Luciano Manicardi – Commento al Vangelo di domenica 16 novembre 2025

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La faticosa perseveranza

Le letture bibliche della penultima domenica dellโ€™anno liturgico presentanoย lโ€™annuncio della venuta del giorno del Signoreย che sarร  di giudizio per gli uni e di salvezza e guarigione per altri nella pericope dellโ€™AT (Ml 3,19-20a) e, inserita nel discorso escatologico del terzo vangelo,ย unโ€™esortazione al discernimento e alla perseveranzaย rivolta da Gesรน ai suoi discepoli.ย 

Discernimentoย per non lasciarsi affascinare da coloro che strumentalizzano lโ€™esperienza di fede e manipolano lo spirituale per avere seguaci e โ€œfansโ€ (Lc 21,8) e per non scambiare come โ€œsegni della fineโ€ quegli eventi catastrofici e violenti come le guerre che fanno parte del quotidiano della storia (Lc 21,9). Il discernimento รจ volto a โ€œfare qualcosaโ€ di queste situazioni negative e poter cosรฌ perseverare senza scoraggiarsi. E qui la parola chiave รจ โ€œtestimonianzaโ€,ย martyrรญaย (Lc 21,1): โ€œAvrete allora occasione di dare testimonianzaโ€ o โ€œQuesto vi condurrร  a dare testimonianzaโ€. Il senso รจ che รจ possibile fare qualcosa di positivo anche di situazioni negative come violenze e ingiustizie subite.

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Cosรฌ legata al discernimento, laย perseveranzaย non ha nulla della rassegnazione e del passivo subire gli eventi, ma รจ un attivo prendere parte alla storia senza fughe dalla realtร , esercitando anzi un giudizio su persone e situazioni e dando cosรฌ un fondamento interiore e spirituale allโ€™agire. Nel testo evangelico odierno non si tratta dunque della fine del mondo, ma di ciรฒ che avviene โ€œprimaโ€ (Lc 21,9.12), nellโ€™oggi, nella storia, che appare cosรฌ ilย tempo della faticosa perseveranza.

La pericope evangelica si apre mettendo a confronto due sguardi. Due sguardi che guardano lo stesso oggetto ma che lo vedono in maniere differenti. A fronte di โ€œalcuniโ€ che ammirano la bellezza del tempio, Gesรน vede la prossima distruzione di tale costruzione: โ€œVerranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarร  lasciata pietra su pietra che non sia distruttaโ€ (v. 6). I primi non hanno visto male. La bellezza e maestositร  del Tempio erano proverbiali e, come attesta Giuseppe Flavio, impressionavano โ€œla mente e la vista. Poichรฉ infatti il Tempio รจ ricoperto ovunque di massicce piastre dโ€™oro, fin dal primo sorgere del sole era tutto un riflesso di bagliori, e a chi si sforzava di guardarlo, faceva abbassare lo sguardo come per i raggi del soleโ€.

La differenza รจ nella profonditร  dello sguardo. Gesรน guarda e vede lโ€™oggi alla luce del futuro. Come giร  aveva fatto su Gerusalemme piangendo su di essa per ciรฒ che il futuro le preparava (Lc 19,41-44), cosรฌ ora fa sul Tempio. E il successivo discorso presentato dalla pericope liturgica (Lc 21,8-19) sarร  orientato dalla prospettiva escatologica che porterร  Gesรน ad illuminare lโ€™oggi dei credenti e della comunitร  cristiana. Nella pagina profetica, Malachia guarda anchโ€™egli lโ€™oggi a partire dallโ€™annuncio della futura venuta del giorno del Signore (Ml 3,19), e lโ€™evento futuro gli consente di discernere e giudicare lโ€™oggi. Vengono rivelati โ€œi superbiโ€, gli โ€œarrogantiโ€, i ricchi che, basandosi sulle proprie fortune, si ritenevano al riparo da sventure, ma anche, come suggerisce di intendere lโ€™intero testo di Malachia, quei โ€œsacerdoti e fedeliโ€, dunque quei โ€œcredentiโ€, che mettevano in discussione lโ€™amore, lโ€™agire di Dio, la sua fedeltร , e si rifugiavano dietro a una prassi formale di obbedienza e ritualitร , avendo completamente perso lโ€™adesione interiore al Signore e la coscienza delle proprie azioni (Ml 1,2.6.7; 2,13-14.17; 3,8.13-15). Il messaggio รจ: il futuro discerne lโ€™oggi. Occorre leggere il presente con gli occhi di domani. E nella fede, il domani รจ โ€œil giorno del Signoreโ€, lโ€™avvento del Regno di Dio di cui il credente tenta di dare giร  nellโ€™oggi segni di realizzazione.

Le parole di Gesรน colpiscono i suoi interlocutori che reagiscono con una domanda che riguarda il quando del realizzarsi di โ€œqueste coseโ€ e quale ne sarร  โ€œil segnoโ€ (Lc 21,7). La domanda cerca di addomesticare la dimensione scioccante della rivelazione: conoscere il tempo preciso, sapere i segni che preparano tale evento consente di rendere meno destrutturante e piรน comprensibile, piรน intelligibile lโ€™evento stesso. Si tratta di una misura di protezione di sรฉ e anche di โ€œrazionalizzazioneโ€ di un fatto cosรฌ sconcertante per cui ciรฒ che ora รจ ammirato nella sua grandezza maestosa, in un futuro piรน o meno prossimo non sarร  che un cumulo di macerie. Gesรน interpreta bene la domanda e anche il suo non-detto, il sottofondo da cui nasce, e risponde in modo indiretto, da un lato con una messa in guardia dai falsi profeti, dallโ€™altro con lโ€™avvertimento a non ritenere segni della fine eventi calamitosi come guerre e rivolte (vv. 8-9). Dallโ€™evento storico della distruzione del tempio, Gesรน passa ad altri eventi verificabili storicamente e con cui avevano a che fare anche le comunitร  cristiane allโ€™epoca dellโ€™evangelista.

