Parabole di sapienza
In questa XVII domenica del tempo Ordinario dellโannata liturgica A, la prima lettura (1Re 3,5.7-12) e il vangelo (Mt 13,44-52) trovano la loro unitร nel tema della sapienza. Sapienza di Salomone che si esprime nel suo pregare, nel suo chiedere a Dio un cuore โcapace di ascoltoโ (lev shomeac; la Bibbia CEI traduce โun cuore docileโ) ovvero il discernimento per giudicare e governare; sapienza di Gesรน che si esprime nel suo parlare in parabole, ma anche sapienza dei protagonisti delle parabole del tesoro e della perla (cf. Mt 13,44-45) che emerge nel loro discernimento e nella loro pronta decisione, e infine sapienza dello โscriba divenuto discepolo del Regno che trae fuori dal suo tesoro cose nuove e cose anticheโ (Mt 13,52). La sapienza non รจ manichea, non elimina lโantico a esclusivo favore del nuovo e non resta ostinatamente attaccata allโantico per timore del nuovo, ma fa del nuovo la reinterpretazione dellโantico e dellโantico il fondamento del nuovo.
La sapienza รจ lโarte di orientarsi nella vita, lโarte di governare il timone della nave: โlโuomo sapiente terrร saldamente il timoneโ (Pr 1,5 LXX). ร lโarte del traghettatore, di chi governa, di chi istruisce, di chi in-segna, cioรจ, consegna simboli e chiavi ermeneutiche della realtร . Ma รจ anzitutto lโarte di chi governa se stesso: compito, questo, a cui nessuno puรฒ permettersi di sottrarsi. Arte che si ottiene mediante la faticosa conoscenza di sรฉ: โIl vero inizio per crescere in virtรน รจ conoscere se stesso.
Colui che si conosce รจ il solo padrone di sรฉ e, senza avere un regno, รจ veramente un reโ (Pierre de Ronsard). ร lโarte di cui oggi, nello smarrimento e nel disorientamento in cui viviamo, abbiamo grande bisogno. Oggi risuonano drammaticamente attuali le parole di Thomas Stearns Eliot: โDovโรจ la Vita che abbiamo perduto vivendo? Dovโรจ la sapienza che abbiamo perduto nella conoscenza? Dovโรจ la conoscenza che abbiamo perduto nellโinformazione?โ (La Roccia). Ora, la sapienza, questโarte di vivere che sa far tesoro dellโesperienza, questa comprensione di sรฉ in rapporto al mondo, agli altri e a Dio, nasce dal movimento basilare dellโascolto.
Non cโรจ sapienza senza ascolto. Non a caso, il testo parallelo di 1Re 3,9, che si trova in 2Cr 1,10, dice che Salomone ha chiesto โsapienza e conoscenzaโ e la risposta di Dio nel nostro brano liturgico consiste nel dono di โun cuore sapiente e intelligenteโ (1Re 3,12). Nella rilettura del brano di 1Re presente nel libro della Sapienza sta scritto: โIo pregai e mi fu data la prudenza, invocai, e venne a me lo spirito della sapienzaโ (Sap 7,7). Per la Bibbia il sapiente รจ anche colui che prega, che riconosce la propria piccolezza e le proprie carenze, le pone davanti a Dio e osa domandare.
Il riferimento alla sapienza รจ presente perfino letteralmente nella versione consegnataci dal Vangelo di Tommaso delle due parabole del tesoro nascosto nel campo e delle perla (Mt 13,44-46) che costituiscono lโinizio della pericope evangelica odierna. Si dice in questo antico vangelo apocrifo: โGesรน dice: โIl Regno del Padre รจ simile a un mercante che aveva della merce e trovรฒ una perla. Questo mercante era sapiente: vendette la merce e si comprรฒ la perla. Anche voi cercate il tesoro che non perisce, che รจ durevole, lร dove non puรฒ avvicinarsi il tarlo per rodere, nรฉ il verme per distruggereโ (Vangelo di Tommaso 76).
Conformemente al messaggio neotestamentario, paolino in particolare (cf. 1Cor 1,22-25), e connesso alla rivelazione di Dio nel Cristo crocifisso, la sapienza si colora delle tinte della follia e della stoltezza. ร quantomeno azzardato, infatti, il comportamento del mercante che, trovata una perla di grande valore, si priva di tutti i suoi averi per acquistare quella perla: di che cosa vivrร ora se non intende evidentemente rivendere quella perla ma custodirla gelosamente? La logica spiazzante delle parabole ci obbliga a comprendere che quel tesoro nascosto nel campo e quella perla preziosa per cui un uomo si priva di tutto pur di entrarne in possesso, rinviano a qualcosa che in sรฉ e per sรฉ รจ motivo di vita e di gioia e fa vivere chi li ha trovati. Gli apocrifi Atti di Pietro (fine II secolo) rispondono con chiarezza: โGesรน รจ porta, luce, via, pane, acqua, vita, resurrezione, conforto, pietra preziosa, tesoro, seme, abbondanza, grano di senape, vigna, aratro, grazia, fede, parola. Egli รจ tuttoโ (Atti di Pietro 20,5).
