p. Alessandro Cortesi op – Commento al Vangelo di domenica 19 aprile 2026

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La pagina dell’incontro dei due di Emmaus con Gesù è un racconto che tenta di rispondere alla domanda: come si può incontrare Gesù risorto per coloro che vengono dopo la prima esperienza dell’incontro col Risorto? Era questa l’inquietudine presente nella comunità di Luca a distanza di anni dai giorni di Gerusalemme. Il racconto offre alcune coordinate per aprirsi ad una esperienza non solo come memoria di un passato chiuso, ma attuale e possibile.

Nel racconto Gesù si dà ad incontrare in modo inatteso ai due discepoli delusi e abbattuti: si fa vicino loro come un uomo in cammino, si fa loro compagno ed ha il volto dello straniero. La strada da Gerusalemme a Emmaus diviene così simbolo di tanti cammini. L’andare sconsolato su quella strada racchiude il senso di una fine e di un venir meno della speranza dopo il fallimento della croce. Ma anche quella strada è rinvio ad ogni cammino di vita segnato dalla ricerca pur nella tristezza e dal dialogo di chi s’interroga insieme. L’incontro con Cristo viene così indicata come esperienza possibile nell’aprirsi ad uno sguardo di riconoscimento di lui presente nel quotidiano, sulla strada.

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Questo racconto proprio di Luca inizia con il cammino dei due di Emmaus: è un percorso di allontanamento da Gerusalemme, di desolazione e delusione che si apre a nuovi orizzonti e trova nuova luce nell’incontro con lo sconosciuto che si accosta a loro. I due discepoli sono provocati inaspettatamente e sorpresi dalle domande loro rivolte. Sono passo passo invitati a ripercorrere il filo doloroso della loro esperienza, a tornare ai giorni di Gerusalemme, a ricomporre tutti i tasselli di una storia negli eventi di cui sono stati protagonisti.

Luca sottolinea in particolare lo stile delicato, in punta di piedi, del farsi accanto di quello straniero che si accompagna a loro ed apre al dialogo, la sua pazienza nel suscitare un percorso personale e condiviso, la sua attenzione a fare emergere il cuore della vita. Quei due erano profondamente tristi, disillusi, e tuttavia colloquiavano e si confrontavano insieme sui fatti accaduti. Lo straniero che si accosta si rivela presenza che li riporta al centro, pone domande vere, suscita inquietudine, e li accompagna ad andare al fondo della tristezza. Non offre loro facili risposte né dà soluzioni; neppure li rimprovera per la loro incapacità e tristezza. Il pellegrino sconosciuto accompagna così i due a ricomporre il quadro della loro esperienza, lasciando che sia tessuto dalle loro mani, con i loro ricordi, ripercorrendo i passi, riandando alla gioia e tutto ciò che l’incontro con Gesù aveva fatto germogliare nei loro cuori.

E’ sorprendente cogliere come quei due avevano tutti gli elementi di un grande quadro, ma non erano in grado di leggere i segni presenti di Gesù vivente in quella vicenda. Come i loro occhi erano incapaci di riconoscere Gesù, così il loro sguardo era incapace di leggere dentro agli eventi. Il dialogo inizia da una meraviglia mista a rimprovero di disinformazione ‘tu solo dei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?’ L’interrogare del viandante porta i due a scoprirsi essi stessi forestieri. Si attua quindi un ribaltamento di ruoli.

Li conduce pian piano anche ad una ricerca più profonda. Nella costruzione letteraria della scena (una sorta di scala che va verso un punto culminante) Luca pone proprio al vertice della narrazione le parole riportate dalle donne: ‘ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di avere avuto una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo’.

Riportando questa testimonianza i due si fanno eco dell’annuncio della risurrezione di Gesù. E’ ripresa dell’annuncio secondo lo schema del passaggio dalla morte alla vita: egli è il vivente e ha vinto la morte. Al centro sta un annuncio. Eppure i loro cuori non sanno accogliere questa parola. Gesù/lo straniero li accompagna a rileggere le Scritture. Indica così un altro luogo – oltre al dialogo – in cui maturare la disponibilità del cuore all’incontro con la sua presenza in modo nuovo, vivente. Ed ancora, cede alle loro insistenze, ‘resta con noi perché si fa sera’. Il dialogo ha iniziato a far breccia nel cuore dei due che si sentono compresi, avvertono ancora indistintamente una nostalgia che li riporta alla gioia dell’incontro.

Per questo chiedono allo straniero: ‘resta con noi’. E quello si ferma, mangia con loro. A tavola con loro, attorno alla mensa in quell’osteria, luogo dell’ospitalità e del riparo, in quello stare insieme, ripete il gesto che era gesto quotidiano di Gesù con i suoi, lo spezzare il pane: l’ordinarietà del mangiare insieme, del condividere il pane, dello stare alla stessa tavola, a quella tavola dove non c’erano esclusi ma i più lontani erano accolti come a casa. E’ allora che ai due si aprono gli occhi: di fronte a quel gesto i due di Emmaus scoprono un nuovo modo di vedere, il vedere della fede. Gesù è vivente ma in modo nuovo, non più come prima. E’ possibile camminare con lui, ascoltare le sue parole, d’ora in poi nella sua assenza. In quel gesto dello spezzare il pane c’è anche il riferimento alla possibilità di incontrare il risorto in ogni gesto in cui il ‘pane della propria esistenza’ è condiviso. Lì si rende presente e si fa ‘vedere’ Gesù risorto.

E i due scoprono che il loro cammino deve a questo punto dirigersi verso la comunità per una ulteriore scoperta: il potersi annunciare reciprocamente ‘davvero il Signore è risorto e si è fatto vedere’. E vanno ma scoprono che anche gli altri annunciano il medesimo messaggio a loro: da annunciatori scoprono di essere gli evangelizzati, si rendono conto che saranno inviati a scorgere i segni del vangelo già presenti, come opera del Risorto oltre ogni barriera e chiusura, inseguendo il soffio dello Spirito che guida alla verità tutta intera e non può essere trattenuto dentro gabbie di istituzioni o teologie, ma continua a soffiare sulla strada della vita.  

Per gentile concessione di p. Alessandro – dal suo blog.

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p. Alessandro Cortesi op

Sono un frate domenicano. Docente di teologia presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose ‘santa Caterina da Siena’ a Firenze. Direttore del Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ a Pistoia.
Socio fondatore Fondazione La Pira – Firenze.

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