Luciano Manicardi – Commento al Vangelo di domenica 19 ottobre 2025

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La preghiera del debole

Laย preghieraย come lotta e intercessione (Es 17,8-13); la preghiera insistente e che non viene meno (Lc 18,1-8): questo il tema che unisce prima lettura e vangelo. La preghiera non come opera di forti, ma diย deboli: Mosรจ viene aiutato a sostenere le sue braccia stese nella preghiera; nel vangelo รจ una povera vedova che si fa soggetto di una preghiera insistente.

Deboli resi forti dallaย fedeย e che perseverano nella preghiera. Laย perseveranzaย come elemento di veritร  della preghiera e la preghiera come autentificazione della fede sono altri elementi che arricchiscono lโ€™insegnamento sulla preghiera contenuta nei testi biblici di questa domenica. Insegnamento che potrebbe suggerire ai pastori lโ€™idea di un cammino di catechesi sulla preghiera come elemento fondamentale di formazione alla fede trasmettendo lโ€™arte della vita spirituale.

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Mosรจ con le mani tese verso lโ€™alto nello sforzo dellโ€™intercessione, aiutato da due uomini che sostengono le sue braccia che diventano sempre piรน pesanti con il passare del tempo, รจ una bella immagine della fatica della preghiera. La preghiera รจ opus, lavoro, e come ogni lavoro, รจ faticoso, per il corpo come per lo spirito. Ma quella immagine indica anche un aspetto della dimensione comunitaria della preghiera. La comunitร  cristiana non รจ solo il luogo in cui si รจ chiamati a intercedere, ma anche a porsi a servizio della preghiera dellโ€™altro. Aiutarsi e incoraggiarsi nella fede e nella preghiera, รจ compito richiesto ai credenti nella comunitร  cristiana.

Lโ€™episodio narrato nel libro dellโ€™Esodo si focalizza maggiormente sullโ€™atteggiamento di Mosรจ che, ritto in piedi, teneva le mani alzate verso il cielo, che non sulla battaglia tra Israele e Amalek. La battaglia sembra fare da sfondo e proiettare su quelle mani tese verso lโ€™alto lโ€™immagine della lotta che viene cosรฌ riferita alla preghiera. Sono le mani tese nellโ€™atteggiamento della preghiera e della supplica che danno la vittoria, non le mani tese contro il nemico per colpire e uccidere. E che lโ€™atteggiamento di Mosรจ sia da intendersi come preghiera appare giร  da unโ€™antica aggiunta alla versione latina del libro di Giuditta in cui si dice che il sommo sacerdote Eliachim fece un giro in Israele mentre incombeva la minaccia portata dal generale nemico Oloferne e annunciรฒ al popolo che digiunava e pregava: โ€œSappiate che il Signore esaudirร  le vostre preghiere se persevererete nel digiuno e nella preghiera al cospetto del Signore. Ricordatevi di Mosรจ, servo del Signore: Amalek confidava nella sua forza, nella sua potenza, nel suo esercito, nei suoi scudi, nei suoi carri, nei suoi cavalieri, ed egli lo respinse non combattendo con la spada, ma offrendo preghiere sante.

Altrettanto avverrร  di tutti i nemici di Israele se persevererete nellโ€™opera che avete iniziatoโ€ (Gdt 4,12-14). Il passo dellโ€™Esodo mostra la fatica anche fisica che puรฒ arrivare a costare la preghiera. Il corpo partecipa alla preghiera, anzi, i Salmi โ€“ magistero di preghiera โ€“ sono โ€œcorpi in preghieraโ€ e chiunque prega sa come il corpo si faccia sentire: le mani tese verso lโ€™alto arrivano a pesare come se sostenessero macigni; le gambe a lungo inginocchiate arrivano a dolere; restare in piedi a lungo senza il conforto di una sedia affatica; vegliare nella notte appesantisce gli occhi che a fatica restano aperti e la testa ciondola per la stanchezza.

Emerge la dimensione della preghiera come lotta: si tratta di lottare con se stessi, con la tentazione di lasciar perdere, di cedere al cinismo, di sottrarsi alla fatica e alla stanchezza, di non perseverare. Il testo di Esodo presenta le mani di Mosรจ che si stancano e devono essere sorrette da altri: nella tradizione ebraica il termine Refidรญm, nome del luogo dove si svolge la battaglia tra Israele e Amalek (Es 17,8), viene interpretato nel senso di luogo in cui โ€œle mani diventano deboliโ€.

Le dimensioni di fatica e di lotta della preghiera dicono che essa non coincide con una preghiera naturale o con lโ€™innato senso di autotrascendimento dellโ€™uomo, cosรฌ come non รจ uno spontaneo moto dellโ€™animo o impulso interiore. La tradizione cristiana ha sempre affermato che la preghiera รจ ascesi, fatica, sforzo. Un detto dei padri del deserto recita: โ€œI fratelli chiesero al padre Agatone: โ€˜Padre, nella vita spirituale quale virtรน richiede maggiore fatica?โ€™ Dice loro: โ€˜Perdonatemi, ma penso che non vi sia fatica cosรฌ grande come pregare Dio. Infatti, quando lโ€™uomo vuole pregare, i nemici cercano di impedirlo, ben sapendo che da nulla sono cosรฌ ostacolati come dalla preghiera. Qualsiasi opera lโ€™uomo intraprenda, se persevera in essa, possederร  la quiete. La preghiera, invece, richiede lotta fino allโ€™ultimo respiroโ€™โ€ (Agatoneย 9).

