Lo Spirito svela il credente
Se il testo evangelico (Gv 14,15-16.23b-26) afferma che lo Spirito santo interiorizza la presenza di Cristo nel credente, la seconda lettura (Rm 8,8-17) mostra come quello stesso Spirito diventi nel profondo dellโuomo testimonianza del suo essere figlio di Dio e principio della sua coscienza filiale, sicchรฉ nella fede il credente prega Dio invocandolo โAbbร โ, โPadreโ.
La prima lettura (At 2,1-11) rivela che la presenza dello Spirito nel credente non รจ facilmente leggibile dagli uomini, anzi, come Cristo stesso suscita divisione tra gli uomini che incontra portandoli a una presa di posizione, cosรฌ lโazione dello Spirito nel credente suscita una divisione tra chi se ne lascia interpellare e chi la misconosce e la svilisce (โTutti erano stupiti e perplessi, chiedendosi lโun lโaltro: โChe significa questo?โ Altri invece li deridevano e dicevano: โSi sono ubriacati di mostoโโ: At 2,12-13).
La pentecoste รจ compimento della Pasqua del Signore e inizio della vita della chiesa. Lโeffusione dello Spirito opera il passaggio da Gesรน ai discepoli nella storia. Per cui non stupisce che tutti i testi biblici della liturgia odierna abbiano al loro centro il credente: nella prima lettura sono i discepoli che, colmati di Spirito santo, annunciano le grandi opere di Dio nelle lingue degli abitanti dellโecumene; nel vangelo sono coloro che accoglieranno lo Spirito che diverrร in loro principio di comprensione della parola di Dio e di interpretazione della figura di Cristo nella storia; nella seconda lettura sono i credenti che grazie allo Spirito pregheranno Dio rivolgendosi a lui come Abbร .
Lo Spirito รจ a servizio della parola del Signore nel credente. Grazie allo Spirito il credente, dice il vangelo, comprende e ricorda la parola di Gesรน; grazie allo Spirito il credente annuncia tale parola, dicono gli Atti degli Apostoli; grazie allo Spirito egli risponde alla parola con la sua preghiera e con la sua vita, dice Paolo.
E cosรฌ, lโevento pentecostale, il dono dello Spirito, ci svela chi รจ il credente. Piรน che mai i testi odierni funzionano come uno specchio: riflettendoci in essi vediamo, da un lato, quanto e come rispondiamo alle esigenze della nostra vocazione e, dallโaltro, quanto siamo ancora distanti da una risposta adeguata. E la vocazione, o, se si vuole, lโessenziale della vita cristiana sotto la guida dello Spirito, รจย la vita interioreย come capacitร di far abitare in sรฉ la parola del Signore, meditarla, comprenderla, interpretarla, viverla. La parola, vivificata dallo Spirito, diviene magistero interiore del credente (Gv 14,26).
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Lโinsegnamento dello Spirito consiste nel ravvivare nei discepoli il ricordo delle parole di Gesรน. Insieme alla vita interiore cโรจ poiย la preghieraย che risponde a tale parola e che diviene non solo un invocare Dio comeย Abbร , Padre, ma unย vivereย da โfigli di Dioโ. โQuelli che sono guidati dallo Spirito di Dio sono figli di Dioโ (Rm 8,14), โper mezzo dello Spirito noi gridiamo Abbร , Padreโ (Rm 8,15). Il vivere da figli di Dio richiede la capacitร dellaย lotta interiore, ovvero di rompere con la carne, cioรจ con lโegoismo, la centratura su di sรฉ, lโautoreferenzialitร , il pensarsi centro del mondo attorno a cui gli altri devono ruotare. Questo ce lo ricorda la seconda lettura, il testo di Romani. Infine cโรจ la testimonianza,ย lโannuncio, la capacitร di rendere eloquente per gli altri, per tutti gli uomini, il messaggio evangelico. E questo ce lo ricorda il brano degli Atti.
La festa della pentecoste ci introduce dunque allโarte dellaย vita secondo lo Spirito santo. Non troviamo nรฉ in Paolo nรฉ nel resto del Nuovo Testamento la parola โspiritualitร โ (spiritualitasย รจ vocabolo testimoniato per la prima volta in un testo di ambiente pelagiano del V secolo), un termine astratto che rischia di far smarrire la dinamicitร insita nello Spirito e nella vita che esso anima, cosรฌ come rischia di irrigidire la concezione dello Spirito in una visione segnata da dualismo e contrapposizione con la materia. La tradizione spirituale occidentale si รจ troppo nutrita di polaritร presto divenute antitesi inconciliabili: io interiore โ io esteriore, sensibilitร โ interioritร , spirito โ materia, ascolto โ visione, corpo โ anima, ecc. Si rischia cosรฌ di arrivare a contrapporre e separare ciรฒ che Dio ha unito, di non cogliere la complementarietร , lโintrinsecitร , la fondamentale unitร di quelle dimensioni, e di pervenire a formulare visioni della vita spirituale infedeli alla rivelazione biblica e anche nevrotiche e nevrotizzanti.
