La preghiera del debole
Laย preghieraย come lotta e intercessione (Es 17,8-13); la preghiera insistente e che non viene meno (Lc 18,1-8): questo il tema che unisce prima lettura e vangelo. La preghiera non come opera di forti, ma diย deboli: Mosรจ viene aiutato a sostenere le sue braccia stese nella preghiera; nel vangelo รจ una povera vedova che si fa soggetto di una preghiera insistente.
Deboli resi forti dallaย fedeย e che perseverano nella preghiera. Laย perseveranzaย come elemento di veritร della preghiera e la preghiera come autentificazione della fede sono altri elementi che arricchiscono lโinsegnamento sulla preghiera contenuta nei testi biblici di questa domenica. Insegnamento che potrebbe suggerire ai pastori lโidea di un cammino di catechesi sulla preghiera come elemento fondamentale di formazione alla fede trasmettendo lโarte della vita spirituale.
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Mosรจ con le mani tese verso lโalto nello sforzo dellโintercessione, aiutato da due uomini che sostengono le sue braccia che diventano sempre piรน pesanti con il passare del tempo, รจ una bella immagine della fatica della preghiera. La preghiera รจ opus, lavoro, e come ogni lavoro, รจ faticoso, per il corpo come per lo spirito. Ma quella immagine indica anche un aspetto della dimensione comunitaria della preghiera. La comunitร cristiana non รจ solo il luogo in cui si รจ chiamati a intercedere, ma anche a porsi a servizio della preghiera dellโaltro. Aiutarsi e incoraggiarsi nella fede e nella preghiera, รจ compito richiesto ai credenti nella comunitร cristiana.
Lโepisodio narrato nel libro dellโEsodo si focalizza maggiormente sullโatteggiamento di Mosรจ che, ritto in piedi, teneva le mani alzate verso il cielo, che non sulla battaglia tra Israele e Amalek. La battaglia sembra fare da sfondo e proiettare su quelle mani tese verso lโalto lโimmagine della lotta che viene cosรฌ riferita alla preghiera. Sono le mani tese nellโatteggiamento della preghiera e della supplica che danno la vittoria, non le mani tese contro il nemico per colpire e uccidere. E che lโatteggiamento di Mosรจ sia da intendersi come preghiera appare giร da unโantica aggiunta alla versione latina del libro di Giuditta in cui si dice che il sommo sacerdote Eliachim fece un giro in Israele mentre incombeva la minaccia portata dal generale nemico Oloferne e annunciรฒ al popolo che digiunava e pregava: โSappiate che il Signore esaudirร le vostre preghiere se persevererete nel digiuno e nella preghiera al cospetto del Signore. Ricordatevi di Mosรจ, servo del Signore: Amalek confidava nella sua forza, nella sua potenza, nel suo esercito, nei suoi scudi, nei suoi carri, nei suoi cavalieri, ed egli lo respinse non combattendo con la spada, ma offrendo preghiere sante.
Altrettanto avverrร di tutti i nemici di Israele se persevererete nellโopera che avete iniziatoโ (Gdt 4,12-14). Il passo dellโEsodo mostra la fatica anche fisica che puรฒ arrivare a costare la preghiera. Il corpo partecipa alla preghiera, anzi, i Salmi โ magistero di preghiera โ sono โcorpi in preghieraโ e chiunque prega sa come il corpo si faccia sentire: le mani tese verso lโalto arrivano a pesare come se sostenessero macigni; le gambe a lungo inginocchiate arrivano a dolere; restare in piedi a lungo senza il conforto di una sedia affatica; vegliare nella notte appesantisce gli occhi che a fatica restano aperti e la testa ciondola per la stanchezza.
Emerge la dimensione della preghiera come lotta: si tratta di lottare con se stessi, con la tentazione di lasciar perdere, di cedere al cinismo, di sottrarsi alla fatica e alla stanchezza, di non perseverare. Il testo di Esodo presenta le mani di Mosรจ che si stancano e devono essere sorrette da altri: nella tradizione ebraica il termine Refidรญm, nome del luogo dove si svolge la battaglia tra Israele e Amalek (Es 17,8), viene interpretato nel senso di luogo in cui โle mani diventano deboliโ.
Le dimensioni di fatica e di lotta della preghiera dicono che essa non coincide con una preghiera naturale o con lโinnato senso di autotrascendimento dellโuomo, cosรฌ come non รจ uno spontaneo moto dellโanimo o impulso interiore. La tradizione cristiana ha sempre affermato che la preghiera รจ ascesi, fatica, sforzo. Un detto dei padri del deserto recita: โI fratelli chiesero al padre Agatone: โPadre, nella vita spirituale quale virtรน richiede maggiore fatica?โ Dice loro: โPerdonatemi, ma penso che non vi sia fatica cosรฌ grande come pregare Dio. Infatti, quando lโuomo vuole pregare, i nemici cercano di impedirlo, ben sapendo che da nulla sono cosรฌ ostacolati come dalla preghiera. Qualsiasi opera lโuomo intraprenda, se persevera in essa, possederร la quiete. La preghiera, invece, richiede lotta fino allโultimo respiroโโ (Agatoneย 9).
