Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all’esterno sono belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così anche voi apparite giusti all’esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità.
Ascoltiamo ancora una solenne invettiva scagliata da Cristo contro gli scribi e i farisei. L’immagine con cui li descrive è perfino ripugnante: sepolcri pieni di putredine; davvero l’ipocrisia è un orribile misto di marciume, ammantato all’esterno da veli seducenti.
Quando prevale in noi l’idea di apparire belli e il desiderio di carpire l’altrui ammirazione senza avere le prerogative per ottenerla, ci dipingiamo di falsità e ci copriamo di maschere, senza però riuscire a celare completamente la nostra vera identità. Gesù ci dice che diventiamo sepolcri imbiancati.
Lo stesso Signore ci ammonisce che non possiamo nemmeno trarre vanto andando a scavare nella nostra storia, cercando lustro dai nostri antenati o traendo vanto dalle altrui gesta. Possiamo anche scoprire di essere figli di profeti o di santi, ma se poi non siamo capaci di ripetere in noi le loro gesta, rassomigliamo a coloro che vogliono adornarsi delle vesti altrui.
Possiamo anche diventare, con la nostra vita, uccisori di profeti quando non seguiamo i loro esempi. Potremmo incorrere nel peccato di far morire la fede e la santità di coloro che ci hanno preceduto e ci hanno lasciato i loro splendidi esempi.
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Sembra che una delle ragioni della crisi della nostra fede cattolica cristiana derivi proprio dal fatto che si è interrotta quella catena d’oro di trasmissione, sulle cui maglie si è trasmessa per secoli di storia. Manca infatti la pratica cristiana dove si è smesso di viverla e di testimoniarla.
Fonte: Monaci del monastero di S.Vincenzo Martire – Bassano Romano (VT)
