Il cammino delle Scritture: dalla storia alla parola e al testo. Lectio di S.Em. Card. G.Betori

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Le Bibbie Atlantiche del secolo XI

Presentazione del volume Les Bibles Atlantiques. Le manuscripte biblique ร  lโ€™รฉpoque de la rรฉforme de lโ€™ร‰glise du XIe siรจcle,

Sous la direction de Nadia Togni, Firenze, SISMEL โ€“ Edizioni del Galluzzo, 2016.

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Perugia, Palazzo dei Priori, Sala dei Notari Sabato 24 marzo 2018

ยซPortami i libri, soprattutto le pergameneยป (2Tm 4,13)

Il cammino delle Scritture: dalla storia alla parola e al testo

Nel titolo di questo mio intervento ho posto alcune parole che incontriamo sul finire della seconda lettera dellโ€™apostolo Paolo a Timoteo e che appartengono alla vita quotidiana di un annunciatore del Vangelo del primo secolo: ยซVenendo, portami il mantello, che ho lasciato a Trรฒade in casa di Carpo, e i libri, soprattutto le pergameneยป (2Tm 4,13)

Non รจ questo il luogo per discutere un problema su cui si confrontano gli esegeti neotestamentari: quello dellโ€™autenticitร  paolina o meno delle cosiddette lettere pastorali. Che la seconda lettera a Timoteo sia stata scritta da Paolo oppure essa sia opera di un autore sconosciuto della successiva generazione, appartenente allโ€™ambiente erede dellโ€™apostolo, nel contesto della presente riflessione puรฒ essere considerato un fatto secondario. Nel caso, infatti, in cui si voglia riconoscere la paternitร  paolina dello scritto, รจ chiaro che nelle notizie che lโ€™apostolo offre della sua situazione nella prigionia โ€“ e soprattutto nelle disposizioni a riguardo di alcuni suoi effetti personali โ€“ si riflette la situazione di vita quotidiana di Paolo in cui, a quanto sembra, un ruolo significativo viene svolto da un patrimonio librario che egli vuole con sรฉ. Qualora invece si voglia attribuire la seconda lettera a Timoteo a uno sconosciuto autore della generazione postapostolica, che vuole mostrare la pertinenza della figura e del pensiero di Paolo per la soluzione dei nuovi problemi che la Chiesa si trova ad affrontare, le brevi annotazioni di vita quotidiana o sono tratte da un biglietto autentico di Paolo โ€“ e qui inserite nello scritto pseudoepigrafo per dare autorevolezza alla lettera โ€“, ovvero, se creazione anchโ€™esse dello sconosciuto autore, sono da vedere come un mezzo con cui questi vuole offrire unโ€™immagine credibile dellโ€™apostolo โ€“ a nome del quale, per cosรฌ dire, ha preso la parola โ€“, di cui la richiesta del mantello sottolineerebbe la sobrietร  e quella dei libri la dedizione alla Parola e al suo annuncio.

Entrando nellโ€™esegesi del testo, va anzitutto notato che la richiesta del mantello puรฒ essere intesa sia come lโ€™esigenza di rispondere a un bisogno materiale, di protezione del corpo, mentre si sta avvicinando lโ€™inverno โ€“ Paolo subito dopo inviterร  Timoteo a raggiungerlo con queste parole: ยซAffrรฉttati a venire prima dellโ€™invernoยป (2Tm 4,21) โ€“, sia come indicazione che lโ€™apostolo si attiene allo stile di povertร  che Gesรน ha chiesto ai missionari โ€“ ricordiamone le parole rivolte agli apostoli nellโ€™invio in missione:

ยซStrada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli รจ vicino. [โ€ฆ] Non procuratevi oro nรฉ argentoโ€ฆ nรฉ denaroโ€ฆ, nรฉ due tunicheยป (Mt 10,7.9-10) โ€“ e che Paolo stesso, nella prima lettera a Timoteo, ha proposto come ideale di comportamento per sรฉ e per i suoi collaboratori: ยซQuando dunque abbiamo di che mangiare e di che coprirci, accontentiamociยป (1Tm 6,8). Non manca peraltro chi vede nella richiesta del mantello un gesto con cui viene ribadita la funzione dellโ€™apostolo come portatore della parola di Dio, sulla scia degli antichi profeti, che proprio nel trasmettere il proprio mantello esprimevano la successione del ministero. Cosรฌ era stato tra Elia ed Eliseo (cfr. 1Re 19,19) e cosรฌ potrebbe fare Paolo, che sente ormai vicina la conclusione della sua vita, nei confronti di Timoteo.

