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mons. Giuseppe Mani – Commento al Vangelo di domenica 1 Dicembre 2024

Vegliate in ogni momento

La prima tappa dell’Avvento comincia con la presentazione della seconda venuta del Cristo. Un evento importante e interessante che ha tenuto in sospeso le prime generazioni cristiane e che interessa anche noi, forse non tanto per la venuta di Cristo quanto per la fine del mondo, perché non mancano sciamani e visionari che ne profetizzano l’imminenza.

E’ del mondo della tecnica escludere ogni possibilità di pensare a tali cose e di porre questioni pericolose: gli individui hanno troppe ragioni immediate di preoccupazione. Il problema è di far costruire all’uomo un avvenire che non è che un presente senza fine. Il posto dell’attesa cristiana dell’universo non ha ragione di esistere: non è un problema che lo riguarda.

Il cristiano ascolta la scienza e la tecnica con grande interesse e non contraddice quello che è provato, ma quando prevede il suo trionfo definitivo e finale sa che questo non avverrà, ha qualcosa di diverso da dire, sa che la sapienza Redentrice di Dio riprenderà l’universo e, senza snaturarlo, lo trasformerà per la presenza trasformante di Cristo Redentore in maniera che nessuna creatura umana può immaginare. La fede ci comunica questa Sapienza di Dio e verso la quale si orienta la nostra speranza.

Il Cristiano sa che questo mondo finirà, porta questa certezza e la trasporta con sé, nel proprio lavoro, nell’ufficio, nelle strade, nel proprio quartiere e non lo distrae dal suo compito, ma medita, continuamente che questo mondo è legato a quello che verrà, che non c’è discontinuità tra questo e quello, ma sono legati meravigliosamente dal disegno di amore di Dio. Che la propria carne e il proprio spirito sono uniti ed ha la missione di scoprirlo e di testimoniarlo. La speranza cristiana non è semplicemente l’attesa di un al di là, ma la maturazione del germe di eternità che è già in noi.

“Verrà il Figlio dell’uomo su una nube con grande potenza e gloria”. I Cristiani hanno cominciato a morire con questa speranza di entrare nelle mani di Dio. Gesù dice ai Giudei: “Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno. Lo vide e fu pieno di gioia” (Gv 8,56). I cristiani non hanno paura del loro Dio e non cessano di gridare come la chiesa ci fa fare all’inizio dell’Avvento: “Tutti coloro che ti aspettano non saranno confusi”.

Dio non ha paura a farci promesse che poi manterrà, perché vuole che tutta l’umanità sia raccolta al suo risveglio. Quando tornerà in un solo colpo saranno riunite tutte le generazioni e il popolo dei salvati sorgerà dalle tombe. Il Cristiano sa che non ci sarà neppure uno che non sarà chiamato a far parte di questo popolo di salvati. Non ci sono particolarismi nella speranza, tutti sono invitati alle nozze dell’Agnello.

La speranza del cristiano è per tutti, è retroattiva e cumulativa. Non esclude nessuno. Non sacrifica e non abbandona nessuno, sa che non si può avere particolarismi nella speranza.

Tutte le generazioni parteciperanno alla realizzazione della speranza comune. Così il popolo cristiano crescerà a dismisura superando i limiti del tempo. La mentalità del mondo tecnico limita volentieri le sue tradizioni alla propria generazione dimenticando le altre . Invita alla costruzione di una città terrestre che non ha niente da ricevere dalle antiche generazioni, anzi le supera rinnegandole. Il popolo cristiano non ha questa immagine, questa costruzione. Si rifiuta di separare i suoi membri che li hanno preceduti nei secoli e continuerà in piena età tecnica a celebrare la loro presenza nella liturgia e a invocare senza vergogna il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, perché sa che questo Dio non è il Dio dei morti, ma dei viventi. Tutti, in effetti, vivono per Lui.”

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