Don Luciano Labanca – Commento al Vangelo del 2 Ottobre 2022

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Fede intensa e umiltà profonda

Cosa chiediamo al Signore nella nostra preghiera? Spesso gli presentiamo bisogni materiali, come la guarigione da una malattia fisica per noi o per qualcuno a cui vogliamo bene,  qualche volta l’aiuto per realizzare un progetto o un desiderio. Tutto questo non è illegittimo, ma forse secondario. Il Vangelo di oggi, attraverso la richiesta degli apostoli, che ha il sapore di una preghiera, ci invita a chiedere al Signore qualcosa di più profondo: aumentare la nostra fede.

In primo luogo si deve notare che la stessa preghiera è espressione della fede. Quindi, per pregare, è importante che un po’ di fede ci sia già. Se non credo che ho di fronte a me una persona viva a cui parlare, come posso chiedergli qualcosa?   Questa fede, dall’altro canto, viene anche accresciuta e nutrita dalla preghiera: ecco perché chiedere al Signore di intervenire.

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La virtù della fede consiste in quello spazio fiduciale in cui riconosciamo che da soli non possiamo salvarci e abbiamo bisogno della sua grazia, del suo intervento divino per essere salvati. Questo spazio fiduciale è un dono da chiedere e coltivare costantemente nel nostro dialogo filiale con il Padre. Gesù, rispondendo alla richiesta degli apostoli, offre l’immagine del gelso, l’albero dalle radici più forti e profonde, che per un solo pizzico di fede, grande quanto un granello di senape, il più piccolo seme presente in natura, potrebbe essere facilmente sradicato.

La fede, dunque, non si misura in quantità, ma in intensità e, quando è forte, può davvero trasformare il mondo, perché lascia fare a Dio: è la porta attraverso la quale Egli agisce nel mondo e nella storia. Accanto all’esigenza di una fede profonda e radicale, Gesù invita anche a coltivare un’altra virtù, che va di pari passo con essa e che ne è il presupposto: l’umiltà. Solo chi si fa piccolo, è capace di riconoscere il bisogno che ha dell’Altro.

Attraverso l’immagine del padrone esigente verso il servo, Gesù non vuole certamente presentare l’immagine di Dio: Egli non agisce in modo esigente e opprimente verso i suoi servi, come i signorotti del tempo di Gesù – e forse anche dei nostri tempi! – ma vuole piuttosto sottolineare l’atteggiamento che il discepolo dovrebbe avere verso di Lui.

Chi ha la grazia di aver fede e seguire il Signore deve vivere e comportarsi da servo, come Cristo stesso ha fatto, senza pretenziosità, ma soltanto donando gratuitamente la propria vita: Cristo Gesù – come ci ricorda San Paolo – “pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo” (Fil 2,6-7).

Le esigenze del discepolato sono certamente alte, ma in fin dei conti vale la pena accoglierle, per rimanere nell’amicizia di un “Padrone” che ci ama.

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