Questo contesto di annuncio e di missione ci orienta nellโ€™inquadrare il significato del secondo genere di oggetti che Paolo chiede a Timoteo di portargli: ยซi libri, soprattutto le pergameneยป. Paolo fino allโ€™ultimo, anche nella condizione di prigioniero, non smette di sentirsi un evangelizzatore, e Luca ne dร  testimonianza nella conclusione degli Atti, quando lo descrive agli arresti domiciliari nella prigionia romana, forse quella in cui si collocano le parole della lettera, a meno che esse non debbano essere situate nel contesto di una successiva prigionia paolina, che la tradizione individua come quella che si concluse con il martirio. Queste le parole degli Atti che illuminano su come lโ€™apostolo vivesse i giorni della prigionia: ยซPaolo trascorse due anni interi nella casa che aveva preso in affitto e accoglieva tutti quelli che venivano da lui, annunciando il regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signore Gesรน Cristo, con tutta franchezza e senza impedimentoยป (At 27,30-31). Anche nella prigionia Paolo resta un evangelizzatore e la sua predicazione ha bisogno di ancorarsi alla parola di Dio scritta.

E questo รจ senzโ€™altro il contenuto dei libri, vale a dire i rotoli di papiro, che Paolo chiede a Timoteo. Il testo greco della lettera utilizza la parola biblรญa per designare questi scritti, ma ovviamente il termine non designa qui lโ€™intera raccolta delle Sacre Scritture; questo significato del plurale di biblรญon apparirร  solo nel IV secolo d.C. per diventare poi un singolare femminile nel latino: bรฌblia. Nel nostro testo i biblรญa sono vari libri che possiamo perรฒ identificare verosimilmente in libri appartenenti alle Scritture ebraiche, testi che nella predicazione apostolica fungevano da strumenti interpretativi dellโ€™evento cristiano. Altri scritti รจ difficile pensare potessero interessare allโ€™apostolo, che a questa richiesta aggiunge anche quella di pergamene che appaiono stargli particolarmente a cuore. Che si tratti anche in questo caso di rotoli oppure di fogli che formano un codice o in vista di farne un codice non รจ specificato, ma quellโ€™avverbio โ€“ mร lista ยซsoprattuttoยป โ€“ che introduce la richiesta dice che Paolo tiene molto a queste pergamene: si tratta di suoi scritti? ovvero di materiale con cui scrivere le sue lettere? Tutto lascia pensare che si tratti di carte che hanno a che fare con la persona di Paolo e la sua missione di apostolo.

Ho indugiato un poco nellโ€™illustrare le parole della lettera pastorale, in quanto in quei brevi cenni di vita quotidiana troviamo presenti tutti e tre i fattori costitutivi del cammino delle Scritture come li ho elencati nel sottotitolo del mio intervento. Ciรฒ che noi chiamiamo sacra Scrittura ha il suo momento sorgivo nella storia che Dio compie con lโ€™umanitร : nel caso che abbiamo ora preso in esame si tratta della vicenda umana dellโ€™apostolo Paolo, colto nel momento della sua prigionia, mentre sente ormai vicino a sรฉ il compimento del suo itinerario terreno. Cosรฌ infatti si trova scritto qualche riga prima in questa stessa lettera: ยซIo sto giร  per essere versato in offerta ed รจ giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerร  in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazioneยป (2Tm 4,6-8). Davanti a noi รจ la storia della salvezza che si compie nella vita di Paolo. Questa vicenda umana si intesse con la missione di annuncio del vangelo, di cui Paolo รจ apostolo, e si esprime nella parola della predicazione con cui Paolo lega tra loro le vicende del popolo di Dio, la vicenda salvifica della presenza storica di Cristo e le vicende sue e delle sue Chiese. La storia si fa parola.

