โ๏ธย Commento al brano del Vangelo di:ย ย โย Mt 5,43-48
Quando pensiamo a qualcosa di perfetto, ce lo immaginiamo senza difetti, lineare, in ordineโฆ ma il rischio รจ di sentirlo freddo, distante, come posto sotto una campana di vetro per non rischiare di perdere la sua perfezione. Come un bimbo pettinato e vestito per bene che perรฒ non puรฒ giocare, perchรฉ altrimenti si sporca, rovina il vestitoโฆ
Dio non ci chiede una perfezione sterile, che ci allontana dalla realtร ; ci chiede di essere perfetti nellโamare, cioรจ di saperci mettere in gioco e sporcare le mani nelle relazioni, anche in quelle che sembrano piรน difficili e che ci feriscono. Dio, lโOnnipotente, ci insegna ad amare amandoci Lui per primo, lasciandosi coinvolgere nella storia, incarnandosi, accogliendo la fragilitร , non smette mai di amare, di diffondere la logica del Regno fondato sullโamore.
Entrare in questa logica del vero amore ci chiede di fare un passaggio ulteriore, quasi antiumano: di amare tutti, anche i nemici, per essere perfetti, non nel senso di lontani dalla realtร , ma vicini e immersi pienamente nella vita, anche quando questa ci ferisce e ci chiede di andare contro la logica del mondo per seguire la logica di Dio. Dio non ci chiede di essere passivi e subire, ma di vivere veramente in modo profondo lโamare, la relazione con tutto e tutti.
Chiara Selvatici

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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato



