Quando c’è da dire la verità sulle cose, non ci sono mezzi termini. Gesù assiste ad una scena di per sé irrispettosa, assolutamente noncurante del luogo sacro in cui si trovano e non resta indifferente. Interviene, anche duramente, verso chi sta trasformando il tempio in un mercato e guadagna ulteriore disprezzo da parte di scribi e farisei. Spesso crediamo che essere cristiani significhi farci andare bene tutto, stare zitti e buoni, rinunciare alla verità per stare al riparo da possibili giudizi, se non offese altrui.
Don Bosco metteva spesso in guardia dal rispetto umano, che è apparentemente buono, civile, decoroso, ma che in realtà ci rende sempre più indifferenti a tutto e tutti. Se vediamo qualcosa di sbagliato, è giusto intervenire, è giusto parlare. Non per fare i giudici di turno e condannare i fratelli, ma per far venire alla luce il male strisciante che talvolta cresce indisturbato sotto i nostri occhi, nelle nostre relazioni, nelle situazioni quotidiane che viviamo, nel nostro stesso cuore, e provare invece a riconoscere con l’aiuto del Signore il vero Bene, che non è mai lontano dalla Verità.
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Gesù conquistava il popolo non perché usasse formule particolari o discorsi “ad effetto”, ma perché pronunciava parole di verità che non restavano belle frasi, ma scelte, gesti e azioni incarnati fino alla fine.
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