Conosciamo bene il brano dell’incontro di Gesù risorto con i due discepoli, sulla strada verso Emmaus: solo l’evangelista Luca ce lo dona, ma – volendo essere discepoli missionari – credo che potremmo impegnarci tutti a narrare il ‘nostro’ vangelo, cioè a raccontare i momenti in cui Dio – lo abbiamo sentito – ha camminato al nostro fianco, quando abbiamo ricevuto un aiuto che non ci aspettavamo o una consolazione mentre eravamo in difficoltà.
Uno dei due discepoli, sappiamo che si chiamava Cléofa, rappresenta i discepoli delle prime comunità cristiane, perché non apparteneva al gruppo dei dodici apostoli, eppure incontra il Risorto e non è solo: l’altro discepolo, che non ha nome, potrebbe essere ciascuno di noi.
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C’è un momento nel quale Gesù Cristo risuscitato, camminando con loro, fece «ardere loro il cuore mentre parlava loro lungo il cammino e spiegava loro le Sacre Scritture» (Lc 24,32).
Sembra un momento per i due fortunati, ma non è così: noi viviamo l’incontro con Cristo risorto, presente nella Parola e nell’Eucaristia, quando ci riuniamo per celebrare il giorno del Signore; abbiamo la gioia di essere in comunione con Lui, perché non siamo più scoraggiati dal male che agisce nel mondo e che ci preoccupa ogni giorno.
Bisogna ora lasciarci sorprendere dalle “visite” di Dio, altrimenti potremmo, come cristiani, avere un’immagine sbagliata di Gesù, un’immagine distorta della sua vera identità.
I due discepoli erano forse accecati dall’«ignoranza e lentezza a credere» (Lc 24,25a): non conoscevano i testi sacri, ma soprattutto non credevano alla testimonianza delle donne, che «avevano detto che Gesù era vivo!» (Lc 24,23b). Il loro maschilismo li ha portati ad allontanarsi dalla comunità, anzi addirittura a “fuggire” da Gerusalemme. Anche noi possiamo essere cristiani che ignorano il significato più profondo del Vangelo.
I due discepoli, riscaldati dal fuoco della Parola di Dio, “Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme” (Lc 24,33a), rientrarono cioè nella comunione con gli altri e, riuniti nel nome di Gesù morto e risuscitato, diventano, con Pietro e gli altri apostoli, veri discepoli missionari, coraggiosi testimoni del Vangelo.
Cristiani non si nasce, ma si diventa, così pure si diviene discepoli missionari con la Parola di Dio, che ci trasforma in appassionati comunicatori della Vita di Dio, Padre di tutti.
Fonte: Missio Ragazzi
