L’imbarazzo della guarigione
L’egoismo è un atteggiamento che ci rende infelici e ci allontana dalla vera realizzazione. È un’abitudine che può diventare una necessità, proprio come un virus che infetta il nostro cuore. Pietro e i suoi compagni, dopo aver faticato tutta la notte senza risultato, rappresentano la condizione di chi cerca di soddisfare se stesso senza riuscirci davvero.
Gesù propone un’alternativa: fidarsi di Dio e vivere secondo il comandamento dell’amore. Solo lasciando l’egoismo e aprendosi al dono gratuito, si scopre la bellezza di una vita nuova. Questo incontro con Dio genera imbarazzo, perché fa emergere la nostra miseria, ma è proprio riconoscendo il nostro peccato che possiamo accogliere la sua misericordia.
La vocazione è l’invito di Dio a una felicità autentica, che nasce dalla conversione e dalla rinuncia all’egoismo. Non è solo un lasciare, ma un trovare, un cammino di amicizia con Cristo che trasforma la nostra vita in annuncio di salvezza.
Trascrizione generata automaticamente da Youtube e rivista tramite IA.
L’egoismo non ci rende felici, non aiuta a realizzarci. Ma che cos’è l’egoismo? Quanti danni fa l’egoismo nella nostra vita? E come si può curare l’egoismo? Che cosa accade nella nostra vita quando guariamo dall’egoismo? Lo scopriamo in questo video.
L’egoismo è un atteggiamento che caratterizza coloro che sono preoccupati unicamente per se stessi e solo per il proprio benessere: essere al centro dell’attenzione, avere il potere di dire agli altri cosa fare, accumulare beni materiali, ricercare conferme di consensi o di affetto.
L’egoismo… Abbiamo faticato tutta la notte! Sono i nostri sforzi per sedare la felicità. Quanta fatica, quanto lavoro, quante energie sono necessarie per soddisfare l’egoismo! Riusciamo ad appagare le nostre esigenze per un po’ di tempo e poi… si rimane insoddisfatti.
Pietro e i suoi compagni hanno faticato tutta la notte e non hanno pescato nulla. Si trovano in spiaggia a lavare le reti: cioè si giustificano quelle abitudini finalizzate a riempire il nostro egoismo, che sono diventate il centro della nostra vita. Sono quelle abitudini che comandano tutte le azioni finalizzate a riempire il nostro egoismo. Si vive in funzione di questo.
Sant’Agostino così ha scritto:
“L’abitudine, se non contrastata, diventa presto una necessità.”
È come quando entra un virus nel sistema di un computer: l’egoismo è capace di infettare il nostro mondo interiore. L’egoismo peggiore, infatti, è quello inconsapevole.
Ed ecco che Pietro ascolta Gesù: una proposta alternativa di felicità. Ma prima di poter ascoltare Gesù, bisogna scostarsi da terra, distanziarsi cioè dagli interessi di questo mondo, rinunciare alle nostre convinzioni.
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L’ascolto della Parola di Dio invita alla fiducia. E quando ci affidiamo a Dio, si fa esperienza della sua infinita Misericordia, capace di donarci una pesca meravigliosa.
Il comandamento dell’amore indica l’inizio di un impegno nuovo: vivere come Gesù, con un atteggiamento di servizio, di dono gratuito verso gli altri, di attenzione verso i più bisognosi. Superando quell’egoismo che ci fa cercare solo i nostri interessi, trascurando il bene degli altri, si scopre la bellezza di un nuovo e straordinario stile di vita.
Incontrare la bellezza di Dio provoca imbarazzo: ci si scopre meschini, sporchi, indegni. Confrontandosi con la bellezza di Dio, la creatura scopre la sua miseria. Pietro si vuole allontanare perché è peccatore, ma è proprio perché si scopre peccatore che è invitato a stare vicino al Signore.
Gesù è capace di mostrarci quello che ci manca, e il nostro peccato, guarito e perdonato, diventa il nuovo punto di partenza. La vocazione, infatti, è una proposta di felicità che Dio fa per ognuno di noi. L’azione è un’opportunità di felicità che inizia sempre dalla nostra conversione.
La consapevolezza del peccato suscita imbarazzo, e questo è un bene, perché è il primo passo per accogliere la novità della vita evangelica. La vocazione è permettere alla Divina Misericordia di essere operatrice nella nostra vita, ovvero trasformante.
Non è solo un lasciare, un distacco, ma è anche una liberazione. È un trovare, un imitare, è vivere l’amicizia con Cristo. La grazia di Dio innesca un processo di radicale conversione, un mutamento di identità che diviene annuncio di salvezza.
La vocazione è lasciare ogni cosa, abbandonare ogni logica di egoismo e divenire un dono per tutti, per vivere l’esperienza straordinaria della gioia del Vangelo.
Commento di Fra Attilio Gueli, frate minore cappuccino. Segretario “fraternità e missione” di Lombardia OFMCap. Convento di Varese, centro di evangelizzazione.
