III Giornata di Preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi – 18 Novembre 2023

254

Il 2023 vede il terzo anno di celebrazione in tutte le Diocesi e le Parrocchie italiane della Giornata di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi. L’iniziativa, istituita in corrispondenza della Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, coinvolge tutta la comunità cristiana nella preghiera, nella richiesta di perdono per i peccati commessi e nella sensibilizzazione riguardo a questa dolorosa realtà.

Il tema di quest’anno è “La Bellezza Ferita” «Curerò la tua ferita e ti guarirò dalle tue piaghe» (Ger 30,17).
Il capitolo 30 inaugura una sezione del libro di Geremia dedicata alla consolazione (Ger 30-31). Il Signore chiede al profeta di scrivere su di un rotolo alcune parole, che non potranno più essere cancellate: «Cambierò la sorte del mio popolo» (Ger 30,3). Si tratta dell’impegno solenne di Dio a cambiare il corso della storia, a trasformare il lutto in gioia, a ricondurre il suo popolo a casa dalla terra d’esilio.
Israele aveva vissuto i traumi della violazione della Città santa e della conseguente deportazione della popolazione in Babilonia. Ne erano seguiti anni difficili, nei quali il popolo di Dio era stato costretti a vivere in terra straniera. Tanti canti e preghiere rievocavano la nostalgia di una gioia perduta e che non sembrava più recuperabile. I ricordi si mescolavano con il tormento: «Lungo i fiumi di Babilonia, là sedevamo e piangevamo ricordandoci di Sion» (Sal 137,1).
Ma dopo questa stagione drammatica il Signore apre un tempo nuovo: c’è una speranza che si affaccia concretamente all’orizzonte. È venuto il momento di ricucire lo strappo, di ritornare all’antica serenità, di riprendere il cammino che si era bruscamente interrotto. Il profeta si fa quindi latore di uno straordinario quanto inatteso messaggio di speranza: il Signore è pronto a guarire ogni ferita, anche la più profonda. E a ridare bellezza alla vita.

Per animare la Giornata, sono stati predisposti alcuni sussidi e un manifesto (quest’ultimo ha uno spazio bianco in calce dove possono trovare collocazione le segnalazioni delle iniziative parrocchiali e/o diocesane): sono disponibili in allegato nel sito del Servizio Nazionale per la Tutela dei Minori.

- Pubblicità -

Leggi la preghiera di questa giornata.

La riflessione di don Luigi Verdi

LA BELLEZZA FERITA

  • “La fede ha cose difficili da comprendere”
  • Nel panorama arido e a volte desolato della nostra società si ha bisogno di una luce, anche piccola, ma che sia insistente, di un punto fermo che ci orienti e ci indichi la via, come una stella. E questa stella dovrebbe essere la Chiesa, la nostra Chiesa. Restiamo feriti quando anche questa stella sembra oscurarsi, tremanti di fronte al buio.
  • Negli ultimi anni abbiamo assistito sgomenti al moltiplicarsi di scandali, al piegarsi della logica dell’amore a quella del potere, dell’egoismo, dell’abuso.
  • Serve invece capire, comprendere cosa ci ha fatto deviare, nel senso etimologico del termine greco hamartìa, peccato, vuol dire ‘mancare il bersaglio’.
  • Questo fratello che ha sbagliato dove ha mirato? Perché i suoi occhi sono diventati tanto miopi da non vedere più il bersaglio? Oppure, perché la sua mano ha così tanto tremato?
  • “Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare” Mc 9,42
  • Lo scandalo: quel che non vorremmo accadesse, quel che non vorremmo vedere, quel che ci lascia al buio.
  • Cosa ci scandalizza davvero? Il male prodotto all’innocente, il male fatto a scapito del piccolo o piuttosto il vacillare della nostra immagine, delle nostre sicurezze?
  • Cosa ci è davvero di ‘inciampo’, come effettivamente vuol dire il termine scandalo, cosa cioè si frappone nel nostro cammino?
  • L’aver perso di vista il bene o il sentirci costretti a rivedere i nostri criteri di fedeltà?
  • La tentazione sarebbe quella separare quelli che hanno scandalizzato e noi, i più buoni, con in bocca l’amara gioia del sentirci diversi.
  • Sia l’Antico che il Nuovo Testamento non hanno taciuto gli scandali operati da Davide, dai discepoli, da Pietro.
  • La Bibbia è infarcita di male che avrebbe potuto essere ‘insabbiato’, ma questo non è stato fatto. Come mai? E come hanno fatto i discepoli e le prime comunità cristiane a restare fedeli dopo il tradimento, il rinnegamento?
  • Gli scandali non maturano per improvvisa crescita, ma si innestano nella storia.
  • Dove eravamo, tutti, chi ha operato lo scandalo e chi ne è rimasto scandalizzato, quando maturava un modo di pensare l’umano e di vivere scelte concrete improntato al criterio del privilegio di sé, del piacere o del compiacere?
  • Dove eravamo quando abbiamo lasciato spazio a una libertà arbitraria, quando abbiamo tollerato o addirittura giustificato l’incuranza del debole?
  • I fenomeni che oggi vediamo scandalosi sono eclatanti, ma dietro questi fenomeni e alla radice di essi ci sono modi di pensare la vita e di tollerare l’abuso che sono divenuti abituali, vorrei dire quasi normali.
  • Si può far finta che non esista il male quando “serve”, quando cioè ci torna utile, così come lo si può drammatizzare quando “serve”.
  • Quali logiche hanno prodotto i fenomeni di cui oggi ci scandalizziamo giustamente? Non c’è un singolo errore, un singolo peccato, una singola vita. C’è una società, ormai assuefatta che consente, che accetta, che non si indigna, o che fa finta di non vedere. C’è un’abitudine o un’indifferenza a tanti piccoli “mali”, a tanti piccoli abusi.
  • “Quaestio mihi factus sum”, diceva Agostino: io stesso sono diventato per me un problema.
  • Il primo scandalo che dovrebbe preoccuparci è la vita negata, non curata con sottili o grossolane autogiustificazioni, le relazioni inquinate dall’egoismo e dal consumismo, la fretta e la superficialità che mettiamo nell’incontro con l’altro e con Dio. “Già da molto tempo tutta la nostra cultura europea si muove con una tensione tormentata che cresce di decennio in decennio, come in direzione di una catastrofe, inquieta, violenta, precipitosa: come una corrente che anela alla fine, che non riflette più e che ha paura di riflettere”. Nietzsche
  • Non c’è fedeltà senza amore, altrimenti è adesione a una idea, è vuota osservanza: la fedeltà comporta l’assunzione della povertà dell’altro sempre e solo dopo aver guardato negli occhi la mia povertà.
  • La fedeltà ha un punto d’origine incandescente: l’amore. Ecco perché il nostro interrogarci sulla fedeltà ci rimanda necessariamente all’interrogarci sulla qualità e sull’oggetto del nostro amore.
  • “Dio non si vergogna della bassezza dell’uomo, vi entra dentro (…) Dio è vicino alla bassezza, ama ciò che è perduto. Lì egli vuole irrompere nella nostra vita, lì ci fa sentire il suo approssimarsi, affinché comprendiamo il miracolo del suo amore, della sua vicinanza e della sua grazia.”

