Fraternità Gesù Risorto – Commento al Vangelo di domenica 1 febbraio 2026

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1ª lettura Sof 2,3; 3,12-13 dal Salmo 145 2ª lettura 1Cor 1,26-31 Vangelo Mt 5,1-12a

Il profeta Sofonia si rivolge ai poveri per confidare le sue riflessioni e le sue esortazioni. Che già ai suoi tempi sia stato inutile rivolgersi ai ricchi o ai potenti? Ai poveri arrivano le parole di Dio, dai poveri sono ascoltate, i poveri le vivono con obbedienza e con gioia, e, soprattutto, con frutto. Anche quando Gesù è arrivato nel mondo, gli angeli hanno chiamato i pastori, uomini con un lavoro e una vita e un‘abitazione precaria, non i cittadini che si sentivano al sicuro nelle loro case e con il loro lavoro. È lo stile di Dio cominciare le sue opere tra di noi con persone nascoste, come ha iniziato con Maria, nascosta a Nazaret. E così anche nei secoli recenti le manifestazioni divine sono state rivolte a povere contadinelle o a ragazzetti ignoranti, o a giovani senza lauree, o persino a nemici dichiarati della Chiesa.

Che cosa raccomanda Sofonia? «Cercate il Signore, voi tutti poveri della terra, cercate la giustizia, cercate l’umiltà». Ai poveri non vien detto di cercare la ricchezza, la sicurezza, men che meno la prepotenza. Cercheranno il Signore, la giustizia, l’umiltà: il Signore è giusto ed è umile, chi cerca l’umiltà trova il Signore, e chi cerca la giustizia si trova immerso nel suo cuore.

Questa paginetta è un bel preludio al brano del vangelo: una folla, guidata dai discepoli di Gesù, sale sul monte. Come mai? Lo cercano, e per trovarlo fanno fatica. Lasciano le comodità, lasciano le cose quotidiane, si recano in luogo isolato dove il loro ascolto non sarà disturbato, dove la loro ricerca non sarà distolta da altre cose.

E Gesù cosa fa? Si mette a parlare, apre la bocca, lascia uscire le parole una ad una. Sono tutte preziose, perché sono parole che vengono dalla sua eternità, dal silenzio di trent’anni a Nazaret, dalla visione di un futuro ricco di comunione, di pace, di speranze esaudite.

Le parole pronunciate da Gesù sono ormai nella nostra memoria. Fanno già parte del nostro modo di pensare e di desiderare. Eppure, sono nuove. Quando le abbiamo udite altre volte, ci accorgiamo ora che siamo stati distratti. Le abbiamo udite pensando che non potevano e non dovevano cambiare le nostre abitudini. Tra noi e Gesù abbiamo lasciato un muro di vetro che ci lascia l’illusione di aver capito, di sapere, di essere già come il Signore vorrebbe fossimo.

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«Beati i poveri in Spirito, di essi è il regno dei cieli»: chi sono i poveri? Sono solo poveri, o mendicanti? Beati i mendicanti di Spirito: la povertà, come intesa normalmente, rimane in secondo piano. È beato, cioè amico di Dio e suo alleato, chi desidera il suo Spirito, la sua vita d’amore. In questo modo è partecipe del regno dei cieli, il regno dove Gesù è il re amato e amante!

«Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati». Chi è nel pianto? Colui che condivide il pianto di Gesù sulla Città santa, il suo pianto alla tomba di Lazzaro, il suo pianto per le donne di Gerusalemme e i loro figli. Beato chi piange per il rifiuto di Gesù, per la mancanza di fede in lui, per chi soffre per lui: questo pianto è raggiunto dalla consolazione del Padre.

«Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno, e mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia». Sei nel cuore del Padre quando il nome di Gesù è così presente in te, da attirare l’odio di chi lo odia. Non ti spaventerai, ma offrirai la sofferenza, e la vergogna della calunnia, sapendo che Gesù ha già sopportato tutto questo.

Si potrebbe continuare con altre frasi di Gesù, ma vediamo come San Paolo ha ascoltato queste parole nella comunità dei Corinzi, comunità di poveri, senza la presenza di nobili e di potenti. Se tutti o la maggior parte dei credenti sono giudicati stolti dagli altri, non si dovranno vergognare: sono amati da Dio e perciò protetti e santificati da lui. Noi possiamo essere poveri e venir disprezzati, ma ci gloriamo, perché in mezzo a noi è presente Gesù, che è «diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione». Di lui ci vantiamo, e non cerchiamo null’altro. Il mondo s’accorgerà che la vera sapienza è quella impregnata di amore, che la vera giustizia è quella che salva gli uomini dall’ingiustizia del maligno, e che il mondo redento e santificato diventa regno dei cieli. In esso tutti trovano vita e gioia e libertà. Cominceremo noi, come ci ha invitato Sofonia, a cambiare il mondo, perché adesso Gesù è in mezzo a noi! Cambieremo il mondo, considerando dono di Dio la vita degli uomini, di ogni uomo. Diremo sempre, col nostro modo di agire, che la vita non è un prodotto e non deve produrre ricchezza per i ricchi. La vita viene dall’amore, porta amore e riceve amore. La vita dell’uomo è impastata con l’amore, che è di Dio!

Sito web della fraternità.

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