Proseguiamo nella narrazione dell’Esodo, e oggi ci troviamo davanti all’evento centrale della liberazione: la notte della Pasqua, segnata dall’ultima e più tremenda delle piaghe. Il cuore del faraone non si è lasciato convincere dalle varie piaghe che hanno colpito il suo paese.
Per vincere questa ostinazione, Dio interviene con una severità eccezionale, tanto che in ogni famiglia egiziana si leva un grido di angoscia per la morte del primogenito. L’immolazione dell’agnello, con il cui sangue sono segnati gli stipiti delle porte degli Israeliti, mette al sicuro le loro famiglie.
È la celebrazione della Pasqua, del passaggio di Dio, che diventa inizio di salvezza per gli Ebrei e fonte di dolore per gli Egiziani. Dopo questa ultima piaga, il faraone si lascerà convincere e permetterà – anzi pregherà – il popolo israelita di lasciare il paese.
La nostra Pasqua, quella della vita e non della morte, ha origine proprio qui: la morte del Signore e il suo passaggio alla risurrezione segnano la liberazione dell’uomo dal regno del peccato. Agli Israeliti è comandato di ricordare ogni anno questa data che segna la loro liberazione.
Anche noi, redenti dal sangue dell’Agnello divino, celebriamo ogni anno la Pasqua di Gesù e la nostra Pasqua, cioè il nostro passaggio dalla morte alla vita.
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Nel brano del Vangelo, Gesù si mostra come colui che è padrone del sabato, prendendo la difesa dei suoi discepoli accusati dai farisei di violare il sabato perché coglievano le spighe e le mangiavano.
Portando l’esempio di Davide e dei suoi compagni che, in un momento di necessità, consumarono i pani dell’offerta, riservati ai soli sacerdoti, Gesù ci insegna che il vero culto a Dio si esercita nella misericordia e non nel giudizio o nella condanna.
Questo, quello della carità, dell’amore verso il prossimo, è il comandamento di Dio, mentre tante altre norme sono tradizioni umane. Non dovremmo accogliere questo richiamo a cercare in noi e negli altri l’essenziale della vita cristiana, senza distrarci in questioni di nessuna importanza?
L’amore di Dio e del prossimo è il compimento della legge. Se tenessimo sempre presente questo insegnamento del Maestro, eviteremmo tanti comportamenti dettati più dalle nostre dubbie convinzioni che dalla luce dello Spirito del Signore.
Fonte: Monaci del monastero di S.Vincenzo Martire – Bassano Romano (VT)
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