Il brano evangelico di questa domenica – prima della grande festa di Cristo Re e, quindi, prima dell’Avvento – ci offre uno scenario apocalittico nel vero senso della parola: non secondo il significato attuale di catastrofe, di distruzione o di punizione tipico dei film hollywoodiani; ma nel senso originario di rivelazione, di separazione da tutti i nascondimenti, di veritร dentro di noi e fuori di noi. Ma qual รจ la buona notizia di questa “apocalisse”? Che in un giorno e in un’ora che non conosciamo vedremo il Figlio di Dio, che non verrร per punirci o per calcolare le nostre mancanze, ma per accoglierci nel suo abbraccio di gloria e di luce, quell’abbraccio che tanto desideriamo. Superiamo la paura della fine!
Le “cose” inaspettate, perรฒ, spesso ci fanno paura e allora siamo invitati a prendere spunto dalla natura, dall’albero di fico in primavera: siamo chiamati a cogliere gli indizi, i segni, sacri e non… di cosa? Della presenza di Dio in mezzo a noi, di un Dio che vive nelle nostre case e nelle nostre cittร , che non ci sta accanto per abbatterci definitivamente nei momenti di fallimento, ma per sostenerci nel cammino di ogni giorno. Superiamo la visione moralistica della nostra fede!
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Viviamo senza ansie, nรฉ paranoie la vicinanza, presente e attesa, di Gesรน fondati nelle Sue promesse e convinti che, anche se tutto passerร , le Sue parole non passeranno. Viviamo con gioia la speranza!
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