Il cinema che racconta la Croce. Le proposte per la Settimana Santa dellโUfficio Nazionale per le comunicazioni sociali Commissione nazionale valutazione film CEI
di Massimo Giraldi e Sergio Perugini
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Siamo nella Settimana Santa, a pochi giorni alla Pasqua. Le nostre Chiese rimangono chiuse per lโemergenza Coronavirus, ma si moltiplicano le iniziative della Santa Sede e della Chiesa cattolica italiana per essere il piรน possibile prossimi, lรฌ ai piedi della Croce, per vivere questo momento di profondo ripensamento e di rinascita. Lโarte e i media come sempre ci accompagnano e ci offrono preziose suggestioni. Come Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali Commissione nazionale valutazione film della CEI abbiamo scelto il cinema come terreno di โprovocazioneโ e di condivisione: ecco di seguito otto racconti sulla Passione, tra visioni cristologiche โclassicheโ e sguardi parabolici, attualizzazioni, che accostano la vicenda di Cristo alle storie della societร odierna.
โIl Vangelo secondo Matteoโ

Al โVangelo secondo Matteoโ (1964) arriviamo dunque attraverso le stazioni di โAccattoneโ (1961), โMamma Romaโ (1962) e โRicottaโ (1963): tutti film i cui protagonisti sembrano richiamare le sofferenze sulla Croce, fino ad accostarsi appunto a quella di Gesรน. Lรฌ Pasolini, nel โVangelo secondo Matteoโ, sembra ricordarci che lโuomo quasi non รจ in grado di comprendere lโentitร del sacrificio di Cristo e il regista friulano rimarca questo mostrando il โnero cinematograficoโ nel momento piรน alto della Passione. Come sottolinea, infatti, Dario E. Viganรฒ: โSe il film รจ sostanzialmente la trasposizione del testo di Matteo, รจ proprio la regia di Pasolini, lโatto del dire, che conduce a un guadagno di profonditร del testo biblico. [โฆ] Pasolini ha evidenziato [โฆ] che la morte di Gesรน, e dunque la sua obbedienza al Padre, il suo amore straordinario per ogni uomo, รจ talmente centrale nella storia dellโumanitร che ad essa non รจ possibile accedere con lo sguardo: di fronte ad essa abbiamo una sorta di estraniazione perchรฉ la morte in croce, luogo della rivelazione della gloria del Padre, esige lโoltrepassamento di uno sguardo che diviene ascolto. Per questo Pasolini, con una scelta registica assolutamente anticinematografica, chiude lโobiettivo e mostra il neroโ (D.E. Viganรฒ, D. Iannotta, Essere. Parola. Immagine. Percorsi del cinema biblico, Effatร 2000, p. 122).
โJesus Christ Superstarโ
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Dagli anni โ20 agli anni โ60 Hollywood offre numerose occasioni per rileggere la figura di Cristo, con uno stile molto solenne, ma decisamente accomodante: un Gesรน non troppoโscomodoโ, ridotto a stereotipo narrativo, ben lontano dalla complessitร dei racconti evangelici. Negli anni โ70, poi, complice anche il fermento politico e socio-culturale divampato nella societร , si registra nel cinema americano un deciso cambio di passo narrativo. Di quella stagione รจ โJesus Christ Superstarโ (1973), racconto rock della Passione diretto da Norman Jewison e ispirato allโopera di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice. Il film affronta la figura di Gesรน mettendo in scena gli ultimi sette giorni della sua vita. Al di lร della cornice rock, tra le particolaritร dellโopera si segnalano anzitutto una rappresentazione densa di colori, influenzata dalla cultura hippy del tempo; la figura di Gesรน (Ted Neeley) viene resa in maniera profondamente umana, priva della dimensione miracolosa; non passa inosservata poi lโassenza della figura di Maria, colmata in parte dalla presenza di Maria Maddalena (Yvonne Elliman); infine Giuda (Carl Anderson), proposto non come traditore, bensรฌ come โstrumento provvidenzialeโ, un aiuto per Cristo nel suo cammino verso la Croce. A suo tempo il film รจ stato accolto tra perplessitร ed entusiasmo, oggi โJesus Christ Superstarโ รจ considerato un classico nelle proposte in ambito pastorale. Nel 1974 la Commissione nazionale valutazione film CEI lo ha definito: โUna tale fisionomia di spettacolo-fantasia-religiosa รจ esaltante e stimolante, anche per la ricchezza artistica del lavoro; merita perciรฒ una raccomandazione, ma esige, tuttavia, un accostamento avveduto e cosciente. Raccomandabile/difficileโ (โSegnalazioni cinematograficheโ, Vol. 76, 1974).
