Dobbiamo essere onesti, c’è a chi sta bene mangiare, bere, prendere mogli, mariti ecc… fino a che dura. C’è chi sceglie di non salire sull’arca di Noè, c’è chi sceglie di vivere a Sòdoma e fare un po’ quello che gli pare della propria vita e di quella degli altri.
C’è chi, consapevolmente o meno, sceglie di rimanere nel suo letto con gli occhi aperti, ma con il cuore e la coscienza sonnecchianti. C’è chi sceglie di rimanere a macinare, a schiacciare e polverizzare i propri aneliti più profondi, c’è chi sceglie di conservare la propria vita, di stringerla così tanto che ad un certo punto gli sfugge di mano e perde tutto se stesso.
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C’è che a volte lo siamo anche noi, perchè come avvenne in quei giorni avviene anche oggi. Che fare quindi?! La questione è davvero molto seria e delicata perchè di mezzo c’è la libertà, ma al tempo stesso la consapevolezza di cosa significhi essere veramente liberi.
Perchè in fondo, forse, chi sceglie di non mettersi in gioco, di non “perdersi”, di non salire sull’arca, è perchè non ha conosciuto in realtà Colui che mantiene viva la vita, Colui con il quale si vince sempre, Colui che attira e orienta la nostra libertà per portarla al livello massimo di felicità e di pienezza.
Colui che forse noi conosciamo, o vogliamo in qualche modo conoscere, e che ci chiama e ci chiede di “perderci” e donare la vita affinchè, come avveniva in quei giorni, Lui possa continuare a camminare per le strade del mondo e predicare il Vangelo.
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