Cโera una volta, nellโantica Grecia, una classe di professionisti, che aveva come mestiere quello di denunziare chi esportava fichi di contrabbando dallโAttica. Esportare i fichi, infatti, cagionava la sottrazione dellโalimento principale per la gente piรน povera, e per questo era unโattivitร vietata dalle normative che regolavano gli approvvigionamenti e le derrate alimentari dello stato. Questo ufficio era di estrema utilitร , in quanto rappresentava una garanzia per lโodine civico e giuridico. Tuttavia, come spesso accade nellโesercizio del potere, spinti dal desiderio ambizioso della scalata ai vertici della โpolisโ, o accesi dalla crudele imposizione del ruolo di cui erano investiti, in abuso delle proprie funzioni, questi denunziatori arrivavano ai ricatti piรน miserabili: estorcevano denaro vendendo il loro silenzio, minacciando con ogni formula la denunzia delle frodi rilevate. Ma poteva avvenire anche il contrario, poichรฉ non solo il loro tacere aveva un prezzo: accettavano ben volentieri laute somme anche per procedere con false denunzie. Da garanti della giustizia, questi funzionari operavano come i piรน meschini di tutti i furfanti.
Erano i โsicofantiโ.
Lo Spirito Santo renda saggia la scrittura e profonda la meditazione.
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Eccoci, finalmente ci siamo: Gesรน รจ entrato in Gerico. Eravamo in attesa di questo ingresso da qualche tempo (cfr. GELSO; cfr. TORNร INDIETRO), ed oggi la liturgia ci accontenta, presentandoci il noto episodio di Zaccheo.
Quando si commentano estratti evangelici cosรฌ celebri come quello odierno, spesso si rischia di (s)cadere in due trappole: la prima รจ quella di fare la solita lezioncina di catechismo; la seconda รจ quella di precipitare nel tranello della โeisegesiโ ovvero, per cercare di trovare qualche nota accattivante in un testo arcinoto (e questo รจ cosa buona, poichรฉ si fa lo sforzo di prepararsi e di andare alla ricerca nella Parola di Dio), si forzano interpretazioni, o ancor peggio si inventano chiavi di lettura.
Cercando di stare attento a questi trabocchetti, lo scrivente si pone dinanzi al Testo Sacro con molta devozione e rispetto, rendendo notorio al lettore che estrarre, come ci รจ solito, una parola emblematica da questa pericope, o tentare di produrre un commento organico ed esaustivo della medesima, รจ impossibile, poichรฉ oggi come non mai ogni minima parte del testo apre a innumerevoli scenari ermeneutici.
Cerchiamo allora di darci un ordine schematico, affinchรฉ chi scrive possa offrire adeguati spunti di riflessioni, e chi legge abbia in mano un ventaglio di strumenti da cui poter scegliere, per poter dare prosieguo ad una personale meditazione.
Primo punto
Come avviene di solito quando cโรจ un incontro, ci si presenta. Questa domenica abbiamo dinanzi a noi un uomo che si chiama Zaccheo (v. 2).
Era consuetudine per gli ebrei, e per tutto il mondo semitico, che il nome proprio recasse in sรฉ il destino della data persona, ovvero la sua missione nella vita, la sua dote caratteristica (quando Gesรน chiama Simone col nuovo nome di โPietroโ, ha lo stesso valore di una chiamata ad intraprendere unโaltra rotta esistenziale [cfr. Lc 6, 14]).
Il nome โZaccheoโ suscita un particolare interesse: esso reca in sรฉ il termine greco โzร kkheโ che, tratto dallโebraico, significa โtesoro_del_tempioโ. Zaccheo potrebbe quindi intendere โcolui_che_appartiene_al_tesoro_del_tempioโ o โcolui_a_cui_appartiene_il_tesoro_del_tempioโ.
