Invito alle nozze
Ascoltiamo oggi una pagina evangelica, un testo scandaloso. Come chiamarlo Buona Novella?
Facciamo prima di tutto una lettura storica. Riconosciamoci il dramma dell’Alleanza dell’Antico Testamento. Nel corso dei secoli il Signore ha invitato più volte ad entrare nella Sua Alleanza, ma, disgraziatamente, gli uomini non hanno risposto.
Ha inviato i suoi servitori, i profeti, e questo rifiuto è stato seguito da catastrofi. La deportazione in Babilonia. L’invito lanciato ai pagani, ai cattivi come ai buoni. L’origine degli invitati non è importante. Non c’è privilegio di razza e nazione né di moralità. Conta solo la fiducia in Colui che chiama. Solo la fede giustifica, rende giusti e buoni, dà una nuova nascita. La fede fa essere nuovi.
Alla fine, un altro scandalo: il re condanna severamente l’uomo che è entrato senza avere l’abito delle nozze. Comprensibilissima la situazione: come poteva uno chiamato all’ultimo momento essere pronto per entrare alla festa di nozze? Guardiamo al simbolo. L’abito delle nozze è da comprendere come il simbolo delle buone opere. Nell’Apocalisse la veste di lino è in effetti segno delle buone opere dei santi. L’invito di Dio è largo e generoso, ma ha anche le sue esigenze. San Girolamo spiega “la veste delle nozze sono i precetti del Signore, le opere compiute secondo la legge del Vangelo sono le vesti dell’uomo nuovo”. Per essere invitati non ci sono privilegi di origine, né di razza né di moralità ma il dono ricevuto porta una reale novità. Non possiamo partecipare alle nozze senza “rivestire il nostro cuore di tenerezza e di bontà, di umiltà, di dolcezza e di pazienza”. L’abito delle nozze simboleggia la trasformazione dell’invitato che risponde adattandosi all’invito. Con la sua condotta e con le buone opere si adegua alla grandezza della celebrazione a cui si appressa a partecipare. All’onore che gli è fatto risponde con una generosa trasformazione della sua vita. Fa l’esperienza di una nuova nascita nella fede.
Questo ci mette in guardia contro lo slancio di un istante che non impegna veramente. Fa pensare all’entusiasmo dei cristiani di Corinto che ci presenta San Paolo. I cristiani hanno da realizzare delle conversioni, gli entusiasmi non bastano. La lettura ci presenta atteggiamenti di tutti i tempi. Hanno valore di avvertimento per noi. Cosa facciamo per tesserci un abbigliamento di buone opere?
Terminiamo con una lettura eucaristica della parabola: “Beati gli invitati alla cena del Signore!” Siamo noi ad essere invitati. L’invito è ben più largo secondo l’Apocalisse: “Beati gli invitati alla festa delle nozze dell’Agnello”. Gli invitati sono la innumerevole folla di coloro che hanno rivestito le vesti delle buone opere. Ogni Eucarestia è come un annuncio, un invito, al grande banchetto di nozze. Le nozze di Cristo, Figlio del Re, le nozze di Cristo Sposo dell’umanità.
L’Eucarestia è questo pranzo straordinario preparato da Dio che ci salva. Tutti siamo invitati, ma non senza vestire l’abito delle nozze.Nessuno ha mostrato meglio di Lui come essere figli, come ci ricorda S. Paolo nella lettera ai Filippesi.Manifestare al prossimo l’amore dicendo che il loro comportamento non è buono è segno di amore eroico nei confronti dei fratelli.
