Qualsiasi sindacalista avrebbe inoltrato una vibrante protesta nei confronti del padrone della vigna: egli infatti chiama operai in diverse ore del giorno, per cui alcuni lavorano l’intera giornata e gli ultimi solo poche ore. Tutti però ricevono lo stesso salario. Sembrerebbe una palese ingiustizia; è invece una sublime lezione di amore.
Questo, quando sgorga dal cuore stesso di Dio, va sempre oltre i criteri umani, anche quelli che sembrerebbero i più legittimi. È perciò temerario pretendere di poter valutare la giustizia divina con quella nostra.
A noi manca la misura perfetta del bene: abbiamo soltanto briciole di sapienza e, a proposito di giustizia, la pretendiamo dagli altri e non sempre siamo disposti a praticarla noi. Ci mancano soprattutto le dimensioni dell’amore, e la giustizia, senza amore, non può esistere.
Rischiamo poi di diventare gelosi della bontà di Dio e vorremmo spegnerla in nome della nostra legge. Anche il fratello maggiore del figlio che ritorna non comprende i motivi della festa che il Padre ha ordinato.
Ci risulta difficile comprendere persino la sorte beata del ladrone che, con una semplice preghiera e un pentimento finale, si accaparra il paradiso. Troppo facile, ci verrebbe da dire.
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Nulla però è impossibile a Dio: soltanto Lui sa coniugare perfettamente amore e giustizia, noi no. È già molto se riusciamo a far tacere il desiderio di vendetta e i morsi della rabbia quando reclamiamo giustizia, soprattutto quando l’offesa è grave e ci ha procurato cocenti dolori.
Dovremmo mai dimenticare che Dio con noi non ha applicato la giustizia, ma ci ha usato misericordia, per cui ci dice: «Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro celeste».
Fonte: Monaci del monastero di S.Vincenzo Martire – Bassano Romano (VT)