Al tempo di Gesรน, nella cittร di Gerico cโera un punto di controllo doganale dellโamministrazione romana, e Zaccheo era il capo della dogana e dei doganieri-pubblicani. Chi esercitava questo mestiere, era abitualmente dedito ad estorsioni e frodi finanziarie, ed era considerato un becero traditore politico e religioso, in quanto collaborava con gli oppressori, ovvero li sosteneva, pur essendo egli, molto spesso, un nativo del posto (cfr. la chiamata di Levi in Lc 5, 27).
Ecco allora che possiamo tentare una prima riflessione a partire dal nome โZaccheoโ: egli che nel suo nome proprio era visceralmente legato al tempio e al tesoro di questo, ovvero legato ad Adonai e ad Israele, snatura sรฉ stesso, rinnega il suo destino, si prostituisce al potere dei conquistatori. Egli รจ traditore del suo stesso nome, quindi, traditore di Adonai e di Israele. Ed era traditore ed ingannatore fino in fondo, poichรฉ nonostante esercitasse cotale la funzione, continuava a farsi chiamare โZaccheoโ.
Cambiare nome o cambiare vitaโฆ?
Secondo punto
Zaccheo aveva una caratteristica fisica: era piccolo di โstaturaโ (v. 3). Molto interessante รจ il termine greco โelikรฌaโ: il suo primo significato non รจ โaltezza/staturaโ, ma โetร โ.
Certamente โetร โ e โstaturaโ camminano di pari passo, poichรฉ ogni etร ha la sua statura e la statura usualmente indica lโetร , ma per penetrare nella profonditร del testo, piace allo scrivente mettere in relazione questa caratteristica di Zaccheo con un altro passo lucano: โE Gesรน cresceva in sapienza, etร e grazia davanti a Dio e agli uominiโ (Lc 2, 52). La traduzione consueta usa โetร โ, ma non andrebbe male neanche โstaturaโ, poichรฉ anche in Lc 2, 52 il termine usato รจ proprio โelikรฌaโ.
Ragioniamo con la traduzione โetร โ: quando Gesรน รจ entrato a Gerico era ben โcresciuto in etร โ (cosรฌ come riferito nel passo appena sopra citato); Zaccheo, invece, era di โetร piccolaโ, non era cresciuto. Certamente non si tratta di etร biologica, in quanto entrambi erano uomini adulti, ma si allude naturalmente ad altro.
ร a questo punto che possiamo percepire lโaccezione di โstaturaโ. Con questo termine non solo si indicano i centimetri, ma anche (il lettore ci passi lโespressione vernacolare) i neuroni: la โstaturaโ di una persona indica non solo la sua altezza da terra, ma anche il suo grado di elevatezza morale (ci viene in aiuto il termine latino โstatusโ il quale indica โaltezzaโ, ma anche โetร โ, nonchรฉ โcondizione_moraleโ. Dovrebbe essere, poi, cosa normale e naturale che un soggetto di โetร superioreโ, quindi di โstatura superioreโ, abbia un โmaggior grado etico e moraleโ, rispetto ad un altro di โetร inferioreโ, ovvero โpiรน basso di staturaโ). Ecco allora qual รจ il senso pieno del lemma โelikรฌaโ: Zaccheo era โbasso moralmenteโ, al contrario di Gesรน che era alto in sapienza, grazia e โstaturaโ. Il rapporto direttamente proporzionale tra โetร โ e โstaturaโ, fissato dalla natura e dalla lingua, in Zaccheo รจ scompensato.
Terzo punto
Il lettore attento avrร notato come il movimento della pericope odierna sia lo stesso (sotto-sopra; basso-alto) del brano evangelico di domenica scorsa (Lc 18, 9-14). Notiamo infatti i seguenti momenti: โcapo dei pubblicaniโ (v. 2); โpiccolo di staturaโ (v. 3); โsalรฌ su un sicomoroโ (v. 4); โGesรน alzรฒ lo sguardoโ (v. 5); โZaccheo scendi subitoโ (v. 5); โscese in frettaโ (v. 6); โMa Zaccheo, alzatosiโ (v. 8).
