L’incarnazione di Gesù è l’esito dell’incontro tra silenzio e voce. Il dialogo tra Maria e l’angelo può essere rivissuto facendo affiorare la parola da un tempo di raccoglimento, di preghiera silenziosa.
All’inizio posso essere turbato, spaventato dal non senso che si prova di fronte al vuoto. Poi, lentamente, il respiro si fa più lento e anche il pulsare del petto, forse all’unisono con uno stesso ritmo che rassicura. Un non temere prende corpo, lo posso riconoscere, nominare… e mi salva.
L’altro passo è dare ragione a questo sentire nominato, inserirlo nella storia e avvolgerlo di Spirito, quello che riempie gli interstizi di tutta la creazione.
E l’incarnazione si compirà nel mio eccomi, presa di coscienza di ciò che ho fatto dei miei turbamenti e coraggio di vivere anche fuori dal silenzio.
Oggi questa parola vuole comunicare il senso della festa della Madonna del Rosario, un’icona di Maria che prega. Come dire che all’inizio della preghiera cristiana c’è questo silenzio fecondo di Maria, un ventre pieno per aver saputo affrontare la paura di certi vuoti.
Giuseppe Amalfa SJ

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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato
