La parabola dei talenti si situa allโinterno del capitolo 25 del vangelo di Matteo, lโultimo dei cinque grandi discorsi del vangelo. Eโ raccolta di parole di Gesรน sulle โcose ultimeโ, sulla venuta del Signore Gesรน alla fine dei tempi come sposo (cfr. la parabola delle dieci vergini, Mt 25,1-13) sul giudizio della storia (il Figlio dellโuomo davanti alle genti: Mt 25,31-46).
Lโatmosfera di questo capitolo cap. 25 indica innanzitutto che lโintera storia รจ orientata ad un incontro, ad un venire. Eโ il Signore che verrร come sposo e sarร lui giudice della storia. Lโorizzonte รจ quello del dono e dellโaccoglienza, รจ invito prender parte alla gioia del Signore. In rapporto a questo movimento che precede e si pone come dono รจ annunciata lโurgenza di ua decisione che investe il presente e si attua nella concretezza della vita: โogni volta che avete fatto queste cose ad uno dei miei fratelli piรน piccoli lโavete fatto a meโ (Mt 25,40).
La storia intera รจ diretta verso un fine e questo orientamento puรฒ essere custodito e coltivato nellโagire del quotidiano. La storia non รจ destinata al buio, al nulla o alla catastrofe ma ad un incontro di comunione. Cosรฌ la chiamata fondamentale ai discepoli รจ quella di preparare la venuta del Signore, nel custodire in modo attivo, con gli occhi aperti, lโattesa. Eโ questo il senso profondo del โvegliareโ: โVegliate dunque perchรฉ non sapete nรฉ il giorno nรฉ lโoraโ (Mt 25,12). In tale contesto si colloca il richiamo a non perdere le occasioni, a non vivere nella distrazione che porta ad assopirsi, a non custodire olio nelle lampade (Mt 25,10).
La parabola dei talenti รจ scandita in tre movimenti: lโaffidamento dei beni a tre servi, il diverso comportamento dei tre durante lโassenza del padrone, infine la parte piรน estesa, il rendiconto al ritorno del padrone dal viaggio. La distribuzione dei beni รจ stata fatta dal padrone โsecondo le capacitร di ciascunoโ, non quindi secondo criteri di discriminazione ma a tutti in modo uguale e diversificato allo stesso tempo. E tutto converge verso la conclusione: la lode ai servi, detti โbuoni e fedeliโ si contrappone al rimprovero rivolto al terzo inoperoso, che per paura รจ andato a nascondere il talento affidatogli.
Spesso la parabola รจ stata letta sottolineando necessitร di porre a frutto le proprie capacitร : i talenti vengono cosรฌ identificati con i doni di natura, di formazione o di cultura che devono essere fatti fruttificare. Cosรฌ il termine โtalentiโ nel linguaggio comune รจ entrato ad indicare le doti di una persona, le sue capacitร e il suo ingegno e cโรจ chi ne ha di piรน e chi ne ha di menoโฆ Ma proprio tale interpretazione piega la parabola ad un pensiero di efficienza e di visibilitร delle opere.
Le parabole peraltro sono da leggere non a partire dai singoli elementi ma nel quadro dellโintera dinamica della narrazione guardando al punto focale dellโintero racconto. Il vertice puรฒ essere individuato nel dialogo finale: i primi due servi ricevono una lode. Il terzo viene rigettato non perchรฉ abbia compiuto qualcosa di sbagliato ma perchรฉ non ha fatto nulla e soprattutto perchรฉ egli stesso non รจ uscito dalla condizione di paura, da quel blocco in cui egli ha rinchiuso il rapporto con il padrone. A partire da una esperienza che poteva essere compresa da chi ascoltava (lโallontanamento di un possidente e lโaffidamento dei suoi beni) Gesรน introduce il riferimento ad un altro livello.
โEntra nella gioia del tuo padroneโ รจ infatti lโinvito fondamentale rivolto ai servi, chiamati come โbuoni e fedeliโ: รจ un rapporto che va ben oltre la possibilitร umana di relazione tra un padrone e i suoi servi. Gesรน introduce a sorgere i termini di un rapporto con Dio stesso da vivere in modo nuovo. I talenti non sono tanto le doti personali di ciascuno, ma racchiudono lโabbondanza di un dono che รจ gratuito e senza limite: un talento infatti era unitร di misura per metalli preziosi, ed indicava decine di chili dโoro; a livello monetario equivaleva a circa 6000 dramme o denari quando la retribuzione giornaliera di un operaio era circa di un denaro al giorno.
I talenti rinviano cosรฌ ad un affidamento โ anche un solo talento รจ ricchezza immensa โ e ad un dono spropositato che richiede accoglienza graziosa e responsabilitร . Il servo bloccato nella paura non si รจ lasciato coinvolgere dallโautentica ricchezza di una relazione. Nutre nel cuore il sospetto: โSo che sei un uomo esigenteโฆโ. Ha considerato il talento non come dono affidato, ma lo tiene come cosa estranea, non sua. Non comprende che il talento affidatogli รจ dono di una relazione da cui lasciarsi coinvolgere con libertร .
La grande chiamata รจ quella di cambiare idea di Dio, convertirsi a scorgere il volto di chi generosamente affida e non fa calcoli ponendo in mano tesori e ponendo fiducia, che sogna rapporti non di servitรน ma di confidenza e dono, preoccupato solo di condividere lโinvito โentra nella gioiaโ. La parabola contiene cosรฌ un richiamo a vigilare: lโattesa del Signore che viene e ritornerร implica un nuovo modo di pensare a Dio il Padre: รจ uscire dalla paura per vivere la via della fiducia di chi รจ guardato con benevolenza. Gesรน presenta il volto del Padre che offre innumerevoli occasioni per incontrare il suo amore.
Per gentile concessione di p. Alessandro – dal suo blog.
p. Alessandro Cortesi op
Sono un frate domenicano. Docente di teologia presso lโIstituto Superiore di Scienze Religiose โsanta Caterina da Sienaโ a Firenze. Direttore del Centro Espaces โGiorgio La Piraโ a Pistoia.
Socio fondatore Fondazione La Pira โ Firenze.
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