D. Bonhoeffer

- Pubblicità -

“Entrare dentro” la bassezza, gli scandali di pedofilia… Perchè Lui abbiamo tradito, ancora una volta, come quella notte nel Getzemani. Perchè, anche se non tutti siamo stati Giuda, abbiamo lasciato che accadesse.

  • Ma cosa fare di fronte a un reato che nega la vita del povero e ne impedisce il cammino, che ne ha piegato la carne e velato il suo occhio per tutto il suo futuro?
  • Toccanti sono, a questo proposito, le parole di una delle vittime di questi scandali: “Nonostante tutto io voglio essere cattolica, voglio rimanere nella Chiesa, mi ci attacco con le unghie e con i denti e voglio venire fuori da questa storia”.
  • La dignità del povero abusato chiede che lo si “scelga” e che la giusta condanna dell’ingiustizia impegni le persone colpevoli e la chiesa colpevole a rispondere al male con l’impegno verso il bene.
  • A questo punto quindi la domanda da farci è: cosa può nascere da questo buio?
  • Il valore delle ferite e di ogni crisi è proprio in questa opportunità di scegliere ancora una volta la vita. Certo le ferite rimangono, ma ci indicano una strada. Le ferite continuano a bruciare per non lasciarci in pace, o per scegliere una nuova pace.
  • Si può essere Chiesa e essere sale che perde sapore, sale che non preserva dalla corruzione, luce che non rischiara. Così come si può essere Chiesa e trasformare la realtà insipida di una società, ridare sapore alla vita e alla vita nella sua bellezza. “La prima chiesa divenne chiesa in questo cammino di conversione, nel vivere come sensata la ricerca del bene sopportandone anche i contrasti.”

Ci è chiesto
la pietà negli occhi,
la dolcezza nelle parole, la tenerezza nei gesti.
Ci è chiesto
di rassettare ciò che è logoro, raccogliere ogni vita,
perché nulla vada perduto.
Ci è chiesto
di non disperarci nei terremoti e nel buio di prende in prestito la luce dei giorni a venire.
Ci è chiesto
di parlare solo quando la vita non riesce ad esprimersi
e il fuoco non basta.
Ci è chiesto di perdonare
perché Dio ci ha perdonato per primo.
Ci è chiesto
di usare solo l’amore,
il più mite, il più lieve e gentile, per vegliare la libertà
di ogni essere umano.
Ci è chiesto
un amore delicato e rispettoso,
un amore che non opprime ma libera, sapendo che non abbiamo potere
su quello che amiamo.
Ci è chiesto
di non tradire la parola sacra, che la fatica e il dolore di tanti hanno portato fin qua,
e di quella parola non farne un potere.
Ci è chiesto
di non costruire recinti intorno alla gente, sapendo che Dio cresce nel cuore dell’uomo come cresce un fiore.

Per tutti coloro che hanno fatto del male, che come Caino vivono rinchiusi nell’ombra, chiedendo riparo. Dio gli chiede:“Cosa ne hai fatto di tuo fratello?” Poi abbraccia la loro colpa senza requie per maturare nella verità.

Dio, che hai amato i passi tremanti di Adamo e di Eva, il dolore di Agar che nemmeno il latte del pianto poté dare al suo Ismaele, il fuggire di Caino e il grido di Abele.

Tu sei dietro ai loro occhi, ai loro respiri, al loro corpo, alla loro luce, ridonando ad ognuno la tua promessa d’amore. “Non ti lascerò solo”.

Per te abusato, ferito, tradito che sei dentro un dolore diventato un muro dove nessun fiore attecchisce. Tu che su quel muro ti fai vedetta perché nessuno sia dimenticato e solo.

A Te appartengono la pietà abbracciata alla terra, la luce mischiata al dolore.

Don Luigi Verdi Fraternità di Romena