Infine, questa parola annunciata diventa una parola scritta; cosรฌ era accaduto per le tradizioni dโ€™Israele diventate i libri delle Scritture ebraiche, che Paolo vuole con sรฉ; cosรฌ sta accadendo per le tradizioni riguardanti Gesรน di Nazaret che in questi stessi anni vanno prendendo forma letteraria in raccolte, di diverso genere, che confluiranno nei nostri vangeli; cosรฌ accade nella stanza di Paolo โ€“ sia essa reale o ideale โ€“, in cui la coscienza dellโ€™apostolo e dei suoi, la parola da lui annunciata, quella con cui egli ha interpretato il cammino suo e della Chiesa, prende la forma di una lettera che noi oggi riconosciamo โ€“ anchโ€™essa, insieme alle antiche Scritture, ai sacri Vangeli e ad altri scritti dellโ€™epoca apostolica โ€“ come parola di Dio.

Tutto questo troviamo esposto nelle parole con cui il Concilio Vaticano II, nella Costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione Dei Verbum, ha formulato la fede della Chiesa. Mentre abbiamo negli occhi lo splendore delle Bibbie Atlantiche, composte di quello stesso materiale, la pergamena, che Paolo voleva con sรฉ, non possiamo dimenticare che ciรฒ che esse tramandano con tanto splendore ha le sue radici nella storia. Non รจ una veritร  astratta, una dottrina fuori dal tempo, che ci si impone come un assoluto disincarnato. Nelle pagine di queste Bibbie sono scritte parole che scaturiscono dal groviglio delle vicende umane in cui Dio si รจ voluto fare presente. Cosรฌ ne parla il testo conciliare: ยซPiacque a Dio nella sua bontร  e sapienza rivelare se stesso e far conoscere il mistero della sua volontร  (cfr. Ef 1,9), mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, nello Spirito Santo hanno accesso al Padre e sono resi partecipi della divina natura (cfr. Ef 2,18; 2Pt 1,4). Con questa rivelazione infatti Dio invisibile (cfr. Col 1,15; 1Tm 1,17) per il suo immenso amore parla agli uomini come ad amici (cfr. Es 33,11; Gv 15,14-15) e si intrattiene con essi (cfr. Bar 3,38), per invitarli e ammetterli alla comunione con sรฉ. Questa economia della rivelazione avviene con eventi e parole intimamente connessi tra loro, in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina e le realtร  significate dalle parole, e le parole proclamano le opere e illuminano il mistero in esse contenuto. La profonda veritร , poi, su Dio e sulla salvezza degli uomini, per mezzo di questa rivelazione risplende a noi nel Cristo, il quale รจ insieme il mediatore e la pienezza di tutta la rivelazioneยป (Dei Verbum, 2).

Tra i molti elementi significativi di questo testo cosรฌ ricco, ne sottolineo due, utili per la nostra riflessione e decisivi per quanto hanno suscitato nella vita ecclesiale. Il primo รจ la presentazione della rivelazione divina non come trasmissione di nozioni attorno al mistero di Dio, ma come incontro tra Dio e lโ€™uomo. Un incontro amicale, la cui connotazione peculiare รจ dunque quella della comunicazione di sรฉ, con cui i due interlocutori si aprono reciprocamente, in un atto che รจ sรฌ di conoscenza ma di una conoscenza dโ€™amore, in quanto ha come fine la comunione. In questo orizzonte vengono meno le contrapposizioni che hanno appesantito il dibattito teologico nel passato, quelle tra dono della fede e risposta della fede, contenuti della fede e atto di fede, realtร  che non sono certamente negate nella loro specificitร , ma vengono percepite come dimensioni dellโ€™unico evento dellโ€™incontro personale in cui la rivelazione consiste, un incontro che ha il suo vertice nellโ€™unitร  della persona di Cristo, in cui Dio e uomo sono uno.