โI giardini dellโEdenโ
Quasi contemporaneamente alla messa in onda della miniserie televisiva Rai-Lux Vide โJesusโ (1999) โ titolo del โProgetto Bibbiaโ negli anni โ90 โ al cinema arriva โI giardini dellโEdenโ (1998) di Alessandro DโAlatri, originale e ricercato racconto sugli anni non documentati della vita di Gesรน, quelli relativi al suo cammino di formazione. La sceneggiatura รจ scritta da DโAlatri insieme allo scrittore ebreo Miro Silvera, raccogliendo le suggestioni di Enzo Bianchi della Comunitร di Bose. Lโopera propone
la storia del giovane Jeoshua (Kim Rossi Stuart) nel passaggio dallโadolescenza, dal momento del Bar Mitzvah, allโetร adulta, sino allโarresto del Battista. La Commissione nazionale valutazione film nel 1998 ha valutato cosรฌ il film: โRacconta una veritร essenziale per la fede cristiana: lโumanitร di Gesรน, che non รจ affatto scontata. Il regista DโAlatri racconta un Gesรน che, accanto al padre e alla madre, impara a pregare, apprende la storia del suo popolo, forma a poco a poco le proprie capacitร di giudizio sulle vicende alle quali partecipa. [โฆ] Una voglia sincera di ricostruire unโimmagine di Gesรน non diversa o stravolta ma in grado di parlare allโuomo distratto e spesso confuso di fine Millennio. Per tutti questo motivi il film, di taglio problematico, รจ da valutare come raccomandabileโ (โSegnalazioni cinematograficheโ, n. 126, 1998, pp. 117-119).
โLa Passione di Cristoโ
Altro snodo significativo nella storia del cinema cristologico โ seppure al centro di un ampio dibattito e di non poca perplessitร per lo stile narrativo โ รจ senza dubbio โLa Passione di Cristoโ (โThe Passion of the Christโ, 2004) di Mel Gibson. Il regista ispirandosi ai Vangeli e alle visioni della beata Anna Katharina Emmerick, nonchรฉ recuperando alcune intuizioni visive di Pasolini, racconta nel film le ultime dodici ore della vita di Gesรน (James Caviezel), dalla cattura nellโorto degli ulivi alla salita del Golgota. Nel mettere in scena la dolorosa Via Crucis, il regista intervallata la narrazione con brevi flashback che richiamano dei momenti della vita di Gesรน, dallโinfanzia segnata dal legameย conย laย madreย Mariaย (Maiaย Morgenstern)ย allaย vitaย adulta,ย insiemeย ai ย discepoli.
Influenzato dalla pittura nordeuropea (Matthias Grรผnewald e Albrecht Dรผrer), Gibson propone una nuova rappresentazione della Passione di Cristo con uno stile visivo molto duro, fosco, esplicito nella visualizzazione della violenza e della sofferenza, ricorrendo a un linguaggio cinematografico contemporaneo, quasi senza filtri.
โRisenโ
Nel 2017 Hollywood torna a rileggere la vicenda di Gesรน a partire dalla sua morte, ovvero dal momento successivo, raccontando lo smarrimento dei suoi discepoli e soprattutto lo sguardo di un non credente. Parliamo di โRisenโ (โRisortoโ) di Kevin Reynolds, che propone la storia del tribuno militare Clavio (Joseph Fiennes), chiamato a sorvegliare il Sepolcro e a impedire ai discepoli di Cristo di recuperarne il corpo. Clavio scopre perรฒ che il sepolcro รจ vuoto e ciรฒ genera una falla nelle sue certezze, nel suo stile distaccato dalle cose della vita. Inizia un cammino di riflessione, che lo predispone allโincontro, al cambiamento. Reynolds ci consegna una prospettiva abbastanza originale, soffermandosi ad approfondire le reazione della comunitร del tempo alla morte di Cristo. โRisenโ si snoda tra ragione e irrazionalitร โcome un โthrillerโ da risolvere. [โฆ] Le scene dโazione sono efficaci e non superano mai la soglia del facile ammaestramento. ร evidente che il recupero di una dimensione semplice, mai enigmatica o ambigua รจ ciรฒ che chiede la traduzione in immagini della storia della Resurrezione oggi. Dal punto di vista pastorale, il film รจ da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattitiโ (Scheda pastorale di โRisenโ sul sito Cnvf. it).
