Veniva nel mondo la luce vera: mi dice che la luce non è qualcosa che devo inventare io, ma Qualcuno che viene incontro alla mia storia, così com’è, con le sue ombre e le sue contraddizioni.
Questa luce è Cristo, che non si limita a darmi idee o regole, ma entra nel mio buio concreto: le paure per il futuro, le ferite che mi porto dietro, le scelte che non so fare, le relazioni che non funzionano come vorrei.
Non è una luce che mi umilia o mi espone, ma che mi aiuta a vedere la verità su di me senza schiacciarmi, facendomi scoprire che sono più amato che giudicato, più cercato che sopportato. In questa parola mi sento dire che non devo cavarmela solo con i “luccichii” che passano: successi, approvazioni, like, riconoscimenti.
Posso lasciarmi raggiungere da una luce più profonda, che non si spegne quando tutto il resto crolla. In quale ambito della mia vita io sto ancora preferendo una luce finta, un’illusione, alla luce vera di Cristo? Sono disposto a lasciare che Gesù illumini anche ciò che vorrei tenere nascosto, le parti di me che faccio fatica ad accettare?
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