Troviamo qui le radici di espressioni che ci stanno diventando care nel parlare di fede, come le parole con cui Benedetto XVI aprรฌ la sua prima enciclica:

ยซAllโ€™inizio dellโ€™essere cristiano non cโ€™รจ una decisione etica o una grande idea, bensรฌ lโ€™incontro con un avvenimento, con una Persona, che dร  alla vita un nuovo orizzonte e con ciรฒ la direzione decisivaยป (Deus Caritas est, 1). Gli fa eco il Messaggio al popolo di Dio che nellโ€™ottobre 2012 concluse la XIII Assemblea ordinaria del Sinodo dei Vescovi:

ยซLa fede si decide tutta nel rapporto che instauriamo con la persona di Gesรน, che per primo ci viene incontro. Lโ€™opera della nuova evangelizzazione consiste nel riproporre al cuore e alla mente, non poche volte distratti e confusi, degli uomini e delle donne del nostro tempo, anzitutto a noi stessi, la bellezza e la novitร  perenne dellโ€™incontro con Cristoยป (Messaggio, 3). Su questa stessa linea si pone la predicazione di Papa Francesco, di cui, in questa terra umbra, richiamo le parole pronunciate nel 2013 ad Assisi per la festa di San Francesco: ยซChe cosa testimonia san Francesco a noi, oggi? [โ€ฆ] La prima cosa che ci dice, la realtร  fondamentale che ci testimonia รจ questa: essere cristiani รจ un rapporto vitale con la persona di Gesรน, รจ rivestirsi di lui, รจ assimilazione a lui. Da dove parte il cammino di Francesco verso Cristo? Parte dallo sguardo di Gesรน sulla croce. Lasciarsi guardare da lui nel momento in cui dona la vita per noi e ci attira a luiยป (Omelia nella festa di San Francesco, Assisi 4 ottobre 2013). Cogliere lโ€™identitร  della rivelazione come evento di incontro รจ essenziale per sfuggire alla riduzione razionalistica della fede, ma anche alle oggi accattivanti fughe emotive e spiritualistiche di essa. Ne va della pertinenza della fede alla storia dellโ€™uomo e della sua forza di illuminarla nella veritร .

Il secondo elemento del testo conciliare che intendo porre in evidenza รจ che il Concilio parla della rivelazione divina come di una vicenda storica, in cui parole ed eventi si intrecciano e si illuminano a reciprocamente. A partire dalla creazione si sviluppa un processo storico in cui il mistero di Dio รจ proclamato sรฌ con parole, ma al tempo stesso si manifesta attraverso accadimenti. Non quindi un arido elenco di veritร  astratte e un altrettanto freddo catalogo di precetti, ma un vissuto concreto, in cui Dio si fa attore della storia insieme agli uomini, fino al vertice della sua manifestazione nella persona di Cristo: Dio ยซmandรฒ infatti suo Figlio, cioรจ il Verbo eterno, che illumina tutti gli uomini, affinchรฉ dimorasse tra gli uomini e ad essi spiegasse i segreti di Dio (cfr. Gv 1,1-18). Gesรน Cristo dunque, Verbo fatto carne, mandato come โ€œuomo agli uominiโ€ (A Diogneto, 7, 4), โ€œproferisce le parole di Dioโ€ (Gv 3,34) e porta a compimento lโ€™opera di salvezza affidatagli dal Padre (cfr. Gv 5,36; 17,4)ยป (Dei Verbum, 4).

La dimensione storica che, con lโ€™avvento della modernitร , era apparsa ai credenti come un pericolo per lโ€™assolutezza della veritร  cristiana, viene dal Concilio recuperata come il contesto della rivelazione, la modalitร  della sua realizzazione e quindi anche il termine della sua memoria perenne. La storia non fa piรน paura, perchรฉ in essa Dio ci si รจ dato e in essa va quindi espressa la fede in lui. La storia, che nella polemica contro il modernismo dellโ€™inizio del secolo scorso era stata percepita come il nemico della veritร , perchรฉ poteva condurre alla sua relativizzazione, viene ora invece riconosciuta come il grembo in cui la veritร  si rivela e come lo spazio in cui essa produce i suoi frutti. รˆ una prospettiva che ha una particolare pertinenza in questo contesto, in cui vogliamo dare rilievo non solo alla materialitร  delle Bibbie Atlantiche ma anche a una ricca ed esemplare raccolta di studi di carattere storico, che hanno contribuito a illuminarne in modo decisivo origine, caratteri, funzione e trasmissione nel tempo.

