‘Immagini del Dio vivente’ con Enzo Bianchi. 2a puntata. ‘L’icona della Natività’.

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In questa seconda puntata del ciclo dedicato alle icone, ci soffermiamo, sempre in compagnia di Enzo Bianchi, Priore della Comunità monastica di Bose, su quelle in cui si rappresenta la Natività. Le icone analizzate sono: una Natività della Scuola di Novgorod, dei primi del XV secolo e quella di Giotto che decora la Cappella degli Scrovegni (in alto); proseguendo cronologicamente con accenni a quelle realizzate da Beato Angelico, Lorenzo Costa, Caravaggio, Gherardo delle Notti e Alberto Giacometti.
Come per le Trinità, anche qui è evidente il legame indissolubile tra l’icona orientale e la Scrittura. Nella Natività di Novgorod (in basso) è il Vangelo che si fa immagine: l’unico elemento che non è riportato nella Bibbia è il lavaggio del bambino che si svolge in basso. Le rappresentazioni della Natività in Occidente, invece, vengono riempite di presenze anacronistiche: personaggi spesso vestiti con gli abiti dell’epoca del pittore, paesaggi medievali, fino alle rappresentazioni della semplice nascita avvenuta quasi fuori da ogni contesto storico. In tutte, però, c’è il divino, in tutte l’invisibile. Ascolta la seconda puntata.

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In questa seconda puntata del ciclo dedicato alle icone, ci
soffermiamo, sempre in compagnia di Enzo Bianchi, Priore della Comunità
monastica di Bose, su quelle in cui si rappresenta la Natività. Le
icone analizzate sono: una Natività della Scuola di Novgorod, dei primi
del XV secolo e quella di Giotto che decora la Cappella degli Scrovegni
(in alto); proseguendo cronologicamente con accenni a quelle realizzate
da Beato Angelico, Lorenzo Costa, Caravaggio, Gherardo delle Notti e
Alberto Giacometti.
Come per le Trinità, anche qui è evidente il
legame indissolubile tra l’icona orientale e la Scrittura. Nella
Natività di Novgorod (in basso) è il Vangelo che si fa immagine:
l’unico elemento che non è riportato nella Bibbia è il lavaggio del
bambino che si svolge in basso. Le rappresentazioni della Natività in
Occidente, invece, vengono riempite di presenze anacronistiche:
personaggi spesso vestiti con gli abiti dell’epoca del pittore,
paesaggi medievali, fino alle rappresentazioni della semplice nascita
avvenuta quasi fuori da ogni contesto storico. In tutte, però, c’è il
divino, in tutte l’invisibile.

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Fonte:
Radio Rai 3 – Il presente file mp3 è linkato direttamente al sito Rai, pertanto non è stato in alcun modo alterato.

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