โMaria Maddalenaโ
Tra le ultime proposte sempre da Hollywood cโรจ โMaria Maddalenaโ (2018) di Garth Davis con Joaquin Phoenix e Rooney Mara, film che ci racconta Gesรน attraverso la figura di una persona prossima a lui e ai discepoli, appunto Maria Maddalena. La giovane donna salvata da Gesรน si fa testimone del suo cammino e del suo atto dโamore per lโumanitร , il suo lasciarsi morire in Croce. Con una messa in scena sontuosa e di taglio spettacolare, lโopera rischia di rientrare nel filone accomodante della Hollywood classica, piรน interessata a suggestionare lo sguardo che ad approfondire la Storia e i suoi protagonisti. Scrive cosรฌ la Commissione nazionale valutazione film CEI nel 2018: โIl copione sceglie la via piรน facile per accostarsi alla Croce [โฆ] rischiando di perdere di vista la profonditร della vicenda, la problematicitร e la ricchezza della storia narrata. Il miracolo di Lazzaro, la crocifissione, la Resurrezione sono momenti che restituiscono certo i fatti di duemila anni fa, misteriosi e impenetrabili ma non trasmettono inquietudine, non sconvolgono e non lasciano in attesa della venuta del โRegnoโ [โฆ] per fare un buon film bisogna conoscere molto bene la materia che si intende trattare. Non piegarla alle esigenze dello spettacoloโ (Scheda pastorale di โMaria Maddalenaโ sul sito Cnvf.it).
โGran Torinoโ
Come ricorda sempre mons. Dario E. Viganรฒ, le moderne โfigurae Christiโ sono storie o meglio personaggi che in tempi e contesti differenti da quelli nei quali Gesรน รจ vissuto assumono tratti dellโesperienza di Cristo. Una delle storie piรน sorprendenti del nuovo Millennio, che meglio si accosta alla formula del racconto parabolico, รจ di certo โGran Torinoโ (2009) di Clint Eastwood, ovvero il cammino di conversione e testimonianza di un anziano reduce di guerra nellโAmerica contemporanea. Walt Kowalski (Eastwood) si abbandona al sacrifico per il bene del prossimo, ovvero quello del giovane vicino di casa Thao (Bee Vang) e della sua famiglia di immigrati di etnia Hmong, presi di mira da una banda di quartiere. Kowalski si appella a Maria e si erge sul Golgota nella stanca e affaticata periferia americana; lรฌ si carica sulle sue spalle i dolori e la rabbia della povera gente, smorzando ogni forma di violenza e di vendetta. Kowalski diventa un pacificatore della comunitร , regalando allโadolescente Thao โ emblema delle nuove generazioni โ un sognoย di pace e speranza per il domani.
โDue giorni, una notteโ
ร forse uno dei film piรน belli dei fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne โDue giorni, una notteโ (โDeux jours, une nuitโ, 2014), perchรฉ possiede sรฌ quella consueta carica di denuncia sociale โ tratto tipico del cinema dei Dardenne โ ma riesce anche ad accendere la fiamma della speranza, la fiducia in un riscatto possibile. Il film puรฒ essere ricollegato al filone parabolico perchรฉ sembra mettere in scena le stazioni della Croce dellโumanitร oggi, quella povera che combatte per la dignitร del posto di lavoro, come piรน volteย ย ci ricorda papa Francesco. In โDue giorni, una notteโ assistiamo pertanto alla via Crucis dellโoperaia Sandra (una Marion Cotillard di inarrivabile bravura), che appena rientrata sul posto di lavoro dopo una malattia invalidante si vede mettere alla porta, licenziata, perchรฉ ritenuta improduttiva. Il suo capo, infatti, ha illuso i colleghi di Sandra con un bonus in busta paga: o Sandra nel team di lavoro oppure un poโ di soldi in piรน a fine mese. Seppur umiliata e rifiutata, Sandra decide di mettersi comunque in gioco, in cammino, facendo il possibile per far cambiare idea ai propri colleghi. Compie cosรฌ una processione laica, una via Crucis, piegata dal peso dellโangoscia e della paura; arriva persino a sognare la morte, la fine di tutto quel dolore, ma grazie allโamore della sua famiglia rimane in vita. Sandra riesce a scendere dalla Croce, a (ri)trovare le tracce della Grazia nella sua esistenza, nonostante tutto.