Il testo conciliare passa poi a illustrare il modo con cui gli eventi della storia, che sono eventi di un tempo e di uno spazio concreti, possono diventare patrimonio di tutti: ยซDio con somma benignitร  ha disposto che quanto egli aveva rivelato per la salvezza di tutte le genti rimanesse sempre integro e venisse trasmesso a tutte le generazioni. Perciรฒ Cristo Signore, nel quale trova compimento tutta la rivelazione del sommo Dio (cfr. 2Cor 1,20 e 3,16-4,6), ordinรฒ agli apostoli di predicare a tutti, comunicando loro i doni divini, come la fonte di ogni veritร  salutare e di ogni regola morale, il vangelo che, prima promesso per mezzo dei profeti, egli stesso ha adempiuto e promulgato con la propria bocca. Ciรฒ venne fedelmente eseguito, tanto dagli apostoli, i quali nella predicazione orale, con gli esempi e le istituzioni trasmisero sia ciรฒ che avevano ricevuto dalla bocca, dal vivere insieme e dalle opere di Cristo, sia ciรฒ che avevano imparato per suggerimento dello Spirito Santo, quanto da quegli apostoli e dalle persone della cerchia apostolica, i quali, sotto lโ€™ispirazione dello Spirito Santo, misero in iscritto lโ€™annunzio della salvezzaยป (Dei Verbum, 7).

Lโ€™esperienza e la comprensione della storia di Dio con gli uomini vengono trasmesse attraverso parole che le comunicano alle generazioni successive. Accade prima per il popolo dโ€™Israele, poi per la comunitร  cristiana. Il processo di trasmissione si compie sotto la guida dello Spirito di Dio, si concretizza nella funzione della predicazione, in cui i fatti della salvezza diventano parole, e ha un momento qualificato quando la memoria della rivelazione divina assume una forma scritta: sono i testi raccolti da Israele e che la Chiesa eredita e poi completa in pienezza. รˆ la Bibbia, un nome che in lingua greca suona come un plurale, โ€œlibriโ€, ma che verrร  usato come fosse un singolare, perchรฉ la molteplicitร  dei libri della Scrittura, scritti lungo un ampio arco temporale e in forme letterarie assai diverse, forma un unico libro, il libro della fede che racchiude il tesoro della rivelazione di Dio allโ€™uomo.

Percepire la natura storica del processo di formazione della Bibbia permette di superare la contrapposizione tra Scrittura e Tradizione. Il testo scritto nasce, infatti, anzitutto come sedimentazione di parole prima trasmesse oralmente; ma lo stesso testo scritto non smette di restare in rapporto con questa oralitร , in quanto viene consegnato alla comunitร  credente allโ€™interno di una Tradizione che lo riconosce come normativo e che si propone come orizzonte della sua interpretazione autentica. La Tradizione โ€“ parole e gesti, comprensione ed esperienze โ€“ รจ lโ€™alveo in cui scorre la Scrittura: in essa questa ha le sue sorgenti e da essa trova alimento per produrre frutti. Sta qui la radice della lettura della Bibbia nella fede della Chiesa, secondo la luce che su di essa proietta la viva Tradizione ecclesiale, su cui cosรฌ si รจ espresso Benedetto XVI nellโ€™esortazione apostolica Verbum Domini: ยซLa viva Tradizione รจ essenziale affinchรฉ la Chiesa possa crescere nel tempo nella comprensione della veritร  rivelata nelle Scritture. [โ€ฆ] Il legame intrinseco tra Parola e fede mette in evidenza che lโ€™autentica ermeneutica della Bibbia non puรฒ che essere nella fede ecclesiale, che ha nel sรฌ di Maria il suo paradigma. [โ€ฆ] Il luogo originario dellโ€™interpretazione scritturistica รจ la vita della Chiesaยป (nn. 17 e 29). Sono parole che esprimono la consapevolezza di come la rinnovata comprensione del rapporto tra Scrittura e Tradizione voluta dal Concilio abbia portato frutti di coerente orientamento nel modo di leggere il testo biblico, una lettura che dalla sua collocazione nella Chiesa trae fondamento e luce, e non, come da taluni si vorrebbe far credere, un ostacolo che ne distorce la comprensione. Al contrario, sono le letture razionaliste o ideologiche della Bibbia che ne tradiscono il significato, perchรฉ si distaccano dal contesto della sua origine e quindi della sua intelligenza. Un libro nato dalla fede, solo nella fede trova lโ€™orizzonte pieno della propria comprensione.

