Il più grande comandamento
La parola di Dio di questa domenica comincia con un bell’elogio di San Paolo alla comunità di Tessalonica, del modo con cui lo avevano accolto, della loro condotta e della loro conversione. Splendido esempio di una comunità nei confronti del proprio pastore.
Il Signore oggi, inoltre, ci propone un criterio per valutare quanto siamo veramente cristiani. La questione è semplice: viviamo concretamente il duplice comandamento dell’amore di Dio e del prossimo?
“Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutto il tuo spirito”. Se veramente Dio è riconosciuto come Padrone e Signore della nostra vita, deve essere concretamente scritto nel nostro modo di vivere: tutto il nostro essere deve essere mobilitato.
La mattina lodiamo Dio che ci permette di iniziare una giornata che offriamo a Lui col segno della Croce? A sera rimettiamo al Signore tutta la nostra giornata con confidenza filiale ringraziandolo dei doni che ci ha fatto? E nello stesso tempo offrendo a Lui le nostre povertà e i nostri peccati perché ci perdoni?
Durante il giorno si accoglie la luce divina che ci giunge attraverso la Sua Parola per ordinare tutto al suo servizio. “Vi esorto fratelli di offrire le vostre vite in sacrificio gradito a Dio, è per voi il vero culto spirituale. Non prendete come modello il mondo presente, ma trasformatevi rinnovando il vostro modo di pensare per saper riconoscere qual è la volontà di Dio: ciò che è buono, che piace a Lui ed è perfetto” (Rom 12, 1-2).
“Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Se veramente amiamo Dio amiamo anche tutto ciò che ama Dio, l’amore del prossimo è indissociabile dall’amore di Dio, ma ancor più ne costituisce una verifica concreta dell’autenticità del nostro amore per il Signore. Se qualcuno dice “io amo Dio e detesta il suo prossimo dice Giovanni è un mentitore”. Se uno non ama il fratello che vede come potrà amare Dio che non vede? Ecco il comandamento che abbiamo ricevuto da Lui: colui che ama Dio ami anche suo fratello”.
Non si tratta di colpevolizzarci, ma di dinamizzarsi, non si tratta di fare “del sociale”. Se veramente percepiamo di quale amore siamo amati deve rivoluzionare la nostra esistenza e fare in modo di condurre la nostra vita che testimoni questo amore.
“L’amore del prossimo, come il Signore ci ha insegnato, è molto di più della filantropia o dell’umanesimo. Questo amore del prossimo è riguarda tutto l’uomo nel suo rapporto con Dio, persona creata da Dio. Non è percepita nella sua totale realtà che quando è compresa nel suo rapporto con Dio, cioè nella sua natura di essere che viene da Dio e va verso Dio, che è oggetto di una vocazione particolare dovuta alla grazia di Dio” ( Von Balthasar).
Il nuovo sguardo sulle persone è quello che traduce, per esempio, la Regola di San benedetto: “Tutti quelli che arrivano al monastero siano accolti come Cristo. A tutti si renda l’onore conveniente. Appena giunge, il superiore gli vada incontro, preghino insieme e si scambino l’abbraccio di pace. Poi si mostri a tutti l’ospite e, con il capo chino o anche con tutto il corpo prostrato a terra, si adori in loro Cristo stesso” (Cap. 53)
Ritorniamo all’inizio: quando la gente parla della nostra comunità cristiana cosa dice di noi? Come della comunità di Tessalonica che è nata in mezzo alle prove, che accolgono la Parola di Dio con gioia nello Spirito Santo? Siamo modello di fede, di speranza e di carità? Possiamo dichiarare in verità che siamo modello per i credenti? Abbiamo preso il Vangelo sul serio? Siamo contagiosi della Buona Novella?
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