E il primo รจ particolarmente interessante. Gesรน dice: โ€œmolti verranno nel mio nome dicendo โ€˜Sono ioโ€™ e โ€˜il tempo รจ vicinoโ€™โ€. Il suo avvertimento รจ pertanto netto: โ€œNon seguiteliโ€ (Lc 21,9). Tanta รจ la forza e lโ€™autorevolezza con cui Gesรน ha rivolto la chiamata โ€œSeguimiโ€ a diverse persone, altrettanta ne troviamo qui nel reciso comando negativo e non mettersi alla sequela di impostori spirituali. Per Gesรน si tratta di un pericolo grave da cui guardarsi. Il rischio รจ di lasciarsi โ€œingannareโ€, โ€œtraviareโ€ (vb.ย planรกo: v. 8) da persone che si presentano come profeti, che parlano in nome di Gesรน, sono dunque cristiani, ma โ€œoccupanoโ€ la comunitร  cristiana avanzando pretese di autorevolezza tale che si paragonano perfino a Dio: lโ€™espressione โ€œIo sonoโ€ (egรณ eimi: v. 9) nellโ€™Antico Testamento designa il nome di Dio stesso. Dicendo โ€œIo sonoโ€ essi manipolano e sfruttano lo spirituale; dicendo โ€œil tempo รจ vicinoโ€ manipolano la storia e gli eventi. Dio e i fatti vengono piegati al volere e anche alla patologia di colui che erge il suo stesso io a dio e per cui la realtร  non รจ quella che รจ, ma quella che lui dice che รจ.

Vengono qui intravisti quei fenomeni che oggi nella chiesa chiamiamo abusi, anche se si tratta di un vocabolo che, allโ€™utilitร  di indicare chiaramente di cosa si parla, associa la debolezza di essere troppo generico per cui andrebbe diversificato e pluralizzato con termini differenti a indicare i diversi atti commessi: ci sono crimini, ci sono molestie, ci sono comportamenti inappropriati, abusi psicologici, spirituali, di potereโ€ฆ Per Gesรน, questi seduttori usano parole evangeliche, ma alla fine al centro ci sono loro, non Gesรน. Sete di protagonismo, ossessione di riconoscimento pubblico, volontร  di avere seguaci fedeli e ossequienti, mania di controllo, piacere nellโ€™esercizio del potere su altri, e il tutto coperto dallโ€™onorabilitร  dello spirituale, dalla fama di essere maestri della fede e profeti. E poichรฉ Gesรน sa che lo spazio dello spirituale รจ particolarmente delicato e vulnerabile, รจ cosciente del fatto che in esso abita anche la credulitร , lโ€™ingenuitร , la mancanza di discernimento, la semplicitร  che puรฒ essere sfruttata da persone senza scrupoli.

Gesรน poi avverte anche i suoi interlocutori di non cadere preda del terrore di fronte a guerre e sommosse (v. 9). Nessuna interpretazione apocalittica di eventi come guerre e violenze collettive che certamente colpiscono lโ€™immaginazione, turbano, vengono sentiti come eccedenti le misure normali dellโ€™umano e possono dare adito appunto a speculazioni apocalittiche. Il discorso di Gesรน, anche dopo aver evocato i fatti storici e i segni cosmici terrificanti (vv. 10-11), รจ tutto volto allโ€™oggi storico e al โ€œvoiโ€ (il pronome di seconda persona pluraleย hymeรฎsย ricorre otto volte nei vv. 12-19) dei credenti nella storia. โ€œPrima di tutto questoโ€: lโ€™attenzione di Gesรน, e dunque dei suoi discepoli e dei lettori del vangelo, non รจ sulla โ€œfineโ€ (v. 9), ma sul โ€œprimaโ€ (v. 12).

E il prima รจ il tempo in cui i credenti conosceranno emarginazioni, ostilitร , persecuzioni anche violente da parte di autoritร  politiche e religiose, e anche nellโ€™ambito famigliare. Colpisce che Gesรน comandi di non preparare la propria difesa quando si sarร  trascinati davanti a tribunali. Di per sรฉ la testimonianza davanti a un tribunale sarร  efficace se preparata con lโ€™aiuto di un avvocato e studiando la strategia da adottare. Per Gesรน la miglior preparazione, anzi, lโ€™unica, รจ non prepararsi, ma aprirsi allโ€™azione dello Spirito avendo fiducia nella promessa di aiuto da parte del Signore (โ€œIo vi darรฒ parola e sapienzaโ€: lett. โ€œbocca e sapienzaโ€: v. 14). Come i discepoli erano stati inviati in missione nella piรน totale povertร  e sprovvisti praticamente di tutto (Lc 9,3; 10,3-4), anche di fronte ai tribunali essi dovranno presentarsi totalmente spogli, senza difese preventive, mostrando anche in quei momenti cruciali il loro affidamento al Signore. Allora il credente potrร  sperimentare la protezione del Signore anche quando se subisce condanne, violenze, o perfino lโ€™uccisione. Lโ€™espressione โ€œneppure un capello del vostro capo andrร  perdutoโ€ (v. 18; cf. Lc 12,7) va intesa in senso simbolico della protezione che Dio accorda ai suoi e che accoglie con sรฉ nella vita eterna: โ€œCon la vostra perseveranza salverete le vostre viteโ€ (v. 19).

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Per gentile concessione del Monastero di Bose.

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