E se la Scrittura costituisce un tesoro sempre pronto a rivelare nuove ricchezze con il progredire della sua lettura โ€“ ยซLa Scrittura cresce con il suo lettoreยป, affermava San Gregorio Magno (Omelie su Ezechiele, I, 8) โ€“, la stessa Tradizione non รจ un corpus cristallizzato, che dai tempi antichi viene sempre ripetuto identico, ma, come chiarisce lo stesso Concilio, ยซquesta Tradizione, che trae origine dagli apostoli, progredisce nella Chiesa sotto lโ€™assistenza dello Spirito Santo: cresce infatti la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, sia con la contemplazione e lo studio dei credenti, i quali le meditano in cuor loro (cfr. Lc 2,19 e 51), sia con la profonda intelligenza che essi provano delle cose spirituali, sia con la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma certo di veritร . La Chiesa, cioรจ, nel corso dei secoli, tende incessantemente alla pienezza della veritร  divina, finchรฉ in essa giungano a compimento le parole di Dioยป (Dei Verbum, 8). Anche questa concezione dinamica del rapporto tra Scrittura e Tradizione e della vita della Parola nella fede della Chiesa appartiene ai doni che il Concilio ha fatto ai credenti, sollecitandone una sete piรน ardente di incontro con la Parola e un impulso alla sua viva testimonianza. Ci aiuta anche a capire che la fedeltร  alla Tradizione non sta nella sua stanca ripetizione, ma nel mostrarne la vitalitร  e la capacitร  di rispondere alle novitร  dei tempi. Afferma Papa Francesco: ยซOgni volta che cerchiamo di tornare alla fonte e recuperare la freschezza originale del Vangelo spuntano nuove strade, metodi creativi, altre forme di espressione, segni piรน eloquenti, parole cariche di rinnovato significato per il mondo attualeยป (Evangelii gaudium, 11).

Posta al centro della Tradizione, la Scrittura ne รจ il cuore pulsante, in quanto tutta la rivelazione รจ ad essa riconducibile e in quanto essa รจ Parola di Dio in pienezza, perchรฉ frutto dellโ€™azione dello Spirito che ha presieduto alla sua realizzazione. Su questo si fonda la venerazione con cui i libri della Scrittura vengono circondati nellโ€™azione liturgica, fino a riservare loro un luogo speciale di proclamazione, lโ€™ambone, e a circondarli โ€“ specialmente il libro dei santi Vangeli โ€“ di segni e gesti, come lโ€™incensazione, con cui si esprime la fede che in quei libri si ha una presenza speciale del Verbo di Dio. Questo spiega perchรฉ, nel corso dei secoli, la comunitร  cristiana abbia cercato di trovare le forme piรน diverse per diffondere i tesori della Scrittura, cosรฌ che dai tempi antichi giungono a noi testi biblici, piรน o meno ampi, scritti su papiro โ€“ che in genere veniva confezionato in forma di rotolo, ma che per i testi neotestamentari vede preferire la forma del codice, cioรจ di fogli raccolti a forma di quaderno โ€“, ma anche brevi frasi riportate su supporti di terracotta, di stoffa, perfino di metallo. Il desiderio di avere materiali che assicurassero una piรน sicura durata dei testi nel tempo, portรฒ poi allโ€™affermarsi della pergamena โ€“ sebbene assai piรน costosa โ€“ come strumento principe di trasmissione del testo sacro, mantenendo, per i manoscritti biblici cristiani, la forma del codice, a differenza di quanto avvenne invece nel mondo ebraico dove restรฒ ed รจ restata prevalente la forma del rotolo.