Analogamente si esprime Il Fisiologo: โLa perla rappresenta il Salvatore nostro Gesรน Cristo: lโuomo che lo accoglie e vende tutti i propri averi, si procura la pietra preziosaโ (Il Fisiologo 44). Del resto, altrove รจ lo stesso Gesรน che si rivolge al giovane ricco che gli si era avvicinato e lโaveva interrogato su che cosa fare per avere la vita eterna, e gli dice: โVaโ, vendi quanto possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimiโ (Mt 19,21)? Sebbene la prima parabola parli di un ritrovamento casuale, non a seguito di una ricerca, nel caso del tesoro nel campo, mentre la seconda abbia per protagonista un cercatore (โun mercante che va in cerca di perle prezioseโ: Mt 13,45), tuttavia esse sono accomunate dallโelemento della sorpresa.
Anche il cercatore resta sorpreso e colpito dalla straordinaria preziositร della perla in cui si รจ imbattuto. Tanto che la reazione dei due protagonisti รจ la medesima: vanno โ vendono tutti i loro averi โ acquistano ciรฒ che hanno trovato. E se solo nella prima parabola si specifica la gioia da cui รจ invaso chi ha scoperto il tesoro (โpieno di gioiaโ; lett. โper la gioiaโ, โnella sua gioiaโ), la possiamo certamente estendere anche al mercante protagonista della seconda parabola. Ecco cosa avviene quando il Regno dei cieli (13,44.45) diventa incontro tra Dio e uomo. Si assiste a un evento trasformativo che sconvolge la vita di una persona colmandola di gioia e orientando il suo cammino, donandole un senso e una direzione, un sapore e un gusto, un significato e una pienezza incomparabili: di ognuno dei due protagonisti delle parabole si dice che, fatta la scoperta, โvaโ (13,44.46).
Il โvangeloโ, lโannuncio gioioso e che suscita gioia, riesce a orientare il desiderio, a dare futuro, a far intravedere un orizzonte, a mettere in moto vite, a spingere alla follia di chi sceglie di perdere tutto pur di immergersi totalmente nella novitร di vita che gli รจ balenata innanzi. Non รจ forse lโesperienza che Paolo esprime con le vibranti e concitate espressioni presenti nella lettera ai cristiani di Filippi? Scrive Paolo: โTutto io ritengo una perdita a motivo della sublimitร della conoscenza di Cristo Gesรน, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo โฆ Non ho certo raggiunto la meta, โฆ ma mi sforzo di correre per conquistarla, perchรฉ anchโio sono stato conquistato da Cristo Gesรนโ (cf. Fil 3,8.12).
Ecco cosa avviene quando Dio arriva a regnare su una persona. Ecco la sapiente follia, ecco la folle sapienza che suscita il coraggio di lasciare tutto, di spogliarsi di tutto ciรฒ che fino a quel momento costituiva la propria vita, di abbandonare ogni sicurezza e partire, in una sorta di rinnovamento del gesto di Abramo che, lasciata ogni sicurezza, โpartรฌ senza sapere dove andavaโ (Eb 11,8).
La successiva parabola (13,47-50), la settima e ultima nel capitolo tredicesimo di Matteo, riprende immagini tratte dal mondo della pesca. Parla di una rete a strascico che cattura ogni sorta di pesci che poi vengono distinti dai pescatori tra โbuoniโ e โcattiviโ (13,48): i primi messi nei canestri, i secondi buttati. La parabola รจ spiegata in riferimento alla fine del mondo e al giudizio finale (13,49-59). Cosรฌ la prospettiva escatologica, il punto di vista della fine, diviene lโangolo prospettico da cui considerare lโoggi. Lโatteggiamento sapienziale puรฒ trovare origine proprio dalla considerazione della storia e della quotidianitร a partire dalla prospettiva della loro fine. Allora lโoggi e lโesperienza che in esso possiamo fare, acquistano tutto il loro peso venendo colti nella loro relativitร e nella loro preziositร , nella loro precarietร e nella loro unicitร irripetibile. Diventano il frammento in cui possiamo vivere il tutto che dร senso e direzione, sapore e gusto, significato e pienezza ai nostri giorni.
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Come un maestro interroga gli allievi al temine della lezione, ora Gesรน chiede ai discepoli se hanno compreso โtutte queste coseโ (13,51). La loro risposta positiva li conferma tra i destinatari dei misteri del Regno di Dio (13,11): i loro occhi hanno visto e i loro orecchi hanno ascoltato lโannuncio del Regno da parte di Gesรน, e questo tanto nel discorso parabolico quanto nelle opere del Messia (โciรฒ che udite e vedeteโ: Mt 11,4). Essi hanno visto e ascoltato ciรฒ che profeti e giusti non hanno potuto nรฉ vedere nรฉ ascoltare (13,17).
Questo il novum, le cose nuove alla cui luce vengono ora lette le antiche. Gesรน, sapienza di Dio personificata (โla sapienza รจ stata riconosciuta giusta per le opere che essa compieโ: Mt 11,19), dร compimento allโantico rinnovandolo nella sua persona. E lo scriba cristiano (cf. Mt 23,34) รจ chiamato al compito sapienziale e profetico di integrare nuovo e antico: operazione in cui il nuovo รจ espressione nellโoggi dellโantico e lโantico รจ fondamento del nuovo. Principio che vale per il primo Testamento riletto e attualizzato nel Nuovo, ma anche per le stesse parole evangeliche che devono essere riespresse in ogni epoca in modo nuovo. Anche oggi.
A cura di: Luciano Manicardi
Per gentile concessione del Monastero di Bose



