ยซNon mโinteressa il male, voglio soltanto conoscere il beneยป.
Citazione di John Martyn (un talento nel deserto musicale), allโanagrafe Iain David McGeachy, tra i piรน talentuosi musicisti britannici del secolo scorso. Nasce nel 1948 in un sobborgo di Londra, nel Surrey, da madre inglese e padre scozzese, entrambi cantanti dโopera. Vivrร tra lโInghilterra e la Scozia, morendo prematuramente in Irlanda il 29 gennaio 2009 nella cittร di Kilkenny.
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Fu un eccellente chitarrista acustico con una voce scurita chissร da quale tormento e ispessita da atteggiamenti autodistruttivi. Influenzato da forze oscure, il musicista e cantante Martyn si raccontรฒ senza remore nel disco Grace & Danger. Tale era lโoscuritร cantata in quellโalbum che la diffusione sul mercato discografico venne inizialmente bloccata dal manager Chris Blackwell, fondatore della storica Island Records.
Lo giudicรฒ inquietante nonostante la canzone Johnny Too Bad in cui Martyn pur definendosi cattivo, violento e ladro, desiderava vivere: ยซCamminando per la strada potresti sentire una voce direโฆ vieni Johnny, corri verso quel dolce giorno, corri verso quella roccia per salvartiยป. Nel primo album London Conversation si ascolta Cocain, un indizio della sua fragilitร . In versione 45 giri il titolo cambiรฒ in Cocaine.
A dieci anni dalla sua scomparsa, il suo talento emerge in mezzo al deserto musicale attuale. Ha composto musica di qualitร , pur dibattendosi tra le dipendenze che condizionarono pesantemente la carriera artistica. Sofferente e lunatico, beveva litri di superalcolici prima di esibirsi dal vivo, compromettendo molte esibizioni. Stazionava nei pub per sopportare la solitudine, si rifugiava nelle locande lerce di sudore e di birra per sentirsi a casa, in compagnia di amici con cui condividere la grandezza delle cose che amava di piรน.
La dimensione comunitaria era la realtร che cercava piรน di ogni altra cosa. Chi lo conobbe gli rimase affezionato, come Eric Clapton e Phil Collins. La comunitร era un seme che perรฒ non maturรฒ nella sua vita. Dissociato dal mondo, divenne estraneo agli altri e a sรฉ stesso. Il tentativo di rinascere รจ certificato dallโalbum The Church With One Bell. Obbligato dalla casa discografica Independiente a incidere un disco di cover per ragioni contrattuali, produsse un disco di corrispondenze tra musica e spiritualitร cristiana.
Interpellรฒ Dio per trovare una soluzione alle sue sofferenze. Album edito nel 1998 in tiratura limitata e accompagnato da uno slogan pubblicitario infelice: ยซRecita le tue preghiere con il nuovo disco di John Martynยป. The Church With One Bell fu presto dimenticato. I pochi vinili distribuiti sono pressochรฉ introvabili, alla portata di pochi e ricchi collezionisti. Apparve in rete nel 2008 su We7, uno dei primi servizi di musica in streaming fondato da Peter Gabriel.
Nonostante sia ascoltabile ovunque grazie al web, lโalbum rimane un lavoro sottovalutato rispetto a Solid Air, lp che nel 1973 consacrรฒ John Martyn al successo mondiale. La canzone omonima รจ per Nick Drake. Un inno allโamicizia con Nick e alla disperazione che avvolse entrambi. Erano legati lโuno allโaltro, ma dissimili. Disse John di Nick Drake: ยซPosso suonare dovunque, se la gente non sta zitta le urlo di fare silenzio… Nick, semplicemente, non potevaยป.

Attitudine rara negli artisti invece affamati di notorietร . Per capire il modus cantandi di Martyn e il valore della sua scrittura azzardiamo un parallelo con Dante Alighieri. Ascoltare un disco di John Martyn รจ come leggere versi del primo canto dellโInferno: si sente la paura di camminare nella selva oscura. Nelle sue storie lโascoltatore solleva lo sguardo verso la cima di un colle illuminato dai primi raggi del sole, nonostante lโoscuritร intorno. John Martyn cercรฒ la salvezza affondando i denti nelle parole e nella musica degli altri, cantando stati depressivi misti a unโimprovvisa voglia di vivere. The Church With One Bell riferisce di un dolore sordo onnipresente nelle cover riscritte e tradite, come se fossero appartenute a Martyn e manipolate a piacimento.
