Fraternità Gesù Risorto – Commento al Vangelo di domenica 25 Gennaio 2026

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Ottavario di preghiera per l’Unità dei Cristiani: ultimo giorno

1ª lettura Is 8,23b – 9,3 * dal Salmo 26/27 * 2ª lettura 1Cor 1,10-13.17 * Vangelo Mt 4,12-23

Stiamo vivendo un momento particolare nella vita della Chiesa: siamo uniti nel presentare a Dio Padre un problema particolare, che da secoli assilla la vita dei credenti. È la conseguenza della mancanza di coerenza nel vivere la fede, la mancanza di serietà nel praticare i comandi del Signore Gesù, la mancanza di perseveranza nel portare la croce di ogni giorno. Tutto questo ha cancellato dalla vita della Chiesa la santità, favorendo discordie, divisioni, fazioni, mettendo a proprio agio il Divisore, il Maligno, sempre pronto a rovinare e distruggere le grandi opere di Dio.

Già San Paolo ha dovuto usare la voce forte con qualcuna delle sue comunità cristiane, in particolare quella di Corinto, come abbiamo sentito dalla seconda lettura. Le divisioni nascevano dalle simpatie che i cristiani nutrivano per un predicatore del Vangelo invece che per un altro. Dimostravano così di non essere innamorati di Gesù, di essere più attenti alla forma che alla sostanza, alle proprie inclinazioni che alla Parola del Signore. L’apostolo deve dire loro: nessun predicatore del Vangelo è stato crocifisso per voi. Colui che ci salva con la sua croce è soltanto Gesù.

I predicatori ci aiutano a conoscere lui e ad amarlo. Seguendo Gesù riusciremo a superare le nostre simpatie, e rimarremo uniti gli uni agli altri, capaci di rinnegare noi stessi pur di far risplendere l’unità della Chiesa del Signore. Per questa unità egli ha pregato il Padre. Se vogliamo essergli graditi, facciamo tutto il possibile per rimanere nella carità gli uni verso gli altri. Nei momenti dubbi o di difficoltà ci lasceremo guidare con umile ubbidienza da chi è preposto come autorità nella comunità. Gesù stesso aveva detto: «Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me».

Il brano del Vangelo di oggi ci ripete una profezia di Isaia, ricordataci dalla prima lettura. Gesù comincia la sua predicazione in Galilea, assegnata alle tribù di Zabulon e di Neftali, territorio abitato in gran parte da popoli diversi, provenienti da lontano fin dai tempi della deportazione degli israeliti in Mesopotamia. È un territorio quindi dove la Parola di Dio è poco conosciuta, e poco praticata. Per questo è detto che questi popoli «abitavano in regione e ombra di morte». È proprio qui che «Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce» quando Gesù cominciò la sua predicazione, dopo che Giovanni era stato messo in carcere.

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Ascoltiamo perciò la Parola di Gesù, così come l’evangelista ce la riassume. Egli inizia proprio ripetendo l’annuncio di Giovanni: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». È una parola forte, con significati profondi e precisi. L’invito è alla conversione, cioè al cambiamento dei modi di ragionare. Se il motivo del cambiamento del pensiero e del ragionamento dipende dalla vicinanza del regno dei cieli, ecco, possiamo comprendere, e aderire subito con gioia.

Se il regno dei cieli è vicino, significa che il re è arrivato e attende di raccogliere in unità coloro che gli ubbidiranno. Ragioneremo in modo da tener d’occhio il re, per ascoltarlo e assumere i suoi desideri, le sue volontà, i suoi modi di fare miti, umili, misericordiosi, liberi dalle passioni usuali in questo mondo, accettate e proposte a tutti.

Come faremo? La pagina del Vangelo ci propone gli esempi concreti. Come è la conversione di chi si converte per il fatto che il regno dei cieli è vicino? Guardiamo Simone e Andrea, osserviamo Giacomo e Giovanni. Quattro uomini, tutti e quattro impegnati seriamente nel lavoro. Quando vedono Gesù, il re del regno dei cieli, e odono la sua voce, non pensano più al proprio lavoro e ai suoi strumenti, nemmeno al guadagno, né a vivere accontentando i propri parenti. Assumono davvero i pensieri, i desideri e i modi di fare di Gesù: lo seguono.

Lo seguono fisicamente con i loro passi, ma pian piano, con pazienza e molte difficoltà, imparano a seguirlo nel vincere gli impulsi interiori, le simpatie, le antipatie, la voglia di emergere, i sogni di primeggiare, persino l’attenzione ad evitare le fatiche e le cosiddette croci. Seguirlo in questi atteggiamenti di umiltà e mitezza non è subito fatto, ci vorrà del tempo: ne sa qualcosa soprattutto Simone chiamato Pietro.

Chi segue Gesù si accorge di essere «terra di Zabulon e terra di Neftali», di far parte di un «popolo che camminava nelle tenebre», e avverte che «una luce è sorta» e che questa luce lo ha raggiunto, tanto che può godere di una gioia immensa. La Parola di Dio continua ad essere luce ai suoi passi!

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Sito web della fraternità.

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