Il Regno di Dio cresce mentre noi dormiamo, mentre vegliamo, mentre la vita scorre senza che ce ne accorgiamo. L’uomo getta il seme e poi deve imparare a fidarsi, perché la vita non obbedisce all’ansia del controllo né all’urgenza dei risultati.
Il seme germoglia e cresce da solo, secondo una logica che non dipende dall’uomo, ma dalla fedeltà silenziosa di Dio, che lavora anche quando non vediamo nulla accadere. Prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno: il Regno non ha fretta, non salta le tappe, non si lascia forzare.
Chiede tempo, pazienza, rispetto per i ritmi della vita. Anche il granello di senape parla la stessa lingua: è piccolo, quasi insignificante, ma custodisce una promessa sproporzionata, perché ciò che nasce da Dio non si misura all’inizio ma nel compimento. Il Regno cresce lontano dai riflettori, diventa dimora, spazio di riposo, ombra accogliente per altri, e solo quando il tempo è maturo arriva la mietitura.
Gesù affida tutto questo a parabole, perché il mistero della vita non si spiega, si accompagna, si contempla, si vive. E così il Vangelo ci educa a seminare senza possedere, ad attendere senza pretendere, a credere che anche ciò che oggi è piccolo, nascosto e fragile sta già crescendo, sostenuto da una fedeltà più grande di noi.
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