mons. Giuseppe Mani – Commento al Vangelo di domenica 26 aprile 2026

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Il Risorto Pastore

Gesù è glorificato, esaltato, intronizzato presso il Padre, si allontana dalla nostra condizione umana. Questa domenica ci dice di convertirci alla fede. Egli è pastore del suo popolo.

L’annuncio della Resurrezione si prolunga in una relazione pastorale. Pietro dopo aver preso la parola per la Pentecoste fa nascere una questione tra l’uditorio: Cosa dobbiamo fare? E Pietro propone gli elementi di un cammino catecumenale: conversione, battesimo, riconciliazione e ricevere lo Spirito Santo nella comunità.

Questa nuova relazione è pastorale. Pietro, nella lettera che gli è attribuita, precisa che per coloro che si convertono che il pastore è Cristo. Egli lo è col suo esempio e la sua testimonianza. Il Vangelo di Giovanni ce lo presenta con due parabole difficile ad armonizzare: Gesù dice che è il pastore, ma è anche la porta.

Colui che entra dalla porta è il Pastore. In che senso? È Gesù stesso che si definisce così. È Dio che gli ha dato l’incarico pastorale, come dicono Isaia ed Ezechiele. Erede umano di David e perfetta immagine del Padre, è Colui nel quale il Padre si dona senza limiti per il suo popolo. L’identità pastorale di Gesù è di donarsi completamente per coloro che lo seguono.

La voce di Gesù ci dona una vocazione. Non possiamo donare la nostra fede a Cristo senza ascoltare la sua voce che ci giunge attraverso la chiesa, e la sua voce ha sempre una chiamata, una vocazione. È chiamata perché chiama per “nome”, perché Gesù conosce personalmente ciascuno dei suoi discepoli. Porta in sé stesso il nostro nome e lo tiene nell’intimo dei suoi pensieri.

Così ci chiama a seguire il Vangelo che ci parla di “uscire” e poi di “entrare”. Il suo popolo non è prigioniero di un chiuso di norme identitarie, di istituzioni, di riti segnati da una cultura o da un’epoca. La chiesa è un popolo in movimento che incontra tutti i popoli e che per questo si rinnova continuamente. Gesù fa nascere dentro ed è la porta per la quale si esce. Appartenere alla Chiesa ci fa entrare in un popolo e questo popolo ci fa anche andare verso il mondo.

Gesù sceglie di camminare davanti al suo popolo. Cammina alla testa del suo popolo. Apre il cammino del servizio, del sacrificio, del dono di se senza misura. Il cammino che Gesù ci apre è quello della passione e della Croce. È il primo martire ed è del popolo dei martiri della fede che ne diventa la testa. Ci guida illuminando le nostre scelte di vita con la sua parola e rappresentando Dio, suo Padre, in mezzo ai fratelli.

L’identità pastorale di Gesù ci illumina la dinamica mediatrice della Resurrezione. Gesù ci conduce verso il Padre venendo tra i fratelli. Questa è una via di tensione e di dono, una via in cui uno si dona e in cui uno si riprende: “La mia vita io la dono e la riprendo”.

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