Luciano Manicardi – Commento al Vangelo di domenica 30 Luglio 2023

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Parabole di sapienza

In questa XVII domenica del tempo Ordinario dellโ€™annata liturgica A, la prima lettura (1Re 3,5.7-12) e il vangelo (Mt 13,44-52) trovano la loro unitร  nel tema della sapienza. Sapienza di Salomone che si esprime nel suo pregare, nel suo chiedere a Dio un cuore โ€œcapace di ascoltoโ€ (lev shomeac; la Bibbia CEI traduce โ€œun cuore docileโ€) ovvero il discernimento per giudicare e governare; sapienza di Gesรน che si esprime nel suo parlare in parabole, ma anche sapienza dei protagonisti delle parabole del tesoro e della perla (cf. Mt 13,44-45) che emerge nel loro discernimento e nella loro pronta decisione, e infine sapienza dello โ€œscriba divenuto discepolo del Regno che trae fuori dal suo tesoro cose nuove e cose anticheโ€ (Mt 13,52). La sapienza non รจ manichea, non elimina lโ€™antico a esclusivo favore del nuovo e non resta ostinatamente attaccata allโ€™antico per timore del nuovo, ma fa del nuovo la reinterpretazione dellโ€™antico e dellโ€™antico il fondamento del nuovo.

La sapienza รจ lโ€™arte di orientarsi nella vita, lโ€™arte di governare il timone della nave: โ€œlโ€™uomo sapiente terrร  saldamente il timoneโ€ (Pr 1,5 LXX). รˆ lโ€™arte del traghettatore, di chi governa, di chi istruisce, di chi in-segna, cioรจ, consegna simboli e chiavi ermeneutiche della realtร . Ma รจ anzitutto lโ€™arte di chi governa se stesso: compito, questo, a cui nessuno puรฒ permettersi di sottrarsi. Arte che si ottiene mediante la faticosa conoscenza di sรฉ: โ€œIl vero inizio per crescere in virtรน รจ conoscere se stesso.

Colui che si conosce รจ il solo padrone di sรฉ e, senza avere un regno, รจ veramente un reโ€ (Pierre de Ronsard). รˆ lโ€™arte di cui oggi, nello smarrimento e nel disorientamento in cui viviamo, abbiamo grande bisogno. Oggi risuonano drammaticamente attuali le parole di Thomas Stearns Eliot: โ€œDovโ€™รจ la Vita che abbiamo perduto vivendo? Dovโ€™รจ la sapienza che abbiamo perduto nella conoscenza? Dovโ€™รจ la conoscenza che abbiamo perduto nellโ€™informazione?โ€ (La Roccia). Ora, la sapienza, questโ€™arte di vivere che sa far tesoro dellโ€™esperienza, questa comprensione di sรฉ in rapporto al mondo, agli altri e a Dio, nasce dal movimento basilare dellโ€™ascolto.

Non cโ€™รจ sapienza senza ascolto. Non a caso, il testo parallelo di 1Re 3,9, che si trova in 2Cr 1,10, dice che Salomone ha chiesto โ€œsapienza e conoscenzaโ€ e la risposta di Dio nel nostro brano liturgico consiste nel dono di โ€œun cuore sapiente e intelligenteโ€ (1Re 3,12). Nella rilettura del brano di 1Re presente nel libro della Sapienza sta scritto: โ€œIo pregai e mi fu data la prudenza, invocai, e venne a me lo spirito della sapienzaโ€ (Sap 7,7). Per la Bibbia il sapiente รจ anche colui che prega, che riconosce la propria piccolezza e le proprie carenze, le pone davanti a Dio e osa domandare.

Il riferimento alla sapienza รจ presente perfino letteralmente nella versione consegnataci dal Vangelo di Tommaso delle due parabole del tesoro nascosto nel campo e delle perla (Mt 13,44-46) che costituiscono lโ€™inizio della pericope evangelica odierna. Si dice in questo antico vangelo apocrifo: โ€œGesรน dice: โ€˜Il Regno del Padre รจ simile a un mercante che aveva della merce e trovรฒ una perla. Questo mercante era sapiente: vendette la merce e si comprรฒ la perla. Anche voi cercate il tesoro che non perisce, che รจ durevole, lร  dove non puรฒ avvicinarsi il tarlo per rodere, nรฉ il verme per distruggereโ€ (Vangelo di Tommaso 76).

Conformemente al messaggio neotestamentario, paolino in particolare (cf. 1Cor 1,22-25), e connesso alla rivelazione di Dio nel Cristo crocifisso, la sapienza si colora delle tinte della follia e della stoltezza. รˆ quantomeno azzardato, infatti, il comportamento del mercante che, trovata una perla di grande valore, si priva di tutti i suoi averi per acquistare quella perla: di che cosa vivrร  ora se non intende evidentemente rivendere quella perla ma custodirla gelosamente? La logica spiazzante delle parabole ci obbliga a comprendere che quel tesoro nascosto nel campo e quella perla preziosa per cui un uomo si priva di tutto pur di entrarne in possesso, rinviano a qualcosa che in sรฉ e per sรฉ รจ motivo di vita e di gioia e fa vivere chi li ha trovati. Gli apocrifi Atti di Pietro (fine II secolo) rispondono con chiarezza: โ€œGesรน รจ porta, luce, via, pane, acqua, vita, resurrezione, conforto, pietra preziosa, tesoro, seme, abbondanza, grano di senape, vigna, aratro, grazia, fede, parola. Egli รจ tuttoโ€ (Atti di Pietro 20,5).

