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Federazione Clarisse – Commento al Vangelo del 11 ottobre 2026

Domenica 21 Settembre 2025 - XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C
Commento al brano del Vangelo di: Non potete servire Dio e la ricchezza. - Lc 16,1-13

Data:

Il vangelo di questa domenica narra di un Dio che è Padre, Padre di tutti, di chi è già dentro la sua casa come di chi è ai crocicchi, ai margini, e lì vi si trova non per scelta, né per capriccio, ma a causa di situazioni avverse che nessuno vorrebbe vivere.

E’ un Padre che ama far festa e a questa festa più numerosi siamo e più è bello; per ciascuno è preparato un posto che è solo suo. Viene da pensare: perché allora questo Padre deve insistere e uscire più volte per rivolgere il suo invito? Guardo alla mia vita: quello che ho, quel poco che faccio, mi prende talmente tanto che Colui che mi dà la grazia di avere e fare passa agli ultimi posti nella graduatoria delle priorità. 

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Sia ben chiaro, sono impegnata in cose buone, oneste, di servizio, di carità. Anche la preghiera diventa “un fare” e non una relazione con un Altro necessario alla mia vita, alla mia sequela. Sorprende che la reazione di Dio di fronte a rifiuto, alla poca considerazione che gli si dedica, non si offende, non si allontana, apre invece le porte ed invita ad entrare a far festa con Lui, con i fratelli e le sorelle. Alla sua tavola tutto è dono in modo indistinto per tutti: distanti, zoppicanti nella fede, peccatori. 

Tutti qui per pura grazia! È venuto a cercare anche me, mancante nella fede e nel bene, mi ha trovata nella pochezza del mio giorno, mi ha tirato fuori dai miei fallimenti e con uno sguardo di perdono mi ha sussurrato: “Vieni! C’è un posto solo per te!”. È un Padre che cerca tutti e tutti accoglie: occorre entrare e lasciarsi coinvolgere nella sua festa, perché è una festa che ci trasforma nel cuore e nell’agire. Ma è necessario quell’abito nuziale che non è un nuovo vestito di stoffa da sfoggiare, ma il vivere con coerenza, secondo lo stile di Dio, la vita, la sequela. 

La grazia di Dio è sì dono gratuito, ma non a buon mercato: è necessaria la salutare fatica di lasciarci plasmare della novità della logica del Vangelo. L’abito della festa è lo stile del Figlio: la sua misericordia, il suo perdono, la sua tenerezza.

Allora mi chiedo e ci chiediamo:

  • Quale abito nuovo mi vuole dare il Signore?
  • Quanto voglio e desidero entrare nella festa?
  • Sono forse più comodi “i miei crocicchi”?

Sr. Elena Amata – Monastero di Vicoforte – Fonte

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