Da rilevare con molto interesse giusto una nota (ahimรจ quante ce ne sarebbero!): nella lettura di domenica scorsa, si narra che il fariseo pregava โstando_in_piediโ. Il greco originale usa per questa azione il verbo โstathรจisโ, che รจ precisamente lo stesso, e nella stessa identica coniugazione, del versetto 8 del brano di oggi, ovvero quando si dice: โMa Zaccheo, alzatosiโ.
Siamo a confermare, quindi, quanto giร espresso nella nostra riflessione di sette giorni fa: lโ โalzarsiโ non รจ cosa sgradita a nostro Signore, poichรฉ Egli stesso รจ lโ โAlzatoโ ovvero il Risorto (ed anche il โCresciuto in etร /staturaโ come abbiamo visto sopra), ma quello che caratterizza tale atto. La preghiera โstando_in_piediโ del fariseo รจ una dichiarazione di totale devozione ad โioโ, mentre Zaccheo โalzatosiโ, che denota finalmente la conquista della โcrescita in staturaโ (non gli serve piรน il sicomoro per โalzarsiโ anzi, la conquista della โstatura non piรน piccolaโ รจ frutto della discesa subitanea dallโalbero), proclama la piena professione di fede (chiama Gesรน col nome di โSignoreโ, ovvero โAdonaiโ), ed esibisce il suo decisivo atto di pentimento e di conversione (v. 8).
Come non proiettare il pubblicano protagonista della parabola della settimana scorsa in Zaccheo; e come non rivedere il fariseo in quei โtutti mormoravanoโ del versetto 7.
(Da notare come anche โGericoโ si possa annoverare allโinterno del movimento (sotto-sopra; basso-alto) della pericope odierna: questa cittร , trovandosi a ridosso del Mar Morto, che รจ il punto piรน basso della terra, รจ la cittร che sta piรน in basso di tutte quante, e la โipo-localizzazioneโ di Gerico รจ straordinariamente incastonata con tutta la vicenda dellโincontro di Gesรน con Zaccheo [es. Gesรน dinanzi al peccatore Zaccheo non solo lo guarda dal basso verso lโalto โ non dovrebbe essere il contrario? โ , ma lo va ad incontrare abbassandosi fino al punto piรน basso della terra. E potremmo continuareโฆ], ma anche con il compimento della missione del Cristo, il quale discende nel punto piรน basso della terra, per poi salire a Gerusalemme, dove questo movimento continuerร con la Croce e si glorificherร con la Risurrezione. [cfr. TORNร INDIETRO])
Quarto punto
Un altro verbo risulta degno di essere meditato. Il versetto 7 recita: โVedendo ciรฒ, tutti mormoravano: <<ร entrato in casa di un peccatore!>>โ.
Il greco originale di questo โร entratoโ รจ piรน complesso, poichรฉ รจ sviluppato con due verbi ovvero: โร andato (eisรจlthen) ad alloggiare (katalรนsai)โ, e la nota interessante รจ proprio questo โalloggiareโ.
Propriamente โkata_lรนsaiโ significa โgiรน/in basso_sciogliereโ.
La potenza di significato che questo verbo assume in tale contesto รจ incommensurabile: nostro Signore Gesรน Cristo che si รจ sciolto nella casa di un peccatore; Dio che vuole sciogliersi nella nostra casa, per essere il sale della nostra famiglia, il sapore della nostra famiglia, per dare sapienza (cfr. lat. โsapioโ) alla nostra vita, per dare un senso, il senso, alla nostra vita. Egli che รจ il โCresciutoโ, lโ โAlzatoโ, vuole abbassarsi nella nostra vita, vuole sciogliersi nella nostra vita, affinchรฉ la nostra esistenza salga in sapiditร grazie a Lui. Stupendo, poi, come il verbo โkatalรนoโ intenda anche โcompiere/portare_a_compimentoโ.