Su questa scia si collocano anche le Bibbie Atlantiche, alla cui presentazione รจ dedicato il nostro incontro. In esse alla preziositร  del supporto materiale si aggiunge la ricerca di arricchire il testo con motivi di bellezza, quali sono le miniature che lo illustrano, in cui si collocano anche vere e proprie traduzioni in immagini delle parole del testo, secondo una dinamica della trasmissione dei contenuti che anticipa di secoli uno dei caratteri tipici del nostro tempo, in cui la visione รจ divenuta altrettanto significativa quanto la parola per la cultura e la comunicazione. Possiamo immaginare come il diverso riverbero di linee, forme e colori nelle diverse ore del giorno potessero trovare riflesso nel cuore e nei sentimenti religiosi di chi non solo leggeva il testo biblico ma ne contemplava le immagini che lo accompagnavano. Il messaggio dello splendore della creazione artistica รจ parte integrante di una fede, come quella cristiana, che afferma lโ€™unitร  tra il vero, il bene e il bello.

Non meno significativa รจ la destinazione comunitaria delle Bibbie Atlantiche, che risponde a una delle esigenze piรน tipiche delle Scritture ebraico-cristiane, essere cioรจ un messaggio per un popolo e non per singoli individui. Si potrร  pensare che lโ€™invenzione della stampa a caratteri mobili e, a seguire, ancor piรน le attuali modalitร  di trasmissione informatica digitalizzata possano rappresentare forme piรน avanzate della socializzazione della lettura biblica. Esse in realtร , se ne estendono la diffusione, possono essere perรฒ anche un incentivo al consumo individuale. Nellโ€™atto con cui dai diversi stalli del coro ciascun monaco o canonico, in azione simultanea con gli altri, pone lo sguardo sulla medesima parola del testo si realizza una dimensione comunitaria che esalta quel contesto ecclesiale che รจ il luogo della piena comprensione di quel testo.

Ne erano convinti i monaci, che ponevano al centro dellโ€™opus Dei lโ€™ascolto meditativo della parola di Dio, proposto da san Benedetto nella sua Regola come il cardine della vita cristiana: ยซNon si anteponga nulla allโ€™opera di Dioยป (Regula 43, 3). Ma il riferimento comunitario deve ora coinvolgere, non solo i monaci, ma tutti i membri del popolo di Dio, nelle loro diverse condizioni di vita. รˆ quanto chiede il Concilio Vaticano II, che cosรฌ lo esplicita in riferimento ai vari soggetti ecclesiali: ยซI sacerdoti di Cristo e quanti, come i diaconi o i catechisti, attendono legittimamente al ministero della parola, devono essere in contatto continuo con le Scritture, mediante una lettura spirituale assidua e lo studio accurato, affinchรฉ non diventi โ€œvano predicatore della parola di Dio allโ€™esterno, colui che non lโ€™ascolta di dentroโ€ (Santโ€™Agostino, Serm. 179, 1), mentre invece deve partecipare ai fedeli a lui affidati le sovrabbondanti ricchezze della parola divina, specialmente nella sacra liturgia. Parimenti, il santo sinodo esorta con forza e insistenza tutti i fedeli cristiani, soprattutto i religiosi, a imparare โ€œla sublime scienza di Gesรน Cristoโ€ (Fil 3,8) con la frequente lettura delle divine Scritture. โ€œLโ€™ignoranza delle Scritture, infatti, รจ ignoranza di Cristoโ€ (San Girolamo, Comm. in Is., Prol.). [โ€ฆ] Compete ai sacri presuli, โ€œdepositari della dottrina apostolicaโ€ (Santโ€™Ireneo, Adv. Haer., IV, 32, 1), istruire opportunamente i fedeli loro affidati circa il retto uso dei libri diviniยป (Dei Verbum, 25).