Per la Bibbia, come ben ci insegnano i Salmi, il corpo รจ soggetto della vita spirituale. Se nel testo della lettera ai Romani Paolo mette in scena la dicotomia tra spirito e carne, questa va intesa in senso dinamico ed esistenziale allโinterno della visione antropologica di matrice ebraica che coglie lโuomo come totalitร e unitร psico-fisica. Con โcarneโ Paolo non si riferisce al corpo, e nemmeno alla sfera sessuale, ma alla dimensione egocentrica del vivere che investe e contamina ogni relazione: con sรฉ stessi, con gli altri, con il mondo, con Dio. Per Paolo non esiste un peccato del corpo, ma piuttosto โcontro il corpoโ (1Cor 6,18), cioรจ contro il valore e la dignitร della persona visibile e chiamata ad agire nel mondo. ร quando lโuomo รจ preda della tirannia della carne, che la persona, e dunque anche il corpo, viene trascinata in una condotta che si allontana dal volere divino, ferisce la dignitร umana e si allontana dalla vita. โLa carne tende alla morte, mentre lo Spirito tende alla vitaโ (Rm 8,6). Ed รจ lโintera persona umana che viene coinvolta nella vita guidata dallo Spirito (cf. Rm 8,14), come appare dallโannotazione che โlo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dioโ (Rm 8,16).
Il verbo usato รจย symmartyreรฎn, a dire di un innesto dello Spirito di Dio nellโumanitร della persona. Del resto รจ lโinterezza della persona che, battezzata in Cristo, รจ chiamata vivere in Cristo e lo Spirito che anima, ispira, orienta, guida la vita del battezzato รจ lo โSpirito di Cristoโ (Rm 8,9). La specificazione paolina รจ importante per dare unโoggettivazione a quello Spirito che in una comprensione ingenua, potrebbe svaporare nella vaghezza e indefinitezza di un vento che, soffiando dove vuole, arriva a essere assorbito nel soggettivismo umano che battezza come volontร dello Spirito quella che รจ semplicemente e banalmente volontร propria. Dunque: la vita spirituale รจ vita di tutta la persona, che coinvolge la totalitร delle dimensioni umane e le orienta a Cristo.
Quando Giovanni, nella pagina evangelica, parla dello Spirito come del Paraclito (Gv 14,26), specifica che si tratta dellโโaltro Paraclitoโ (14,16). La prima lettera di Giovanni ricorda che Gesรน Cristo, il giusto, con la resurrezione รจ โun Paraclito presso il Padreโ, lโintercessore per i suoi che sono nel mondo. Come โaltro Paraclitoโ, lo Spirito interviene nel cuore dei credenti e rimane con loro per sempre (cf. Gv 14,16). E lโazione dello Spirito รจ totalmente tesa a plasmare lโessere e lโagire dei credenti sullโesempio di Gesรน Cristo. A interiorizzare in loro la pratica dellโumano che fu in Gesรน Cristo.
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Alla luce delle osservazioni svolte possiamo cogliere la prima lettura, la pagina degli Atti degli Apostoli che contiene la narrazione della pentecoste, in una luce particolare. Abbiamo detto che la pentecoste รจ lโatto di nascita della chiesa. Forse possiamo dare unโinflessione particolare a questa affermazione tentandone unโattualizzazione per la chiesa โoggiโ. Se alla chiesa nascente lo Spirito ha ispirato lโanelito missionario e ha spinto gli apostoli ad annunciare lโevangelo alle genti incontrando le loro culture e parlando le loro lingue, oggi, nelle regioni di antica e stanca cristianitร , lo Spirito suggerisce come prioritร lโiniziazione allโarte della vita secondo lo Spirito e la cura della formazione umana stessa delle persone.
Questa la declinazione peculiare del dinamismo missionario ed evangelizzatore oggi. Lโinizio del futuro della chiesa รจ legato dunque al lavoro di trasmissione dei โfondamentaliโ della fede. Ovvero di quei movimenti che soli consentono alla fede di avere una storia, di innestarsi, e poi di evolvere e di crescere, accompagnando il divenire anagrafico, psicologico, intellettivo ed emotivo della persona. Certo, si tratta di doni dello Spirito, ma proprio perchรฉ lo Spirito coinvolge nella sua azione la totalitร della persona, esso coinvolge anche la chiesa nel suo insieme.
La quale รจ chiamata a farsi grembo accogliente dello Spirito e a predisporre tutto per consentire ai battezzati di sviluppare e far crescere la loro vita di relazione con il Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito santo. Il futuro della fede passa anche attraverso la capacitร della chiesa di andare allโessenziale della sua missione e di farsi ricettacolo dellโazione dello Spirito trasmettendo, con la testimonianza e la pratica, lโarte della preghiera, suscitando nei fedeli il gusto della liturgia, affinandone il discernimento, insegnando la lotta spirituale, introducendo alla conoscenza del Signore Gesรน attraverso la lettura orante delle Scritture e dei vangeli in particolare. Insomma, collaborando con tutta se stessa allโazione dello Spirito, vera fonte della vita spirituale.
Per gentile concessione del Monastero di Bose
