O Emmanuele, nostro re: vieni e salvaci…
Non lascia indifferente quando ci troviamo in mano il passo del Cantico dei cantici, un poema che inneggia l’amore di uno sposo per la sua sposa. E questo amore รจ cosรฌ profondo da non temere il confronto con le piรน grandi e tremende forze della realtร : la morte, gli inferi, le grandi acque, perchรฉ esso รจ “una fiamma del Signore, un fuoco che viene da Dio”.
Il racconto della visitazione del Vangelo di oggi, non descrive semplicemente un gesto di caritร zelante di Maria nei confronti di Elisabetta, sua cugina in dolce attesa. Dice il testo: “In quei giorni, Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una cittร di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutรฒ Elisabetta”. Se facciamo un piccolo parallelismo, Elisabetta accolse sua cugina Maria come il popolo di Dio accolse l’arca della presenza di Dio. Ma anche Maria mettendosi in cammino verso la casa di Elisabetta sembra avesse percorso la stessa strada dall’arca dell’alleanza.
Allo stesso tempo pensiamo che questa premura sia egoistica, ma assolutamente al contrario sia una premura di donazione, di necessitร profonda di mettersi a servizio. Infatti ogni autentica vocazione, ogni autentico amore, non ha come obiettivo innanzitutto riempire un mio vuoto, ma tentare di poter far qualcosa per qualcuno, per la felicitร di qualcuno. Se ogni cammino di maturazione umana non arriva fino al dono di sรฉ allora rimaniamo in trappola di forme di egoismo e di narcisismo dove gli altri ci servono solo per stare bene noi.
“Quando la nostra vita riempie di gioia gli altri e sblocca la gioia in noi, cosรฌ come capiterร a Maria nel Magnificat, allora questa รจ la prova che siamo giunti a una qualitร di amore degno di questo nome”. Maria insegnaci anche noi a donarci totalmente per il bene degli altri. Amen!
Monaci Benedettini Silvestrini
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