le tante sue parole, queste sono quelle che racchiudono l’essenza del pensiero di Francesco. Se siete pronti, scrivetele. Allora, siete pronti? Perché davvero è una verità che ci fa capire come dobbiamo porci, come dobbiamo essere, come dobbiamo vivere. Qui San Francesco ci dà un’indicazione molto bella, forse la più bella. Ce ne sono tante, ma sentite cosa dice. Se siete pronti a scrivere, è un’ammonizione che commenta un po’ questa pagina del Vangelo.

L’ammonizione 19, potremmo chiamarla anche esortazione, come una carezza di San Francesco stasera. Sentite cosa ci dice: “Beato quel servo il quale non si ritiene migliore quando viene magnificato ed esaltato dagli uomini di quando è ritenuto vile, semplice e spregevole”. E poi continua, e questa è proprio la frase che volevo: “Poiché quando l’uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più”. Poiché quanto l’uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più.

Scriviamolo, questa affermazione. Ma scriviamolo per noi, su un foglietto, ce lo mettiamo sul comodino. Può essere davvero un esame di coscienza la sera, eh? Questa affermazione ci aiuta a prendere coscienza delle cose che dobbiamo far cadere da noi e delle cose che devono invece emergere. Quanto l’uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più.

Brava gente, forti, forti, forti, eh? Forti, forti, forti.

Stasera vi volevo leggere qualche lettera che è arrivata. Il segreto di un matrimonio che duri tantissimi anni è rappresentato, secondo il parere di chi scrive, anzitutto dal rispetto. Ovvero, in alcune occasioni, manca un pezzo. Mannaggia, in alcune occasioni… sapere in alcune occasioni, il… Vado avanti, perché manca un pezzettino: sapersi dire una parola o uno sguardo. Il matrimonio è come un giardino che necessita di cure costanti. Bellissimo! Ogni giorno bisogna annaffiare le piante, sradicare le erbacce e potare i rami secchi.

Beh, mi fermerei qui, però è bellissimo. Il matrimonio è come un giardino che necessita di cure costanti. Bellissimo segreto, questo che abbiamo condiviso, no? Dite la verità, non è così? Penso di sì, una bella espressione.

Grazie, Giuseppe! Poi, man mano, ascolteremo anche altri. E penso ai tanti giovani che sono collegati o che si collegano. Siete davvero tantissimi. E avanti, e avanti, eh? E avanti!

Vado ai saluti. Forti, forti, forti! E vi ricordo sempre di condividere. Vi ricordo di mandare il vostro indirizzo per chi vuole la nuova rivista di Papa Francesco e della Basilica papale di San Pietro. Piazza San Pietro, intanto mandatela a: [email protected], e poi vi darò anche indicazione. Non sto rispondendo a tutte le mail che arrivano, perché le raccogliamo prima tutte. C’è una magnifica redazione, e poi rispondiamo. Quindi, non vi preoccupate se non vi arriva la risposta.

Antonella vorrebbe gli auguri per la sorella Marianna, che con il marito Castello festeggia il 25° anniversario di matrimonio. Auguri, auguri brava gente, auguri, e forti, forti, forti, eh?

Mentre facciamo un ringraziamento, una preghiera per tutti coloro che hanno chiesto una benedizione, vogliamo davvero pregare per ognuno di voi. E allora, brava gente, vi auguro una buona serata, una buona notte e un buon cammino.

Vi ricordo di continuare a condividere e di scrivermi per chi volesse la rivista della Basilica Papale di San Pietro e di Papa Francesco. Noi siamo qui, a camminare insieme a voi, forti, forti, forti, eh?

Vi lascio con una benedizione e con tanta pace nei cuori. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

A domani, brava gente, e sempre avanti, forti, forti, forti!