Giovani di Parola – Commento al Vangelo del 31 marzo 2026

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Il Vangelo di oggi è come una mappa sul fallimento e sul peccato e ci descrive due strade possibili: quella di Giuda e quella di Pietro. Prima o poi capita a tutti di sbagliare, di peccare, di ferire qualcuno, di tradire noi stessi. Gesù lo sa e cambia il focus: ciò che importa è cosa facciamo dopo.

Giuda sceglie di chiudersi in sé stesso, nonostante gli sia offerto un “boccone”, un ultimo gesto di tenerezza. Esce subito ed è notte. Questa notte c’è a volte anche nelle nostre vite, quando cerchiamo di nascondere le nostre ferite e non ci apriamo al dialogo con gli altri.

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Quel buio che significa assenza di speranza. Pietro invece è un uomo abbastanza sicuro di sé e non immagina di poter crollare. Siamo Pietro quando crediamo che la fede sia una questione esclusivamente di disciplina, che significhi “essere bravi” e non sbagliare mai. Gesù non vuole persone che non cadono mai, cerca invece di insegnarci a tornare anche quando abbiamo completamente perso la strada.

Il vero coraggio non è dire “Darò la mia vita per te!”, ma è lasciarsi amare cercando di rinunciare alla morte e alla tristezza che può entrare nella nostra anima. Smetti di voler essere perfetto e inizia ad essere un figlio che si fida.

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