Pace e bene, la parola di questa domenica ci chiama a corrispondere agli inviti di Dio, e a vivere una spiritualità vera, profonda, gioiosa, lasciando vivere in noi i sentimenti di Cristo per conformarci a Lui giorno dopo giorno…
Le parabole come genere letterario ci richiamano a un movimento interiore. Non si tratta di storie semplici in quanto: «ci sfidano a esaminare gli aspetti nascosti dei nostri valori e delle nostre stesse vite. […] le parabole vogliano smuovere chi si trova in posizione comoda» (Amy-Jill Levine).
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Anche questa parabola di oggi ci scomoda e ci invita all’ascolto attento di Dio che ci vuole fare un dono.
Chi lo dice che i doni di Dio vengono sempre accolti? Siamo abituati a pensare che ciò che viene da Lui trovi sempre spazio, che ogni dono sia accolto quasi naturalmente.
Ma il racconto di Gesù infrange questa illusione: ci dice che possiamo perdere l’occasione di vivere veramente in modo lieto la nostra vita, possiamo rifiutare i doni di Dio.
La parabola del banchetto è riportata sia da Matteo che da Luca e ci racconta di un re che invita a una festa, a un evento gioioso.
Non si tratta di una festa qualsiasi, ma della festa di nozze del figlio, per il quale fa preparare un banchetto di vivande prelibate.
La narrazione ci riporta a una celebrazione, ci fa immaginare musica, canti, convivialità, gioia; ma sopraggiunge immediatamente una tristezza perché gli invitati non si presentano.
Il re allora manda un inviato a ricordare l’invito. L’uso palestinese era quello di fare un invito generico e poi andare a chiamare i commensali, comunicando l’ora esatta come forma di cortesia; perciò, la parabola era verosimile per gli ascoltatori del tempo (cf J. Jeremias, Gerusalemme al tempo di Gesù).
Come non notare il tema centrale che risulta essere persino paradossale: Dio manda addirittura un inviato a ricordare con cortesia l’evento, ma è chiaro che il rifiuto ci parla di un basso indice di gradimento degli invitati o di una vera e propria protesta.
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Chi non andrebbe ad un banchetto di nozze o alla festa di un re solo perché ha da fare? Come non leggere un contrasto di valori quando nessuno degli invitati si presenta al banchetto?
Come non leggere un rifiuto del re? Se si rifiuta il banchetto è per rifiutare colui che ha invitato.
I nostri gesti concreti ci dicono non solo ciò che amiamo ma anche ciò che rifiutiamo; a volte sono proprio le nostre idee distorte, le chiacchiere che ci trascinano, le abitudini che non vogliamo mettere in discussione a sabotare ciò che potremmo vivere.
La parabola, rivolta a scribi e farisei, certamente si riferisce alla salvezza portata da Gesù che viene rifiutata ma al contempo ci richiama ad un elemento centrale dell’annuncio cristiano: si tratta di una festa, si tratta di Dio che vuole donarti gioia.
Come non pensare ai modi con cui possiamo rifiutare la salvezza, la proposta di una vita lieta?
Possiamo prendere come esempio la liturgia domenicale, che è proprio un banchetto con una mensa e un cibo, che possiamo disattendere o banalizzare.
Assistiamo sempre più ad assemblee vuote, ad assemblee sospese, ad altari in cui il pane e il calice restano quasi dimenticati anche dai presenti.
Alcuni non accettano l’invito, altri spesso dimenticano di essere a una festa; fra mestizia di alcuni e gente che sembra imbucata a un festino e non sa a cosa stia assistendo, ne abbiamo per tutti i gusti!
Anche la Parola di Dio, una parola di vita che è acqua che zampilla e disseta il cuore, viene spesso accolta come acqua tiepida. La festa dello sposo diventa pesante!
Ma proprio lì, nel pesante silenzio di un banchetto disatteso, accade qualcosa che non ci aspettiamo: la grazia non si ritira, non si offende, non si spegne. Anche quando non la riconosciamo, continua a offrirsi.
Il banchetto viene esteso a tutti, non solo a quelli che si sentono giusti e con superficialità lo disattendono, ma ai crocicchi, nelle viuzze dove si possono incontrare anche i “cattivi”, gli esclusi, gli invitati improbabili.
Quella festa può trovare spazio nei cuori di molti!
Dobbiamo però ricordare che la bellezza del banchetto non è data dal fatto che si rimpiazza gente con altra, ma dal modo in cui si aderisce all’invito; infatti sant’Agostino ci ricorda: «A nessuno viene proibito di avvicinarsi, ma l’importante è il modo di farlo» (Sermo 90, 1).
Ci direbbe san Paolo: «Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» (1 Cor 11, 28-29).
La veste bianca ci dice che non basta entrare al banchetto; in fondo si parla di un invito a cambiare abito, a vivere con la festa nel cuore.
Si tratta di imparare la vita dall’esperto di feste per eccellenza: Dio stesso! Così chi partecipa al banchetto porta nel mondo la gioia di quel banchetto.
«Dio viene come uno Sposo, intimo a te come un amante, esperto di feste: che si fa festa in cielo per un peccatore pentito, per un figlio che torna, per ogni mendicante d’amore che trova e restituisce un sorso d’amore, una sorsata di vita» (Ermes Ronchi).ra angolare, una connessione con Dio che sostiene la loro esistenza e sprona a un’operosità creativa.gratuito,