Non occorre aggiungere altra chiosa, poichรฉ il lettore saprร come meditare: lโunica annotazione che si vuole evidenziare รจ rilevare ancora come il movimento (sotto-sopra; basso-alto) sia presente non solo nel testo in evidenza, ma anche scavando nelle profonditร delle singole parole.
Quinto punto
ร gradito allo scrivente dare un breve sguardo alla prima parte dellโultima frase pronunciata questโoggi da Gesรน (v. 9): โOggi per questa casa รจ venuta la salvezzaโ.
Circa la salvezza (soterรฌa) sappiamo che รจ il nome di Gesรน (Dio Salva); in merito al verbo โรจ venutaโ, la traduzione CEI del 2008 รจ piรน adeguata di quella precedente che molti ricorderanno a memoria: โOggi la salvezza รจ entrata in questa casaโ, poichรฉ il verbo greco usato รจ โegรจnetoโ che primariamente (e straordinariamente) intende โรจ nataโ. Tuttavia quello che lo scrivente vuol notare รจ lโavverbio di tempo โOggiโ (presente anche al versetto 5: in greco โsรจmeronโ).
Al versetto 4 si legge che Zaccheo corre su un sicomoro, perchรฉ sa che Gesรน โdovevaโ passare per quella strada. Questo โdovevaโ in greco รจ โรจmellenโ che significa โessere_per/essere_in_procinto_diโ. La cosa interessante di questo verbo, al di lร delle sfumature in traduzione, รจ che ha in sรฉ il concetto del โtendere al futuroโ. Capiamoci: โessere_in_procinto_diโ non ha forse il respiro di una previsione? A conferma di quanto, infatti, da questo verbo vengono due espressioni del gergo greco che sono: โรฒ mรจllonโ (il futuro) e โtรฒ/tร mรจllonโ (le cose future).
Dove vogliamo arrivare?
Ebbene: quante volte la vita ci assorbe in tutto e per tutto, facendoci tralasciare il Signore, facendocelo disprezzare o, ancor peggio, dimenticare, considerandolo come โquello che viene dopo di tuttoโ, come quello che โme ne occuperรฒ in futuro quando avrรฒ tempoโ o โquando starรฒ per morireโ. Nostro Signore Gesรน Cristo non รจ il futuro, nรฉ tantomeno il passato: Egli รจ lโeterno โOggi di Dioโ.
Zaccheo cerca di โprevedereโ il passaggio di Gesรน, ma il Signore gli passa giร dentro, in quel preciso momento, giร prima dellโincontro, anzi: in tutti gli โoggiโ di Zaccheo, prima del fatidico giorno, Gesรน lo incontra, e lui lo vede, ma non capisce chi รจ, tanto รจ vero che lโespressione โcercava di vedere chi era Gesรนโ (v. 3) manifesta la ricerca di una essenza della quale probabilmente fa giร esperienza, ma di cui non ne comprende la profonditร di senso, e tutto questo lo si puรฒ intuire: tra tutta la folla che cโera, Gesรน รจ attratto solo dal Zaccheo in cima al sicomoro; non si erano mai incontrati prima di allora, ma Gesรน chiama per nome Zaccheo e si invita a casa di questโultimo; Zaccheo accoglie Gesรน pieno di gioia, evidentemente perchรฉ era quello che fortemente attendeva da tempo. La narrazione, apparentemente, descrive un incontro casuale da parte di Gesรน, ovvero un incontro auspicato da parte di Zaccheo, ma una attenta โscrutatioโ ci appalesa chiaramente che quellโincontro รจ fissato da tempo, concordato da entrambi in tutti gli โoggiโ prima di quellโ โoggiโ, e proprio per quellโ โoggiโ.
Sesto punto
Giunti alla fine, possiamo quindi domandarci: e che cโentra con tutto questo scritto la storia dei sicofanti?