Le esortazioni sono a vasto raggio e coinvolgono un poโ€™ tutti, sono pressanti e ne fanno fede aggettivi e avverbi scelti con cura. Al centro si staglia la citazione dal Commentario su Isaia di San Girolamo: ยซLโ€™ignoranza delle Scritture รจ ignoranza di Cristoยป, che svela come mettere al centro dellโ€™esperienza di fede la sacra Scrittura non รจ questione di inclinazione spirituale, ma appartiene allโ€™essenza stessa della fede. Sono anche parole che danno la direzione per la riscoperta di quella lettura orante della Scrittura, che il testo conciliare propone ricordando che ยซla lettura della sacra Scrittura devโ€™essere accompagnata dalla preghiera, affinchรฉ possa svolgersi il colloquio tra Dio e lโ€™uomo; poichรฉ โ€œgli parliamo quando preghiamo e lo ascoltiamo quando leggiamo gli oracoli diviniโ€ (Santโ€™Ambrogio, De officiis ministrorum, I, 20, 88)ยป (Dei Verbum, 25).

Oggi, tuttavia, emerge con sempre maggiore evidenza che il contesto ecclesiale non basta piรน per cogliere la ricchezza della Parola. รˆ quanto esorta a fare Papa Francesco con i suoi ripetuti richiami a una Chiesa in dialogo con la storia. Da una maggiore consapevolezza delle domande che lโ€™uomo pone alla fede nel tempo scaturiscono orizzonti ermeneutici sempre piรน vasti e penetranti del testo biblico. รˆ come se sulle pagine delle nostre Bibbie non si concentrino soltanto gli occhi dei credenti, ma quelli dellโ€™umanitร  tutta, convocata attorno alla Parola. Ha chiesto Papa Francesco alla Chiesa italiana nel Convegno ecclesiale nazionale di tre anni fa a Firenze: ยซLa Chiesa sia fermento di dialogo, di incontro, di unitร . Del resto, le nostre stesse formulazioni di fede sono frutto di un dialogo e di un incontro tra culture, comunitร  e istanze differenti. Non dobbiamo aver paura del dialogo: anzi รจ proprio il confronto e la critica che ci aiuta a preservare la teologia dal trasformarsi in ideologiaยป (Discorso al V Convegno nazionale della Chiesa italiana, Firenze 10 novembre 2015).

Allโ€™epilogo della costituzione conciliare Dei Verbum affido le parole conclusive del mio intervento, un epilogo in cui ritorna lโ€™accostamento tra Parola ed Eucaristia con cui si era aperto lโ€™ultimo capitolo del documento e che risuona particolarmente significativo in riferimento allโ€™uso propriamente liturgico per cui furono realizzate le Bibbie Atlantiche: ยซCon la lettura e lo studio dei libri sacri โ€œla parola di Dio compia la sua corsa e sia glorificataโ€ (2Ts 3,1) e il tesoro della rivelazione, affidato alla Chiesa, riempia sempre piรน il cuore degli uomini. Come dallโ€™assidua frequenza al mistero eucaristico prende vigore la vita della Chiesa, cosรฌ รจ lecito sperare nuovo impulso di vita spirituale dallโ€™accresciuta venerazione della parola di Dio, che โ€œpermane in eternoโ€ (Is 40,8; 1Pt 1,23-25)ยป (Dei Verbum, 26).

ยซBisogna formarsi continuamente allโ€™ascolto della Parola โ€“ ci ricorda Papa Francesco โ€“. La Chiesa non evangelizza se non si lascia continuamente evangelizzare. รˆ indispensabile che la Parola di Dio โ€œdiventi sempre piรน il cuore di ogni attivitร  ecclesialeโ€ โ€“ e queste sono parole di Benedetto XVI [Verbum Domini, 1] โ€“. La Parola di Dio ascoltata e celebrata, soprattutto nellโ€™Eucaristia, alimenta e rafforza interiormente i cristiani e li rende capaci di unโ€™autentica testimonianza evangelica nella vita quotidianaยป (Evangelii gaudium, 174). A questo scopo furono composte le Bibbie Atlantiche, a questa meta sentiamo orientati i nostri di passi di Chiesa in ascolto della Parola.

Giuseppe card. Betori

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