โIn principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dioโ (Gv 1,1) Il IV vangelo si apre con uno sguardo al Logos, Parola, Verbo, sapienza, nel rapporto con Dio e lโinno si chiude con lโโaffermazione che il volto di Dio รจ stato reso vicino dal Figlio : โNessuno ha mai visto Dio; lโUnigenito Dio, che รจ (rivolto) verso il seno del Padre, lui ne ha mostrato la viaโ (Gv 1,18). In mezzo sta il profilo di un percorso che sintetizza lโesperienza del credere.
La Parola, comunicazione del Padre รจ presentata come presenza rivolta verso lโintimitร del Padre, che lo conosce. Questa โParolaโ fatta carne ha compiuto lโopera dellโesegeta, ha mostrato e indicato la via al Padre.
Al centro dellโinno sta lโindicazione di un dono: โdiede potere di diventare figli di Dio a quelli che credono nel suo nomeโ (Gv 1,12). Coloro che โcredono nel suo nomeโ sono coinvolti in un percorso e da qui il senso dellโintero vangelo di Giovanni. A conclusione dellโintero vangelo si legge infatti: โGesรน dunque fece davanti ai suoi discepoli molti altri segni, che non sono stati scritti in questo libro. ma questi sono stati scritti affinchรฉ crediate che Gesรน รจ il Cristo, il Figlio di Dio, e affinchรฉ credendo abbiate la vita nel suo nomeโ (Gv 20,30-31).
Il progetto di Dio sin dal principio รจ dono di comunione: si tratta di una comunicazione di vita per rendere partecipe lโumanitร della vita che vince la morte.
Allโorigine era il Verbo: la โParolaโ rinvia ai testi del Primo Testamento in cui la Parola di Dio indica il dono e il progetto di Dio: nel secondo Isaia lโefficacia della parola รจ paragonata alla feconditร della pioggia e della neve (Is 55,1-11); cosรฌ pure in Geremia: โLa tua parola Signore รจ come il fuoco, รจ come il martello che spacca la rocciaโ (Ger 23,29). โDabarโ, termine ebraico, indica nel contempo parola e azione (Gen 1,1). Il Verbo non รจ solo parola ma anche azione. Nei libri sapienziali si parla della โHokmahโ, la sapienza di Dio, strumento di Dio per creare e nello stesso tempo una presenza che viene da Dio stesso. Nel libro dei Proverbi compareย Sophiaย come datrice di vita. La benedizione della vita รจ legata alla Sapienza ed essa proclama: โChi trova me trova la vitaโ (Prov 8,35).ย Sophiaย evoca i tratti propri del Dio dโIsraele che ama e promette, odia lโarroganza e si muove nelle vie della giustizia e della veritร .ย Sophiaย รจ connessa con lโatto della creazione: โIl Signore ha fondato la terra con la sapienzaโ (Prov 3,19) ed รจ presentata accanto a Dio nei momenti centrali della creazione. Se ne descrive il profilo come colei che costruisce una casa e invita e prepara la tavola (Prov 9,1-6). Invita ad abbandonare la via della stoltezza per seguire le vie dellโintelligenza e della pace.ย Nel libro del Siracideย Sophiaย ha un particolare rapporto con il Creatore, esce dalla bocca dellโAltissimo, e rappresenta la Torah, il libro dellโalleanzaย (Sir 4,22): รจ associata alla storia dโIsraele e al cammino di alleanza. Nel libro della Sapienzaย Sophiaย รจ descritta come emanazione della potenza di Dio, effusione della gloria, riflesso della luce perenne, specchio dellโattivitร di Dio immagine della bontร divina (Sap 7,25-26), artefice di tutte le cose, madre di tutte le cose buone, conoscitrice dei loro segreti. A lei spetta un compito di salvezza: โfurono salvati per mezzo della sapienzaโ (Sap 9,18) e nel capitolo 10 del medesimo libro viene ripercorsa lโintera storia di Israele come racconto della potenza salvatrice diย Sophia. Nel libro di Baruc si dice poi cheย Sophia, la sapienza, รจ dono che Dio ha condiviso con gli esseri umani e per questo รจ apparsa sulla terra per vivere insieme a loro (Bar 3,37-38). โla cristologia sapienziale riflette le profonditร del mistero di Dio e indica il cammino verso una cristologia inclusiva in simboli femminiliโ (E.A.Johnson,ย Colei che รจ, Queriniana, 202). Origene scrive: โNoi crediamo che la Parola stessa del Padre, la Sapienza di Dio stesso, fu racchiusa nei limiti di quellโuomo apparso in Giudea; ancor piรน, che la Sapienza di Dio entrรฒ nel grembo di una donna, nacque come un infante e vagรฌ come i bambini che piangonoโ (Orig. Princ. 2,62)
Nella Parola, per il IV vangelo, sono presenti tutte queste dimensioni proprie diย Sophia, la sapienza: รจ parola, progetto, azione, compimento. Ogni realtร รจ connessa a questa azione di Dio. Nel Logos/Parola Dio manifesta la sua vita e la sua luce. โCiรฒ che รจ avvenuto in lui era vita e la vita era la luce degli uominiโ (v.4). Luce e vita sono termini propri della teologia del IV vangelo (cfr. Gv 5.11). Cโรจ una luce al cuore della vita stessa, dono del Dio della vita, che rinvia ad una pienezza e ad un desiderio di compimento dellโesistenza.