Ebbene: il sostantivo โsicofanteโ รจ composto dal nome โsรนkonโ che significa โficoโ e dal verbo โfร inoโ che significa โmostrare/far_vedereโ. E fin qui ci siamo con le vicende raccontate allโinizio, poichรฉ il sicofante era colui che denunziava lโillegalitร โportando allo scoperto i fichiโ.
Questo nome (โsicofanteโ) lo troviamo, nella pericope odierna, sotto forma del verbo โesukofร ntesaโ, ovvero nel versetto 8, quando Zaccheo dice: โse ho rubato a qualcunoโ. Il verbo โsukofantรจoโ (dal quale si conuiga โesukofร ntesaโ) significa, principalmente, โdefraudare/calunniareโ, ed anche qui tutto come nellโoverture, poichรฉ sono le due degenerazioni โgraditeโ ai denunziatori nellโesercizio del loro potere.
Ma โsicofanteโ lo troviamo anche in un altro nome presente nel brano evangelico di questa domenica: SICOMORO.
La tinta particolare che lo scrivente vuole cogliere (quale verbo migliore, dato che parliamo di fichi) รจ che Zaccheo, ovvero il โsico_fanteโ che โdefraudava e calunniavaโ il popolo (suko_fantรจo) nellโesercizio del proprio potere, per vedere Gesรน, salรฌ su un โsicomoroโ (v. 4).
In greco โsico_moroโ รจ โsuko_morรจaโ (cfr. GELSO) ovvero โalbero/moro/gelso_dei_fichiโ.
Lo scrivente propone solamente una insufficiente intuizione, lasciando come al solito che il lettore sia โdominusโ del proprio panorama meditativo, aiutato, come รจ doveroso che sia, dalle riflessioni che il sacerdote proporrร nella sede dovuta.
Ebbene, per il โsicofanteโ (โcolui_che_mostra_i_fichiโ), ovvero per colui che esercita lโazione espressa dal verbo โsukofantรจoโ (โmostrare_i_fichiโ), il โsicomoroโ (albero_dei_fichi) altro non รจ che la fonte della sua ricchezza, ovvero in senso lato per il fraudolento, cioรจ per colui che esercita il defraudare, la frode รจ la fonte del suo benessere.
Il fatto che il โsicofanteโ Zaccheo (il quale pratica lโazione del โsukofantรจoโ [v.8]) cerchi di vedere Gesรน salendo sul โsicomoroโ (v. 4), puรฒ condurre a due sfumature di senso: la prima รจ quella che indica la frode quale sola via a cui ricorrere per la soddisfazione di ogni desiderio; la seconda, piรน profonda, รจ quella che appartiene in maniera particolare a tutti noi โsuperuominiโ del nostro tempo, ovvero quella di credere che, siccome nel mondo sappiamo adoperare in maniera proficua lโinganno, utilizzandolo con profitto a soddisfazione delle bramosie scelte dalla nostra libera volontร , possiamo impiegare tale tecnica anche con il Signore (salire sul sicomoro non รจ, infatti, โdarsi una statura che non si haโ al cospetto del Signore? Addirittura millantando una superioritร che induca il Signore a โguardarci dal basso in altoโ? Ci bastiโฆ).
Ma la cosa sconcertante รจ che noi, saliti sullโalbero dei fichi, non potremo mai cogliere il โFicoโ per eccellenza, poichรฉ Egli si trova in basso, nel punto piรน basso del mondo; ed inoltre non saremo mai noi a coglierlo, ma sarร Lui a volerci cogliere (โvolerci cogliereโ, non โcoglierciโ), cosรฌ come Gesรน ha fatto con Zaccheo, il quale ci insegna solo in secondo luogo il โpentimento attivoโ (ovvero il riconoscersi peccatore e pagare il prezzo delle proprie colpe [v. 8]), poichรฉ in prima istanza ci sollecita a โfarci cogliereโ, a โscendere subito e in frettaโ (v. 6) dal sicomoro del peccato, della superbia e dellโambizione, per aggrapparci senza indugio e con profonda umiltร al โFico della Salvezzaโ.
