p. Alessandro Cortesi op – Commento al Vangelo di domenica 19 Novembre 2023

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La parabola dei talenti si situa allโ€™interno del capitolo 25 del vangelo di Matteo, lโ€™ultimo dei cinque grandi discorsi del vangelo. Eโ€™ raccolta di parole di Gesรน sulle โ€˜cose ultimeโ€™, sulla venuta del Signore Gesรน alla fine dei tempi come sposo (cfr. la parabola delle dieci vergini, Mt 25,1-13) sul giudizio della storia (il Figlio dellโ€™uomo davanti alle genti: Mt 25,31-46).

Lโ€™atmosfera di questo capitolo cap. 25 indica innanzitutto che lโ€™intera storia รจ orientata ad un incontro, ad un venire. Eโ€™ il Signore che verrร  come sposo e sarร  lui giudice della storia. Lโ€™orizzonte รจ quello del dono e dellโ€™accoglienza, รจ invito prender parte alla gioia del Signore. In rapporto a questo movimento che precede e si pone come dono รจ annunciata lโ€™urgenza di ua decisione che investe il presente e si attua nella concretezza della vita: โ€˜ogni volta che avete fatto queste cose ad uno dei miei fratelli piรน piccoli lโ€™avete fatto a meโ€™ (Mt 25,40).

La storia intera รจ diretta verso un fine e questo orientamento puรฒ essere custodito e coltivato nellโ€™agire del quotidiano. La storia non รจ destinata al buio, al nulla o alla catastrofe ma ad un incontro di comunione. Cosรฌ la chiamata fondamentale ai discepoli รจ quella di preparare la venuta del Signore, nel custodire in modo attivo, con gli occhi aperti, lโ€™attesa. Eโ€™ questo il senso profondo del โ€˜vegliareโ€™: โ€œVegliate dunque perchรฉ non sapete nรฉ il giorno nรฉ lโ€™oraโ€ (Mt 25,12). In tale contesto si colloca il richiamo a non perdere le occasioni, a non vivere nella distrazione che porta ad assopirsi, a non custodire olio nelle lampade (Mt 25,10).

La parabola dei talenti  รจ scandita in tre movimenti: lโ€™affidamento dei beni a tre servi, il diverso comportamento dei tre durante lโ€™assenza del padrone, infine la parte piรน estesa, il rendiconto al ritorno del padrone dal viaggio. La distribuzione dei beni รจ stata fatta dal padrone โ€˜secondo le capacitร  di ciascunoโ€™, non quindi secondo criteri di discriminazione ma a tutti in modo uguale e diversificato allo stesso tempo. E tutto converge verso la conclusione: la lode ai servi, detti โ€˜buoni e fedeliโ€™ si contrappone al rimprovero rivolto al terzo inoperoso, che per paura รจ andato a nascondere il talento affidatogli.

Spesso la parabola รจ stata letta sottolineando necessitร  di porre a frutto le proprie capacitร : i talenti vengono cosรฌ identificati con i doni di natura, di formazione o di cultura che devono essere fatti fruttificare. Cosรฌ il termine โ€˜talentiโ€™ nel linguaggio comune รจ entrato ad indicare le doti di una persona, le sue capacitร  e il suo ingegno e cโ€™รจ chi ne ha di piรน e chi ne ha di menoโ€ฆ Ma proprio tale interpretazione piega la parabola ad un pensiero di efficienza e di visibilitร  delle opere.

Le parabole peraltro sono da leggere non a partire dai singoli elementi ma nel quadro dellโ€™intera dinamica della narrazione guardando al punto focale dellโ€™intero racconto. Il vertice puรฒ essere individuato nel dialogo finale: i primi due servi ricevono una lode. Il terzo viene rigettato non perchรฉ abbia compiuto qualcosa di sbagliato ma perchรฉ non ha fatto nulla e soprattutto perchรฉ egli stesso non รจ uscito dalla condizione di paura, da quel blocco in cui egli ha rinchiuso il rapporto con il padrone. A partire da una esperienza che poteva essere compresa da chi ascoltava (lโ€™allontanamento di un possidente e lโ€™affidamento dei suoi beni) Gesรน introduce il riferimento ad un altro livello.

โ€˜Entra nella gioia del tuo padroneโ€™ รจ infatti lโ€™invito fondamentale rivolto ai servi, chiamati come โ€˜buoni e fedeliโ€™: รจ un rapporto che va ben oltre la possibilitร  umana di relazione tra un padrone e i suoi servi. Gesรน introduce a sorgere i termini di un rapporto con Dio stesso da vivere in modo nuovo. I talenti non sono tanto le doti personali di ciascuno, ma racchiudono lโ€™abbondanza di un dono che รจ gratuito e senza limite: un talento infatti era unitร  di misura per metalli preziosi, ed indicava decine di chili dโ€™oro; a livello monetario equivaleva a circa 6000 dramme o denari quando la retribuzione giornaliera di un operaio era circa di un denaro al giorno.

I talenti rinviano cosรฌ ad un affidamento โ€“ anche un solo talento รจ ricchezza immensa โ€“ e ad un dono spropositato che richiede accoglienza graziosa e responsabilitร . Il servo bloccato nella paura non si รจ lasciato coinvolgere dallโ€™autentica ricchezza di una relazione. Nutre nel cuore il sospetto: โ€œSo che sei un uomo esigenteโ€ฆโ€. Ha considerato il talento non come dono affidato, ma lo tiene come cosa estranea, non sua. Non comprende che il talento affidatogli รจ dono di una relazione da cui lasciarsi coinvolgere con libertร .

La grande chiamata รจ quella di cambiare idea di Dio, convertirsi a scorgere il volto di chi generosamente affida e non fa calcoli ponendo in mano tesori e ponendo fiducia, che sogna rapporti non di servitรน ma di confidenza e dono, preoccupato solo di condividere lโ€™invito โ€˜entra nella gioiaโ€™. La parabola contiene cosรฌ un richiamo a vigilare: lโ€™attesa del Signore che viene e ritornerร  implica un nuovo modo di pensare a Dio il Padre: รจ uscire dalla paura per vivere la via della fiducia di chi รจ guardato con benevolenza. Gesรน presenta il volto del Padre che offre innumerevoli occasioni per incontrare il suo amore.

Per gentile concessione di p. Alessandro – dal suo blog.


p. Alessandro Cortesi op

Sono un frate domenicano. Docente di teologia presso lโ€™Istituto Superiore di Scienze Religiose โ€˜santa Caterina da Sienaโ€™ a Firenze. Direttore del Centro Espaces โ€˜Giorgio La Piraโ€™ a Pistoia.
Socio fondatore Fondazione La Pira โ€“ Firenze.

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