โLa luce splende nelle tenebre ma le tenebre non lโhanno sopraffattaโ (v.5). Luce e tenebre si scontrano: una lotta รจ in atto dentro la storia: โle tenebre non lโhanno accoltaโ significa che le tenebre simbolo del male non hanno compreso la luce, ma non sono riuscite a vincerla.
Nei versetti 6-9 lโinno presenta una parentesi: โvenne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanniโฆโ. Si pone attenzione a Giovanni, che non era la luce, ma il testimone venuto a rendere testimonianza alla luce. Giovanni รจ indicato come lampada mentre la luce vera, che illumina ogni uomo, รจ Gesรน. Giovanni รจ solamente lโamico dello sposo, ma non รจ lo sposo (Gv 3,28-30), รจ colui che secondo le norme del diritto orientale aveva il compito di preparare le nozze; lโamico perรฒ si ritira ad un certo punto quando si presentano lo sposo e la sposa.
La seconda strofa dellโinno (vv 9-11) ripete che il Verbo era la luce vera, venendo nel mondo, ma il mondo non lo riconobbe; i suoi non lโhanno accolto. Sono presentati alcuni percorsi: il primo รจ nel kosmos: nel IV vangelo, indica lโuniverso creato, altre volte gli uomini come vertice dellโuniverso creato, ma โkosmosโ รจ anche il male e il rifiuto di Dio: per questo โil mondo non lo riconobbeโ. Tra i vari significati del verbo โconoscereโ nella Bibbia, uno tra essi รจ โamareโ: questโespressione sta allora ad indicare che il mondo non lo amรฒ. Ma la luce di Cristo continua a penetrare in mezzo alle tenebre. Cristo viene tra i suoi eppure incontra un rifiuto. Lโintero quarto vangelo รจ costruito infatti come un grande dibattito processuale con testimoni diversi ed un giudizio che si sta compiendo. Alla fine cโรจ un esito che richiede di prendere posizione di fronte a Gesรน e di attuare la responsabilitร di accoglierlo. Il centro dellโinno sta quindi nelle parole: โA quanti lโhanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio, a quelli che credono nel suo nomeโ (v.12).
โIl Verbo diventรฒ carne e ha posto la sua tenda in mezzo a noiโ (v.14): la Parola presentata come luce allโinizio, presso Dio, viene a dimorare nella concretezza della corporeitร . Ciรฒ suscitava scandalo per chi pensava ad un Dio che non potesse aver contatto con la storia. Giovanni usa il simbolismo del โpiantare la tendaโ, e rinvia cosรฌ allโimmagine del cammino dโIsraele nel deserto, e alla tenda del convegno quale segno della presenza di Dio che cammina in mezzo al suo popolo. E richiama cosรฌ anche il tempio. Il verbo โporre la tendaโ, โattendarsiโ (eskenosen) rinvia infatti al termine ebraico shekinah che indica la presenza e la dimora nascosta nel tempio di Gerusalemme. Eโ la presenza viva di Dio in mezzo a noi che riposa. Eโ il Logos, Sophia divenuto carne, la shekinah, la presenza di Dio in mezzo a noi. Eโ presenza che apre al dono di amore del Dio ineffabile.
Natale ha al suo centro la presenza di Cristo, il Figlio, comunicazione dโamore del Padre che dona la possibilitร di un trasformazione della vita, lโessere generati come figli, nella comunione.
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Fonte: il sito di don Alessandro Cortesi

Sono un frate domenicano. Docente di teologia presso lโIstituto Superiore di Scienze Religiose โsanta Caterina da Sienaโ a Firenze. Direttore del Centro Espaces โGiorgio La Piraโ a Pistoia.
Socio fondatore Fondazione La Pira โ Firenze.



