Il peccato dell’ostinazione e la verità di Cristo
In questo commento al Vangelo, Giorgio Schiavo analizza la dura reazione di Gesù nei confronti dei farisei, focalizzandosi sulla frase ripetuta tre volte: “Morirete nel vostro peccato“. Schiavo spiega che questa espressione drastica scaturisce dall’ostinazione dei farisei a non credere nell’identità messianica di Gesù, nonostante i segni e i prodigi da lui compiuti.
I punti principali del commento di Giorgio Schiavo includono:
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- Il peccato contro la verità: Morire nel proprio peccato significa rinnegare la verità fino alla fine della vita. Schiavo sottolinea che peccare contro la verità equivale a peccare contro lo Spirito Santo, includendo in questa categoria l’invidia delle grazie altrui, la mancanza di pentimento, l’ostinazione nel peccato e la presunzione di autosalvazione.
- La rivelazione dell’ “Io Sono”: Gesù utilizza le Scritture per rivelare la sua unità con il Padre, usando la stessa espressione che Dio usò con Mosè (“Io sono colui che è”).
- Il rifiuto dell’autosalvazione: Viene messo in contrasto l’atteggiamento dei farisei con quello di Gesù, che sulla croce ha rinunciato ad autosalvarsi per redimere l’umanità, e con quello di Paolo, che ha fatto lo stesso per seguire il Maestro.
- Due tipi di morte: Schiavo distingue tra il morire ascoltando e mettendo in pratica la Parola di Dio e il morire nei propri peccati.
Infine, l’autore conclude con un monito: sebbene l’“Io sono” appartenga solo a Dio, l’essere umano spesso se ne appropria impropriamente per condannare il prossimo.
Trascrizione del video.
«Morirete nel vostro peccato». Pace e bene. Questa è la frase che il Signore ripete per tre volte in questo Vangelo, ma cerchiamo di capire per quale motivo Gesù ha questa forte reazione.
Gesù sta discutendo con i farisei riguardo alla sua identità messianica. Essi però, pur avendo visto i segni e i prodigi che Gesù compie, non gli credono; anzi, sostengono che egli stia testimoniando il falso. Il Signore, quindi, è costretto ad utilizzare delle parole forti, termini che rappresentano la distanza tra i farisei e Gesù, fino a dire la fatidica frase: «Morirete nel vostro peccato».
Ma come? Gesù in precedenza non aveva forse perdonato il peccato della donna adultera? Come fa ora a parlare in un modo così drastico? Ciò che qui non viene perdonato è l’ostinazione a non credere. «Morirete nel vostro peccato» significa che rinnegheranno la verità fino alla fine della loro vita, perché la verità di Gesù è scomoda, divide.
Peccare contro la verità significa peccare contro lo Spirito Santo. E quali sono i peccati contro lo Spirito Santo? L’invidia delle grazie altrui, il mancato pentimento, l’ostinazione nel peccare e il mettere in dubbio la salvezza che il Signore ci offre, oppure anche la presunzione di autosalvarci.
Gesù ha detto «Io sono» per testimoniare che lui e il Padre sono una cosa sola. Il Maestro fa uso delle Scritture per rivelare la sua identità: «Io sono colui che è». È la stessa frase che Dio ha utilizzato per rivelare la sua identità a Mosè. Gesù sulla croce, pur essendo il Figlio di Dio, ha rinunciato ad autosalvarsi, accettando di morire per redimere l’umanità dai propri peccati. Anche Paolo, nel suo viaggio verso Roma, ha rinunciato ad autosalvarsi per seguire il Maestro.
In questo caso abbiamo due tipi di morte: morire ascoltando la Parola di Dio e cercando di metterla in pratica, e morire nei propri peccati. «Io sono» è soltanto di Dio, eppure noi tante volte abbiamo usato l’«io sono» per condannare qualcuno.
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Causale: Erogazione liberale