Mostra questa capacitร interpretativa in Strange Fruit e The Sky Is Crying. Il testo durissimo di Strange Fruit esplode virulento dalla bocca di John Martyn. Il suo canto fa emergere il dramma di quei neri impiccati a un albero con gli occhi strabuzzati e le bocche storte. Sono loro il frutto che i corvi strapperanno, che il sole farร marcire in quellโodore di carne bruciata. Un maschio, pure bianco e scozzese, ha retto il confronto con un brano che รจ un pezzo di storia americana e che tutti ricordano per lโinterpretazione di Billie Holiday.
Nella versione originale di The Sky Is Crying del bluesman Elmore James si profetizza una catastrofe imminente, quasi una punizione dal Cielo. Nellโesecuzione addolorata di Martyn il Signore piange sui suoi figli, si sente il ticchettio delle lacrime che scendono come pioggia sulle strade degli uomini. The Church With One Bell รจ soprattutto un dialogo angoscioso tra la creatura e il Creatore lungo dieci canzoni. Pur se vicino al buddismo, John Martyn si confrontรฒ con brani contigui alla religione cristiana come Excuse Me Mister di Ben Harper, How Fortunate The Man With None dei Dead Can Dance e Glory Box dei Portishead, versi che scandiscono la via crucis personale di Martyn, stazione dopo stazione. Nel pezzo di Ben Harper si domanda a Dio perchรฉ i suoi figli uccidono gente innocente e inquinano il pianeta.
Nella canzone dei Dead Can Dance, John si confronta con una versione monumentale di un testo scritto dal drammaturgo e poeta Bertolt Brecht. Se la virtรน del timore di Dio non basta a frenare gli impulsi omicidi degli uomini, in che modo agire per combattere lโodio e cosa fare con i pigri che se ne stanno seduti e indifferenti di fronte al male? Per ogni traccia John scrisse considerazioni corrosive lunghe appena due o tre parole. Indicรฒ Godโs Song di Randy Newman una canzone in cui il Signore parla e lโuomo tace. Definisce la canzone introduttiva al disco, Heโs Got All The Whiskey, un brano sulla dipendenza dal whiskey e dallโindipendenza da Dio. I brani di Randy Newman e di Bobby Charles sono estratti da album in cui viene citato Gesรน Cristo.
Nel disco omonimo Bobby Charles cโรจ Save Me Jesus, mentre nel capolavoro di Randy Newman Sail Away suona il brano He Gives Us All His Love. Le influenze di Charles e di Newman nellโalbum di cover di John Martyn sono evidentissime. Dichiarรฒ in unโintervista pubblicata il 1ยฐ febbraio 1999 sulla rivista italiana ยซBuscaderoยป: ยซThe Church With One Bell deve il titolo al posto dove abito, in Scozia: cโรจ questa chiesa con una sola campana che ho visto per tutta la mia vita, e ogni volta che la guardo mi ricorda che sono sempre senza soldi. Questa รจ la storia. Esattamente come quando mi hanno proposto un contratto, se soltanto avessi fatto un disco di cover. Beh, mi sono detto, qual รจ il problema? Non ho mai fatto niente con un progetto preciso: sono sempre partito con lโidea di andare dritto al nocciolo della questione e quindi non mโimportava se le canzoni erano dei Portishead, di Robert Johnson, di Ben Harper o di Debussy. Voglio dire: o ti smuovono qualcosa dentro, o non te lo smuovono. Questa รจ stata la base della mia scelta. Ho messo giรน una quindicina di brani e poi abbiamo scelto quelli che sono andati sul discoยป.
A causa di unโinfezione, gli fu amputata la gamba destra al di sotto del ginocchio; la metafora della chiesa con una campana sola, quella che appare in copertina in una foto di Lawrence Watson (uno dei fotografi piรน richiesti dalle rockstar), rappresentava la sua condizione fisica, oltre che la sua povertร economica.
The Church With One Bell รจ un disco carico di spavento riguardo la morte che veglia sulla vita. La musica non sempre concede un abbraccio rassicurante, non ha finali lieti. In questo disco รจ custodita la memoria di un musicista che ha trascorso un lungo inverno, cercando di non cedere mai allo sconforto rimanendo in piedi su una carrozzina. I campanili hanno piรน campane per far sentire la festa nello scampanio. John possedeva una sola gamba, una campana, un talento, una voce. Quanto basta per svegliarci dallโignavia e da quel sonno dantesco che ci fa abbandonare la vera strada verso il Paradiso.
A cura di p. Massimo Granieri per l’Osservatore Romano
