Luciano Manicardi – Commento al Vangelo di domenica 17 Aprile 2022

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Dal buio alla fede

Il vangelo del giorno di Pasqua presenta lโ€™esperienza della resurrezione. La scoperta della tomba vuota conduce Maria di Magdala a darne la notizia a Pietro e al discepolo amato: questโ€™ultimo, entrato nel sepolcro, โ€œvide e credetteโ€. รˆ lโ€™inizio della fede pasquale. Da quel primo giorno della settimana la resurrezione di Gesรน diviene anche evento di parola, annuncio, anzi diviene la parola per eccellenza che la chiesa รจ chiamata ad annunciare e a testimoniare. Tuttavia, nel nostro testo non abbiamo ancora lโ€™annuncio pasquale, anzi, ciรฒ che Maria di Magdala corre a dire ai due discepoli รจ: โ€œHanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove lโ€™hanno postoโ€. Maria, preda della paura e dello sconforto, dร  per certezza che il corpo di Gesรน sia stato trafugato e la sua preoccupazione verte sul โ€œdoveโ€ ora si trovi la salma. Il racconto evangelico mostra dunque il divenire della fede pasquale presentandone il momento incoativo, lo sprigionarsi della scintilla che presto diverrร  un incendio. Lโ€™itinerario interiore che condurrร  al grido e allโ€™annuncio โ€œรˆ risortoโ€ passa attraverso la presa di coscienza delle evidenze di morte costituite dalle bende e dal sudario che avvolgevano la salma e dal sepolcro in cui essa era stata deposta. Lโ€™assenza di fede nella resurrezione viene giร  anticipata simbolicamente dallโ€™annotazione che โ€œera ancora buioโ€ (Gv 20,1) quando Maria di Magdala si recรฒ al sepolcro. Lei stessa era ancora nel buio. I suoi occhi non erano ancora stati illuminati e resi capaci di vedere al di lร  delle cose dalla parola della Scrittura (cf. Gav 20,9). E il โ€œbuioโ€ nella simbologia giovannea rinvia a ciรฒ che si oppone alla luce (Gv 1,5; 3,19), designa la situazione problematica dei discepoli nellโ€™assenza di Gesรน (Gv 6,17), รจ la condizione di incertezza e sbandamento in cui si trova a vagare chi non segue Gesรน (Gv 8,12), chi non crede in lui (Gv 12,46). Insomma, siamo sรฌ al โ€œprimo giorno della settimanaโ€ (Gv 20,1), ma non รจ ancora spuntata lโ€™alba, siamo ancora nel buio.

In questo contesto lโ€™evangelista presenta le reazioni di tre discepoli di fronte alla tomba vuota, e soprattutto la fede incoativa del discepolo amato che, viste le bende per terra ed entrato nel sepolcro vuoto, โ€œcredetteโ€ (Gv 20,8), o meglio, โ€œcominciรฒ a credereโ€. Solo cosรฌ si puรฒ infatti spiegare lโ€™annotazione che lโ€™evangelista pone a immediato commento di tale โ€œfedeโ€: โ€œNon avevano infatti ancora compreso la Scrittura che egli doveva risuscitare dai mortiโ€ (Gv 20,9). La fede pasquale non nasce dalla mera constatazione di una tomba vuota: questa puรฒ condurre anche a formulare lโ€™ipotesi di un trafugamento del corpo. I fatti vanno accostati alle parole della Scrittura e da essi illuminati: solo allora essi daranno vita alla fede pasquale. Fede che troverร  la sua pienezza con il dono dello Spirito che illumina le menti aprendole allโ€™intelligenza delle Scritture (cf. Lc 24,45).

Cโ€™รจ unโ€™ignoranza della Maddalena (โ€œnon sappiamo dove lโ€™hanno postoโ€: Gv 20,13) e dei discepoli (โ€œnon avevano ancora compresoโ€, lett.: โ€œnon sapevano ancora la Scritturaโ€: Gv 20,9) che accompagna il loro cammino verso la comprensione dellโ€™evento della resurrezione. Questo evento รจ lโ€™inaudito, lโ€™impensabile, lo sconcertante. รˆ il novum che Dio crea nel mondo. I discepoli sono totalmente impreparati allโ€™evento della resurrezione e faticano ad accedere alla rivelazione. Solo il discepolo amato, proprio per quel nascondimento del mistero di amore che lo lega a Gesรน, comincia a intuire e a lasciar spazio nel proprio animo alla novitร  compiuta da Dio.

Nei primi testimoni accorsi alla tomba vuota emerge lโ€™aspetto emotivo della relazione con quel Gesรน che avevano riconosciuto come loro Signore e per cui avevano abbandonato tutto. Maria di Magdala resta smarrita di fronte alla pietra ribaltata dal sepolcro, e corre, come mossa dal timore che sia successo qualcosa di irrimediabile: Maria teme di non poter vedere e toccare il corpo del suo Signore, teme di aver perso ogni punto di riferimento visibile della persona cara, anche lโ€™ultimo, quello caratterizzato da una lapide, un punto fermo inscritto nella terra, ove sia possibile raccogliere memorie e affetti. Maria corre e va subito, istintivamente, da Pietro e dal discepolo amato, i punti di riferimento del gruppo dei discepoli.