Lโ€™immagine di Aronne e Cur che sorreggono le braccia di Mosรจ รจ una suggestiva evocazione della dimensione comunitaria e fraterna della preghiera, in cui si รจ chiamati non solo a pregare gli uni per gli altri, ma anche a sostenersi gli uni gli altri nella preghiera. La preghiera diventa allora una lotta condotta insieme. Nel Nuovo Testamento troviamo espressioni significative a questo proposito, come quando Paolo si rivolge ai cristiani di Roma esortandoli cosรฌ: โ€œLottate con me nelle preghiere che rivolgete a Dioโ€ (Rm 15,30), oppure quando scrive ai cristiani di Colossi dicendo loro che Epafra โ€œnon smette di lottare per voi nelle sue preghiereโ€ (Col 4,12).

La parabola evangelica della donna che continuamente si rivolgeva a un giudice per chiedergli, comโ€™era suo diritto, che le venisse fatta giustizia e si scontrava con lโ€™indifferenza e la non volontร  di ascoltarla da parte di quel giudice empio e disonesto, diviene immagine esemplare di una preghiera insistente, determinata, quotidiana, che non si arrende. Lโ€™evangelista introduce infatti la parabola affermando che Gesรน la pronunciรฒ per sottolineare โ€œla necessitร  di pregare sempre, senza stancarsi maiโ€ (Lc 18,1). Dove il non stancarsi significa il non venir meno, il non tralasciare, il non scoraggiarsi. Come non si scoraggia la donna della parabola di fronte alla non volontร  di esaudirla del giudice e continua a bussare a una porta che resta chiusa. Si tratta dunque di non desistere, di non perdersi dโ€™animo anche di fronte a situazioni che non si sbloccano.

Il comportamento della donna mostra un altro aspetto particolare della fatica della preghiera: la sua quotidianitร , e, in particolare, la suaย ripetitivitร . La ripetitivitร  รจ uno dei fattori che piรน possono rendere fastidiosa la preghiera e possono indurci ad abbandonarla, quasi senza accorgercene, nel lento passare del tempo. Ma la preghiera abbisogna di tempo ed รจ un dare tempo per il Signore. In questo emerge un altro aspetto che la rende faticosa e induce lโ€™essere umano a rifuggirla: dare tempo รจ dare vita. E il tempo passato in preghiera รจ โ€œsottrattoโ€ ad altro che si potrebbe fare e che puรฒ apparire piรน efficace.ย 

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La preghiera va dunque sottomessa alla prova della durata. Non a caso nel testo lucano ricorre una gran quantitร  di espressioni temporali: โ€œsempreโ€ (v. 1), โ€œper un poโ€™ di tempoโ€ (v. 4), โ€œpoiโ€ (lett.: โ€œdopo ciรฒโ€; v. 4); โ€œcontinuamenteโ€ (lett.: โ€œfino alla fineโ€; v. 5), โ€œgiorno e notteโ€ (v. 7); โ€œaspettare a lungoโ€ (altre traduzioni di un testo difficile: โ€œtarderร  nei loro riguardiโ€; โ€œtemporeggia con loroโ€; v. 7); โ€œprontamenteโ€ (v. 8). Ora, la ripetitivitร  รจ una struttura antropologica in cui la preghiera รจ chiamata a calarsi divenendo cosรฌ quotidiana, ordinaria. La ripetitivitร , il ritorno del medesimo, scandisce il ritmo delle giornate, dal mattino alla sera e dalla sera al mattino: le attivitร  umane conoscono la ripetitivitร  quotidiana. Unโ€™immagine troppo alta, sublime, stra-ordinaria della preghiera, rischia di scontrarsi con i ritmi del quotidiano. Ma proprio la ripetitivitร  รจย invito alla profonditร  e allโ€™interioritร : sfuggire il meccanicismo, la monotonia, significa entrare in uno stato di vigilanza, di attenzione e luciditร  interiore. E questa operazione รจ percepita come particolarmente ostica, come una difficoltร  che puรฒ portare a far provare ripugnanza per la preghiera.

I vv. 6-8 del testo di Luca operano il passaggio dalla parabola alla realtร  della vita di fede e della chiesa. Il testo si chiude con una domanda inquietante: โ€œIl Figlio dellโ€™uomo, quando verrร , troverร  la fede sulla terra?โ€ (Lc 18,8). Luca stabilisce un legame inscindibile tra fede e preghiera. Dopo aver mostrato il carattere impegnativo ed esigente della preghiera, egli si interroga circa il futuro della fede. Perchรฉ se viene meno la preghiera, anche la fede si estingue. La fede abbisogna di nutrimento e di convinzione. Ed รจ la preghiera che puรฒ alimentare la convinzione e darle continuitร . Lโ€™esempio della donna che continua contro tutto e contro tutti a chiedere giustizia รจ una bella illustrazione di coraggio e di fede. Di fede che si declina come coraggio. L’ingiustizia protratta nel tempo avrebbe potuto sfiancarla e indurla a desistere essendo evidente la sua impotenza di fronte allโ€™uomo potente. Ma grazie alla sua fede, lei trae forza dalla sua debolezza (cf. Eb 11,34) e proseguendo imperterrita la sua battaglia, riesce a spuntarla.

Per gentile concessione del Monastero di Bose.

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