Don Luciano Labanca – Commento al Vangelo del 11 Settembre 2022

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Eterna è la sua misericordia

Lo splendido trittico che San Luca ci presenta nel capitolo 15 del suo Vangelo, attraverso le tre parabole della misericordia, è stato saggiamente definito da qualcuno come “il Vangelo nel Vangelo”. Ed è proprio vero! Il cuore dell’annuncio cristiano sta tutto nell’amore misericordioso di Dio, che, mentre eravamo ancora peccatori, ha mandato il suo unico Figlio per salvarci (cfr. Rm 5,6).

Questo amore sovrabbondante di Dio, che supera ogni merito e umana considerazione, è pienamente descritto attraverso questi tre racconti sotto forma di parabole. I primi versetti ci aiutano a comprendere il senso del messaggio: i farisei e gli scribi, detentori della giustizia legale, non accettano che questo Rabbi possa permettere che pubblicani e peccatori, “ingiusti” per eccellenza, gli ronzino attorno. Gesù – attraverso il linguaggio semplice ed espressivo delle parabole – dà a loro e a noi una lezione eterna, come “eterna è la sua misericordia” (Sal 135,1).

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Prima il Maestro ci presenta un pastore che è disposto a lasciare le sue novantanove pecore, per cercare quella perduta. Chi lo farebbe? Nessuno, se non Dio solo. Per Lui una sola anima, vale tutta l’umanità! Noi, invece, facciamo spesso questioni di numeri. Poi ci presenta la figura di questa donna paziente e coscienziosa, che per ritrovare una delle dieci monete che ha perduto, è disposta ad ispezionare tutto il pavimento sabbioso della sua casa con pazienza e fatica, pur di ritrovarla.

Chi lo farebbe? Nessuno, in verità, se non Dio solo. Egli, infatti, non prende pace, finché tutti i suoi figli non sono al sicuro nel tesoro del suo cuore.

Più che un commento, poi, la terza parabola, quella del Padre misericordioso, meriterebbe solo di essere contemplata, cercandovi la propria collocazione. Chi siamo? Il figlio che si allontana? Purtroppo molto spesso, quando presi dal vortice del peccato, delle fatue illusioni del mondo o dalla cecità del nostro orgoglio, rinneghiamo l’amore della casa paterna. È questo il senso del peccato. Siamo forse il figlio che rimane? Capita spesso anche questo, quando irrigiditi sui nostri schemi, vediamo in Dio piuttosto un padrone, che un Padre.

La certezza in ogni caso sta tutta in quello sguardo paziente e instancabile del Padre che ci attende, sperando in ogni nostro piccolo passo indietro sulla strada di casa, quando siamo il figlio minore, oppure che esce a supplicarci, perché vincendo le nostre durezze e rigidità, possiamo entrare a far festa con Lui, riscoprendo che il suo amore è sempre fedele.

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