Analogamente si esprime Il Fisiologo: โ€œLa perla rappresenta il Salvatore nostro Gesรน Cristo: lโ€™uomo che lo accoglie e vende tutti i propri averi, si procura la pietra preziosaโ€ (Il Fisiologo 44). Del resto, altrove รจ lo stesso Gesรน che si rivolge al giovane ricco che gli si era avvicinato e lโ€™aveva interrogato su che cosa fare per avere la vita eterna, e gli dice: โ€œVaโ€™, vendi quanto possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimiโ€ (Mt 19,21)? Sebbene la prima parabola parli di un ritrovamento casuale, non a seguito di una ricerca, nel caso del tesoro nel campo, mentre la seconda abbia per protagonista un cercatore (โ€œun mercante che va in cerca di perle prezioseโ€: Mt 13,45), tuttavia esse sono accomunate dallโ€™elemento della sorpresa.

Anche il cercatore resta sorpreso e colpito dalla straordinaria preziositร  della perla in cui si รจ imbattuto. Tanto che la reazione dei due protagonisti รจ la medesima: vanno โ€“ vendono tutti i loro averi โ€“ acquistano ciรฒ che hanno trovato. E se solo nella prima parabola si specifica la gioia da cui รจ invaso chi ha scoperto il tesoro (โ€œpieno di gioiaโ€; lett. โ€œper la gioiaโ€, โ€œnella sua gioiaโ€), la possiamo certamente estendere anche al mercante protagonista della seconda parabola. Ecco cosa avviene quando il Regno dei cieli (13,44.45) diventa incontro tra Dio e uomo. Si assiste a un evento trasformativo che sconvolge la vita di una persona colmandola di gioia e orientando il suo cammino, donandole un senso e una direzione, un sapore e un gusto, un significato e una pienezza incomparabili: di ognuno dei due protagonisti delle parabole si dice che, fatta la scoperta, โ€œvaโ€ (13,44.46).

Il โ€œvangeloโ€, lโ€™annuncio gioioso e che suscita gioia, riesce a orientare il desiderio, a dare futuro, a far intravedere un orizzonte, a mettere in moto vite, a spingere alla follia di chi sceglie di perdere tutto pur di immergersi totalmente nella novitร  di vita che gli รจ balenata innanzi. Non รจ forse lโ€™esperienza che Paolo esprime con le vibranti e concitate espressioni presenti nella lettera ai cristiani di Filippi? Scrive Paolo: โ€œTutto io ritengo una perdita a motivo della sublimitร  della conoscenza di Cristo Gesรน, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo โ€ฆ Non ho certo raggiunto la meta, โ€ฆ ma mi sforzo di correre per conquistarla, perchรฉ anchโ€™io sono stato conquistato da Cristo Gesรนโ€ (cf. Fil 3,8.12).

Ecco cosa avviene quando Dio arriva a regnare su una persona. Ecco la sapiente follia, ecco la folle sapienza che suscita il coraggio di lasciare tutto, di spogliarsi di tutto ciรฒ che fino a quel momento costituiva la propria vita, di abbandonare ogni sicurezza e partire, in una sorta di rinnovamento del gesto di Abramo che, lasciata ogni sicurezza, โ€œpartรฌ senza sapere dove andavaโ€ (Eb 11,8).

La successiva parabola (13,47-50), la settima e ultima nel capitolo tredicesimo di Matteo, riprende immagini tratte dal mondo della pesca. Parla di una rete a strascico che cattura ogni sorta di pesci che poi vengono distinti dai pescatori tra โ€œbuoniโ€ e โ€œcattiviโ€ (13,48): i primi messi nei canestri, i secondi buttati. La parabola รจ spiegata in riferimento alla fine del mondo e al giudizio finale (13,49-59). Cosรฌ la prospettiva escatologica, il punto di vista della fine, diviene lโ€™angolo prospettico da cui considerare lโ€™oggi. Lโ€™atteggiamento sapienziale puรฒ trovare origine proprio dalla considerazione della storia e della quotidianitร  a partire dalla prospettiva della loro fine. Allora lโ€™oggi e lโ€™esperienza che in esso possiamo fare, acquistano tutto il loro peso venendo colti nella loro relativitร  e nella loro preziositร , nella loro precarietร  e nella loro unicitร  irripetibile. Diventano il frammento in cui possiamo vivere il tutto che dร  senso e direzione, sapore e gusto, significato e pienezza ai nostri giorni.

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Come un maestro interroga gli allievi al temine della lezione, ora Gesรน chiede ai discepoli se hanno compreso โ€œtutte queste coseโ€ (13,51). La loro risposta positiva li conferma tra i destinatari dei misteri del Regno di Dio (13,11): i loro occhi hanno visto e i loro orecchi hanno ascoltato lโ€™annuncio del Regno da parte di Gesรน, e questo tanto nel discorso parabolico quanto nelle opere del Messia (โ€œciรฒ che udite e vedeteโ€: Mt 11,4). Essi hanno visto e ascoltato ciรฒ che profeti e giusti non hanno potuto nรฉ vedere nรฉ ascoltare (13,17).

Questo il novum, le cose nuove alla cui luce vengono ora lette le antiche. Gesรน, sapienza di Dio personificata (โ€œla sapienza รจ stata riconosciuta giusta per le opere che essa compieโ€: Mt 11,19), dร  compimento allโ€™antico rinnovandolo nella sua persona. E lo scriba cristiano (cf. Mt 23,34) รจ chiamato al compito sapienziale e profetico di integrare nuovo e antico: operazione in cui il nuovo รจ espressione nellโ€™oggi dellโ€™antico e lโ€™antico รจ fondamento del nuovo. Principio che vale per il primo Testamento riletto e attualizzato nel Nuovo, ma anche per le stesse parole evangeliche che devono essere riespresse in ogni epoca in modo nuovo. Anche oggi.

A cura di: Luciano Manicardi

Per gentile concessione del Monastero di Bose