Lโimmagine di Aronne e Cur che sorreggono le braccia di Mosรจ รจ una suggestiva evocazione della dimensione comunitaria e fraterna della preghiera, in cui si รจ chiamati non solo a pregare gli uni per gli altri, ma anche a sostenersi gli uni gli altri nella preghiera. La preghiera diventa allora una lotta condotta insieme. Nel Nuovo Testamento troviamo espressioni significative a questo proposito, come quando Paolo si rivolge ai cristiani di Roma esortandoli cosรฌ: โLottate con me nelle preghiere che rivolgete a Dioโ (Rm 15,30), oppure quando scrive ai cristiani di Colossi dicendo loro che Epafra โnon smette di lottare per voi nelle sue preghiereโ (Col 4,12).
La parabola evangelica della donna che continuamente si rivolgeva a un giudice per chiedergli, comโera suo diritto, che le venisse fatta giustizia e si scontrava con lโindifferenza e la non volontร di ascoltarla da parte di quel giudice empio e disonesto, diviene immagine esemplare di una preghiera insistente, determinata, quotidiana, che non si arrende. Lโevangelista introduce infatti la parabola affermando che Gesรน la pronunciรฒ per sottolineare โla necessitร di pregare sempre, senza stancarsi maiโ (Lc 18,1). Dove il non stancarsi significa il non venir meno, il non tralasciare, il non scoraggiarsi. Come non si scoraggia la donna della parabola di fronte alla non volontร di esaudirla del giudice e continua a bussare a una porta che resta chiusa. Si tratta dunque di non desistere, di non perdersi dโanimo anche di fronte a situazioni che non si sbloccano.
Il comportamento della donna mostra un altro aspetto particolare della fatica della preghiera: la sua quotidianitร , e, in particolare, la suaย ripetitivitร . La ripetitivitร รจ uno dei fattori che piรน possono rendere fastidiosa la preghiera e possono indurci ad abbandonarla, quasi senza accorgercene, nel lento passare del tempo. Ma la preghiera abbisogna di tempo ed รจ un dare tempo per il Signore. In questo emerge un altro aspetto che la rende faticosa e induce lโessere umano a rifuggirla: dare tempo รจ dare vita. E il tempo passato in preghiera รจ โsottrattoโ ad altro che si potrebbe fare e che puรฒ apparire piรน efficace.ย
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La preghiera va dunque sottomessa alla prova della durata. Non a caso nel testo lucano ricorre una gran quantitร di espressioni temporali: โsempreโ (v. 1), โper un poโ di tempoโ (v. 4), โpoiโ (lett.: โdopo ciรฒโ; v. 4); โcontinuamenteโ (lett.: โfino alla fineโ; v. 5), โgiorno e notteโ (v. 7); โaspettare a lungoโ (altre traduzioni di un testo difficile: โtarderร nei loro riguardiโ; โtemporeggia con loroโ; v. 7); โprontamenteโ (v. 8). Ora, la ripetitivitร รจ una struttura antropologica in cui la preghiera รจ chiamata a calarsi divenendo cosรฌ quotidiana, ordinaria. La ripetitivitร , il ritorno del medesimo, scandisce il ritmo delle giornate, dal mattino alla sera e dalla sera al mattino: le attivitร umane conoscono la ripetitivitร quotidiana. Unโimmagine troppo alta, sublime, stra-ordinaria della preghiera, rischia di scontrarsi con i ritmi del quotidiano. Ma proprio la ripetitivitร รจย invito alla profonditร e allโinterioritร : sfuggire il meccanicismo, la monotonia, significa entrare in uno stato di vigilanza, di attenzione e luciditร interiore. E questa operazione รจ percepita come particolarmente ostica, come una difficoltร che puรฒ portare a far provare ripugnanza per la preghiera.
I vv. 6-8 del testo di Luca operano il passaggio dalla parabola alla realtร della vita di fede e della chiesa. Il testo si chiude con una domanda inquietante: โIl Figlio dellโuomo, quando verrร , troverร la fede sulla terra?โ (Lc 18,8). Luca stabilisce un legame inscindibile tra fede e preghiera. Dopo aver mostrato il carattere impegnativo ed esigente della preghiera, egli si interroga circa il futuro della fede. Perchรฉ se viene meno la preghiera, anche la fede si estingue. La fede abbisogna di nutrimento e di convinzione. Ed รจ la preghiera che puรฒ alimentare la convinzione e darle continuitร . Lโesempio della donna che continua contro tutto e contro tutti a chiedere giustizia รจ una bella illustrazione di coraggio e di fede. Di fede che si declina come coraggio. L’ingiustizia protratta nel tempo avrebbe potuto sfiancarla e indurla a desistere essendo evidente la sua impotenza di fronte allโuomo potente. Ma grazie alla sua fede, lei trae forza dalla sua debolezza (cf. Eb 11,34) e proseguendo imperterrita la sua battaglia, riesce a spuntarla.
Per gentile concessione del Monastero di Bose.
