Nel mio tragitto verso casa devo passare davanti al tavolo delle tasse. Devo passarci, ma ne farei volentieri a meno, perché ogni volta, al vederlo, mi assale un senso di sdegno misto a rabbia. Mi chiedo come possa un uomo dal nome così giudaico, Levi, raccogliere le tasse per i nostri nemici, i romani. Si può essere a tal punto traditori del proprio popolo?
Vedo quelle mani impure prendere le monete della povera gente e metterle da parte, facendone delle pile: alcune per sé, altre per i nostri oppressori. Ecco come definirei Levi: traditore e collaborazionista, una persona che merita solo disprezzo.
Oggi, però, non capisco più niente: uno di noi, quel Gesù che la folla considera uomo di Dio, se non addirittura il Messia, chiama Levi a seguirlo e poi, come se non fosse abbastanza, accetta l’invito a casa sua. Mi chiedo se non sia pazzo, a perdere la propria reputazione per una persona tanto miserabile.
Almeno lo facesse per denaro, capirei: il denaro luccica, ha conquistato a sé Levi e quelli come lui. Anche se io non scenderei tanto in basso per arricchirmi, devo ammettere che, sì, i soldi mi tentano, come penso tentino un po’ tutti. Eppure, a essere onesto, non ho nessun motivo per pensare che Gesù si sieda a tavola di quell’uomo per denaro. Egli ne è libero, vive con poco, cerca altro. Che cosa cerca?
E io che cosa cerco? Io che passo per la strada ad osservare, a esprimere giudizi, che cosa sto cercando?
Tante certezze che avevo, le ho perse lungo la strada, la strada di casa.
Stefano Corticelli SJ

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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato
