Già guardare una donna con desiderio significa commettere adulterio con lei. Il peccato, come anche le opere di bene, provengono dalle nostre interiori convinzioni, dall’orientamento che abbiamo impresso nel nostro cuore. L’azione che ne segue è solo la manifestazione esteriore di ciò che prima è maturato dentro di noi.
I nostri occhi, definiti la finestra dell’anima, ci trasferiscono immagini e causano sensazioni che, se non filtrate dalla nostra coscienza • che deve operare una selezione • ci spingono all’azione cattiva, non conforme alla norma divina. Ecco perché il Signore arriva a dirci che, se il nostro occhio ci è motivo di scandalo, dobbiamo essere pronti anche a cavarlo pur di entrare nel regno dei cieli.
L’inquinamento dell’anima è un fatto molto più debilitante della perdita di un nostro organo fisico, come l’occhio o la mano. Siamo così sollecitati a considerare con la migliore attenzione i valori del nostro corpo, pur meritevoli di cure e attenzioni, e quelli dello spirito, che dobbiamo conservare integro per la vita eterna.
Viene da pensare che, ai nostri giorni, talvolta siano più affollati gli ambulatori dei medici che non i confessionali e le chiese. Spesso capita di vedere gente che si affanna più per la dimora terrena che non per quella definitiva e celeste.
Soffriamo momenti di confusione e di capovolgimento dei valori, anche perché il nostro sguardo non è più assuefatto a svolgere con sapienza la dovuta introspezione dell’anima. C’è troppo chiasso intorno, e la fretta morde il nostro incedere nel mondo. Riflettere, meditare, esaminarsi interiormente è virtù di pochi.
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Forse anche per questo il discorso sulla fedeltà coniugale, per molti • come ai tempi di Cristo • non è più un valore. Diamo noi invece la buona testimonianza rendendo gloria a Dio per ogni bellezza creata.
Fonte: Monaci del monastero di S.Vincenzo Martire – Bassano Romano (VT)
