La Parola che crea
Nel conflitto che oppone sacerdoti che contestano la sua autorità, Gesù propone un testo molto semplice, costruito chiaramente sull’opposizione dei due figli del padrone; quello che dice “sì” e non fa e quello che dice “no” ed esegue l’ordine. L’opposizione è tra il dire e il fare.
Nella tradizione biblica la Parola svolge un ruolo essenziale: Dio crea con la sua Parola, con il Verbo, che l’evangelista Giovanni pone all’inizio della creazione “presso” Dio. In Dio la Parola e l’azione coincidono perfettamente; tanto che per noi i discorsi non sono sempre sufficienti se non ci sono gli atti che mostrano chiaramente le intenzioni che ci animano.
Con questa parabola siamo in un dialogo. Gesù chiede ai capi del popolo giudeo: chi dei due figli ha fatto la volontà del Padre? È possibile una sola risposta: il secondo che dice no, ma che finisce per obbedire al Padre. Davanti ai Giudei bloccati, la parabola apre chiaramente l’opposizione tra i valori che difendono i Giudei e il vangelo. Così Gesù li forza ad uscire dalla loro ipocrisia per riconoscere ciò che è giusto.
Gesù rivela che il Regno di Dio che Egli annuncia dà il primo posto a coloro che occupano l’ultimo nella vita. Il sistema di valori su cui la società si fonda è capovolto: la verità non è la dove diciamo che essa si trova. La Verità è in Dio solo: essa ha il volto della tenerezza e della misericordia per coloro che sono reputati lontani da Dio. Le parabole di Gesù sono il cammino attraverso il quale Egli rivela agli uomini che essi hanno il primo posto nel suo amore.
I due figli della parabola sono da una parte i “pubblicani” e le prostitute che si convertono all’invito di Giovanni il Battista e dall’altro “i preti” e gli anziani che si rifiutano di ascoltare la voce del Profeta. Matteo si rivolge ai cristiani usciti dal Giudaismo e mostra che i pagani come i giudei sono invitati a lavorare insieme nella stessa Vigna del Padre. La cosa più importante non è la loro risposta verbale alla chiamata di Dio, ma l’orientamento concreto che donano alla loro vita, con le loro azioni, una volta che hanno accolto l’appello.
Non si fa parte del Popolo di Dio a nome di un diritto di eredità acquisito per nascita, ma per l’impegno di una fede libera. D’altra parte, la fede si verifica con gli atti che essa orienta. Le belle parole non bastano.
Dietro la relazione del padre e il figlio della parabola scopriamo la relazione che unisce Dio a ciascuno di noi.
Siamo figli di Dio, ci dice San Giovanni. Gesù ci domanda di credere alla sua Parola sull’esempio che ci dona offrendo la sua vita.
Nessuno ha mostrato meglio di Lui come essere figli, come ci ricorda S. Paolo nella lettera ai Filippesi.Manifestare al prossimo l’amore dicendo che il loro comportamento non è buono è segno di amore eroico nei confronti dei fratelli.
