IL CAMMINO DELLA FEDE
โConsigliare i dubbiosiโ: Ida (2014) di Pawel Pawlikowski
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Vincere lโindifferenza con lโamore

Nellโambito del ciclo di proposte dedicate al Cinema e Giubileo, per affrontare la prima opera di misericordia spirituale, โConsigliare i dubbiosiโ, la Commissione Nazionale Valutazione Film della CEI – Fondazione Ente dello Spettacolo, in accordo con lโUfficio Nazionale per le comunicazioni sociali della CEI, propone il film Ida (2014) di Pawel Pawlikowski.ย
Dopo lo smarrimento, la croce: Ida
Premiato nel 2015 con lโOscar come Miglior film straniero, Ida del regista polacco Pawel Pawlikowski รจ un poetico racconto sul discernimento religioso, tra cadute, fragilitร dellโumano, ma soprattutto il coraggio della piena adesione al Vangelo, alla Croce.ย
Siamo nella Polonia degli anni Sessanta, la giovane novizia Anna (Agata Trzebuchowska), cresciuta orfana in un convento, si appresta a prendere i voti perpetui. Poco prima dellโordinazione, viene a conoscenza di avere ancora una parente, la zia Wanda (Agata Kulesza), sorella di sua madre e giudice nei difficili processi del dopoguerra. Anna si metterร in viaggio con la zia in cerca delle proprie radici familiari, scoprendo che il suo vero nome รจ Ida e di essere sopravvissuta allo sterminio della propria famiglia perchรฉ ebrea. Questo viaggio fisico ma anche emotivo, spirituale, la destabilizzerร dinanzi alla scelta dei voti perpetui. Sarร perรฒ la forza e la luminositร della sua fede a salvarla, a rimetterla in cammino verso la croce.ย
Con Ida il regista polacco Pawlikowski โ autore che si รจ formato in ambito internazionale, lasciando infatti la Polonia allโetร di 14 anni, e lavorando per produzioni angloamericane โ si confronta per la prima volta con il passato del proprio Paese, con le dolorose ferite lasciate dalla Seconda guerra mondiale e con le violenze contro la popolazione ebraica.ย
Le crudeltร verso la comunitร ebraica rimangono sullo sfondo, senza perdere dโintensitร , ma il cuore del film รจ il percorso della giovane novizia Anna, travolta dalle informazioni sulla propria famiglia, dalla scoperta di essere di origini ebraiche, persino di avere un altro nome. Nellโapprendere tutto questo, nel trascorrere del tempo con la zia Wanda, segnata da una personalitร piรน forte e quasi aggressiva (seppur molto provata e fragile nellโanimo), Anna per un momento desidererร vivere lโesistenza di Ida, fare esperienza di una vita altra, distante dal convento. Lโimmergersi perรฒ nella vita quotidiana, il provare persino le sfumature dellโamore, la riconducono a riprendere il proprio cammino, alla vita religiosa.ย
Sotto il profilo stilistico-narrativo, nellโeconomia del racconto gioca un ruolo decisivo lโuso del bianco e nero, che rievoca anche il cinema, il contesto socioculturale, degli anni Sessanta. Togliendo colore ai volti, allโumanitร raccontata dal film, il regista sembra mettere maggiormente in evidenza la luminosa figura della giovane novizia, che esce fuori dal convento per mettere piede nel mondo; una realtร che sembra travolgerla, ma non la fa smarrire, non la allontana dai piedi della croce. ยซStraordinariamente fotografato con un rigorosissimo, elegante, austero bianco e nero che fa pensare a maestri del calibro di Robert Bresson e Ingmar Bergman, poetico e privo di qualunque retorica, sostenuto da una solidissima regia impreziosita dagli intensissimi primi piani della protagonista (โฆ), Ida (โฆ) รจ una di quelle opere che pochissimo concedono allo spettatoreยป (A. De Luca, ยซAvvenireยป, 13 marzo 2014)
Nella prospettiva dellโopera di misericordia spirituale โConsigliare i dubbiosiโ, il film Ida offre certamente un contributo significativo. La giovane Anna/Ida รจ assalita dallโesitazione, da una serie di incertezze riguardo alla propria esistenza, al proprio passato e al futuro come religiosa. Dubbi e incertezze che sembrano propagarsi anche nel resto del Paese; la Polonia infatti รจ chiamata a scelte importanti per delineare il proprio domani. Anna/Ida restituiscono allo spettatore sรฌ il senso di fragilitร e timore che emerge dinanzi alla scelta, al cambiamento, ma anche un profondo bisogno di appartenenza, unโadesione piena e consapevole al Vangelo, a Cristo.ย
Per approfondire con la Cnvf e Cinematografo.it
Commissione Nazionale Valutazione Film CEI: ยซ[Per il regista] il ritorno nella terra natia significa il recupero di una serie di elementi importanti e decisivi. Almeno tre: il ricordo della guerra mondiale, ancora vivo (siamo appena nel 1962) tra nazismo e resistenza; l’attualitร (di quel periodo) di una Polonia compressa sotto il blocco comunista, tra ideologia (vedi il funerale della zia) e voglia di evadere anche grazie alla musica americana; la scelta finale di Ida, che รจ sintesi della capacitร di riflessione, di personalitร consapevole, di voglia di prendere decisioni impopolari. Il regista sceglie di guardare tutta la vicenda con una fotografia in B&N di intensa capacitร espressiva. Una soluzione stilistica che storicizza al meglio il copione (molto cinema di quegli anni era in B&N), dร profonditร all’immagine e spacca il confine tra passato e presente per diventare riflessione metastorica e universale. Quella di Ida รจ una vocazione che si misura con la vita quotidiana, uscendone piรน rafforzata e consapevole, pronta ad affrontare la propria missione spirituale nel mondo. Un film di notevole interesse che, dal punto di vista pastorale, รจ da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattitiยป (www.cnvf.it).
Rivista del Cinematografo – Cinematografo.it: ยซLa ricerca di Ida delle sue origini diventa unโesplorazione della storia recente della Polonia, dal momento piรน difficile (la guerra) ai tentativi di provare a costruirsi una nuova identitร . Dopo alcune produzioni internazionali (oltre al โbritannicoโ My Summer of Love, da ricordare anche il โfranceseโ La femme du Vรจme del 2011), Pawlikowski torna a casa e, scavando tra le pieghe e le ferite del suo paese natale, realizza il film piรน significativo della sua intera carriera. Splendida la fotografia inย bianco e nero del semi-esordiente Lukasz Zal e le scelte, particolarmente colte, di una colonna sonora segnata da diversi motivi classici: lโunione crea una messinscena di rara eleganza che,ย giร di per sรฉ, riesce a emozionare e commuovere. Una menzione speciale alla protagonista Agata Trzebuchowska, alla sua prima prova per il grande schermo, capace di dare un ulteriore valore aggiunto a un film impeccabile e di cui sentiremo parlare ancora a lungoยป (A. Chimento, Ida, in ยซRivista del Cinematografoยป, 3, marzo 2014, p. 64).