I due, a loro volta corrono, e la corsa esprime ansia, desiderio, volontร  di non perdere tempo o forse timore che sia giร  troppo tardi, e il discepolo amato corre piรน veloce di Pietro. Nel momento in cui il piano emotivo viene lasciato andare a briglia sciolta ognuno esprime se stesso senza piรน far valere le regole del gruppo. Giunto tuttavia al sepolcro, il discepolo amato attende Pietro e lascia che lui entri per primo, rispettando il primato stabilito dal Signore. Il piano emotivo e affettivo di Maria (che corre dai due discepoli) e del discepolo amato (che aspetta Pietro e lo fa entrare per primo nel sepolcro) restano ordinati e sottomessi allโ€™oggettivitร  comunitaria. Ma per guidare lโ€™emotivitร  e lโ€™affettivitร  alla fede piena occorreranno lโ€™intelligenza della Scrittura e la fede in essa, che รจ fondamento ineliminabile e oggettivante della fede pasquale e della vita ecclesiale.

Lโ€™itinerario di fede dei tre protagonisti รจ anche un itinerario del vedere: da un vedere che ha per oggetto la pietra ribaltata dal sepolcro e da cui nasce la supposizione che il corpo sia stato trafugato (vv. 1-2), al vedere che si incentra sulle bende (v. 5), poi sulle bende e sul sudario ripiegato (vv. 6-7), a un vedere che vede e basta, vede senza appuntarsi su un oggetto preciso (v. 8), che vede e sfocia su un inizio di fede che dovrร  essere completato dallโ€™ascolto delle Scritture (v. 9). Un vedere che vede lโ€™invisibile. La fede cristiana confessa e crede la resurrezione vedendo dei segni di morte. Ma non questi segni introducono alla fede nella resurrezione, bensรฌ solo lโ€™intelligenza dellโ€™amore (il โ€œdiscepolo amatoโ€) e la fede nelle Scritture. In effetti, nel discepolo amato che โ€œvide e iniziรฒ a credereโ€ vi รจ come la fede che nasce dallโ€™amore, o meglio, dal credere allโ€™amore con cui si รจ stati amati: fides ex charitate. Perchรฉ non basta che qualcuno ci ami, ma occorre credervi, porre la propria fiducia nellโ€™amore dellโ€™altro.

E comunque, in questa fede vi รจ anche un non ancora che chiede una pienezza e riguarda il comprendere la Scrittura (v. 9). รˆ la fede nella Parola del Signore e nel suo amore che consente di iniziare a credere la resurrezione in mezzo agli innumerevoli segni di morte che traversano la nostra vita e il nostro mondo. Vivere la fede come fede di essere amati dal Signore รจ alla base della fede nella resurrezione: il suo amore per noi non termina con la nostra morte. Questa fede, che interpreta il vuoto della tomba, puรฒ anche soccorrere la nostra vita nel momento del terrore del vuoto di amore e della paura dellโ€™abbandono che ci fa abitare nella morte. Dietro al discepolo amato vi รจ infatti ogni discepolo di Gesรน che nella storia รจ chiamato a entrare nella fede del Dio che lo ama.

Lโ€™atto di entrare nel sepolcro da parte di Pietro e poi del discepolo amato (vv. 6.8) ha una valenza simbolica. Noi entriamo, durante la nostra vita, in numerosi luoghi di morte (lutti, separazioni, abbandoni, fine di relazioni e di amicizie, incomunicabilitร ) e lasciamo anche entrare la morte in noi, divenendo noi un luogo di morte per gli altri (chiusura egoistica, arroganza, abuso, violenza, manipolazione, indifferenza). La fede nella resurrezione, che รจ al cuore della fede cristiana, non coincide con una semplice fiducia nella vita, ma crede la vita che nasce dalla morte grazie alla forza dellโ€™amore di Cristo. Essa consente di entrare nelle situazioni di morte guardando oltre la morte e vivendo la resurrezione, ovvero amando o cercando di amare come Cristo ha amato e, soprattutto, credendo al suo amore per noi.

Il nostro testo รจ anche attraversato da una domanda: Dove cercare il Signore? Dovโ€™รจ il Signore? Qual รจ il suo luogo? Per il discepolo amato, lโ€™assenza stessa del corpo di Gesรน diviene per lui evocatrice di una Presenza. La sua visione รจ animata dallโ€™intuizione spirituale che gli consente di iniziare un processo che giungerร  alla pienezza della fede attraverso la testimonianza della Scrittura. Di Gesรน restano i segni del corpo morto e assente, sicchรฉ il sepolcro (mnemeรฎon in greco: lett. โ€œmemorialeโ€) รจ memoria immota, cimiteriale, morta. La Scrittura, che sempre รจ segno di unโ€™assenza (lo scritto rimpiazza la presenza), รจ invece memoriale di un vivente e memoria vivificante: accostata al vuoto della tomba essa la riempie di una parola che รจ allโ€™origine della resurrezione perchรฉ รจ la parola stessa del Dio della vita. Cercare colui che รจ assente, vedere colui che non รจ visibile, trovare colui che non ha un luogo identificabile: questi sono gli elementi che caratterizzano la ricerca del Signore anche oggi. Da fuggire รจ la pretesa di sapere con certezza dove sia il Cristo, dove sia da cercare e dove no. Ha detto Gesรน: โ€œSe qualcuno vi dirร : โ€˜Ecco, il Cristo รจ qui, ecco รจ lร โ€™, non ci credeteโ€ (Mc 13,21). Gesรน invita a una non-fede che รจ necessaria alla fede nel Risorto. โ€œNon in modo osservabileโ€ viene il Regno, e nessuno puรฒ dire โ€œEccolo qui, eccolo lร โ€ (Lc 17,21). Pretendere di individuare e circoscrivere il luogo del Risorto รจ operazione idolatrica, fatta dai manipolatori del religioso, che non sopportano lโ€™insicurezza e la fatica della ricerca a cui obbliga il non est hic (โ€œnon รจ quiโ€: Mc 16,6).


A cura di: Luciano Manicardi
Per gentile concessione del Monastero di Bose