Il testo ed il commento al Vangelo del 5 marzo 2016 – Lc 18, 9-14, ย Tempo di Quaresima – Terza settimana del Tempo di Quaresima.
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- Pubblicitร -
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- Colore liturgico: viola
- Le letture del giorno: Os 6, 1-6; Sal.50; Lc 18, 9-14
Lc 18, 9-14
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesรน disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
ยซDue uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava cosรฌ tra sรฉ: “O Dio, ti ringrazio perchรฉ non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adรนlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietร di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornรฒ a casa sua giustificato, perchรฉ chiunque si esalta sarร umiliato, chi invece si umilia sarร esaltatoยป.
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
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L’amore prima del mondo. Papa Francesco scrive ai bambini
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Commento al Vangelo di Lc 18, 9-14
Commento a cura dei giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire, Bassano Romano (VT)
[ads2]Nel cuore della preghiera.
Tra i vari moventi della preghiera dobbiamo mettere tra i primi posti da una parte la consapevolezza della nostra estrema povertร e dell’altra la certezza che colui che invochiamo รจ in grado di soccorrerci. Tutto ciรฒ sgorga essenzialmente dalle tre virtรน teologali, che ci orientano verso Dio: la fede, la speranza e la caritร . Tutte le virtรน cristiane sono perรฒ correlate tra loro, per cui le individuiamo subito un’altra, che costituisce un indispensabile supporto a quelle menzionate: l’umiltร . Essere umili significa riconoscere ciรฒ che siamo, riconoscere con la migliore gratitudine i doni di Dio, riconoscere nella sua veritร sia il bene di cui siamo capaci, sia il male di cui siamo responsabili. Sono queste le migliori premesse della preghiera. I due protagonisti del vangelo odierno si contrappongono nettamente offrendoci l’uno una bella testimonianza di preghiera autentica, l’altro un cattivo esempio di umana presunzione. Il fariseo infatti fa vanto delle sue azioni e, pur ringraziando Dio, le attribuisce a se stesso. La sua, piรน che una preghiera, รจ un soliloquio di auto gratificazione. Con un giudizio assolutamente personale, si ritiene migliore degli altri uomini, migliore anche del pubblicano, che guarda con sufficienza e disprezzo. Piรน che pregare, egli ci da l’impressione di chi sta presentando al Signore le proprie credenziali; non ha nulla da chiedere, ha solo da offrire, con palese orgoglio, la sua presunta giustizia. Com’รจ diverso l’atteggiamento del vero orante: il pubblicano, riconoscendosi peccatore, si tiene a doverosa distanza da Dio e, in una serena mortificazione, non osa neanche di levare gli occhi verso il cielo, verso la dimora del Dio altissimo. Si riconosce reo di peccato e, mosso da sincero pentimento, si batte il petto e implora la misericordia divina: ยซO Dio, abbi pietร di me, peccatoreยป. ร illuminate per noi la conclusione che Gesรน trae al termine della parabola: ยซIo vi dico: questi tornรฒ a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perchรฉ chi si esalta sarร umiliato e chi si umilia sarร esaltatoยป. Abbiamo una evidente e pressante alternativa: o accettare ed adeguarci alle sfide innumerevoli che il mondo ci lancia e in questo caso l’orgoglio รจ sicuramente l’arma piรน efficace, o fidarci di Dio e affidarci a lui come umili mendicanti, ma stracolmi di fiducia in lui.