(Interessante anche un altro parallelismo tra โsicofante [Zaccheo]โ, โsicomoroโ ed โesukofร ntesa [ho_rubato]โ: il sicofante che โscendeโ dal sicomoro, ha la stessa valenza del sicofante che โrestituisceโ quanto rubato)
E che a Gesรน possa essere ricondotta la figura del โficoโ, lo possiamo carpire da vari elementi. Ci bastino i seguenti:
โ la โscrutatioโ delle Scritture, da parte dei dottori e degli studiosi della Torah, era finalizzata a cercare di comprendere quando e quale fosse il tempo maturo per la venuta del Messia, e tale studio di solito si svolgeva sotto un fico (cfr. Natanaele in Gv 1, 48);
โ il fico รจ emblema della terra dโIsraele, in quanto da tale (falso) frutto sgorgano โlatte e mieleโ, e Gesรน รจ lโ โIsraelitaโ per eccellenza (il nome โIsraeleโ, nonostante abbia una origine etimologica discussa, reca in sรฉ il senso di โforte_con_Dioโ [cfr. Gn 32, 29; Os 12, 4-5], ma potrebbe provenire anche da โvedere_Dioโ: chi se non nostro Signore Gesรน Cristo รจ il โForte con Dioโ, Egli che vede Dio poichรฉ รจ Dio), e lโ โEbreoโ per eccellenza (il termine โebreoโ, in ebraico โivrรฌโ, viene dal verbo โavarโ che significa โpassare/oltrepassareโ: chi se non nostro Signore Gesรน Cristo รจ colui che passa continuamente [cfr. il versetto 4 della pericope odierna, nonchรฉ numerose altre citazioni, tra le quali riportiamo come degno di nota Lc 18, 37], ovvero รจ il Signore del Passaggio [Pasqua]);
โ infine, del fico si mangia tutto, cosรฌ come il Figlio di Dio, Pane di Vita, si รจ offerto totalmente, si รจ fatto (e si fa) completamente โmangiareโ, avendo donato (e donando) il suo Corpo e il suo Sangue, Egli che fin dalla nascita fu deposto e messo a giacere in una mangiatoia (cfr. Lc 2, 7; 12; 16).
Come accennato la scorsa settimana, quando a render discorso era stato lโulivo, per ascoltare nostro Signore Gesรน Cristo basterebbe reclinarsi anche presso un fico, e lasciare che questo parli.

Letture della
XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO โ ANNO C
Prima Lettura
Hai compassione di tutti, perchรฉ ami tutte le cose che esistono.
Dal libro della Sapienza
Sap 11,22 – 12,2
ย
Signore, tutto il mondo, infatti, davanti a te รจ come polvere sulla bilancia,
come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra.
ย
Hai compassione di tutti, perchรฉ tutto puoi,
chiudi gli occhi sui peccati degli uomini,
aspettando il loro pentimento.
ย
Tu infatti ami tutte le cose che esistono
e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato;
se avessi odiato qualcosa, non lโavresti neppure formata.
ย
Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non lโavessi voluta?
Potrebbe conservarsi ciรฒ che da te non fu chiamato allโesistenza?
ย
Tu sei indulgente con tutte le cose, perchรฉ sono tue,
Signore, amante della vita.
Poichรฉ il tuo spirito incorruttibile รจ in tutte le cose.
ย
Per questo tu correggi a poco a poco quelli che sbagliano
e li ammonisci ricordando loro in che cosa hanno peccato,
perchรฉ, messa da parte ogni malizia, credano in te, Signore.
Parola di Dio
Salmo Responsoriale
Dal Sal 144 (145)
R. Benedirรฒ il tuo nome per sempre, Signore.
O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre. R.
ย
Misericordioso e pietoso รจ il Signore,
lento allโira e grande nellโamore.
Buono รจ il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature. R.
ย
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza. R.
ย
Fedele รจ il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque รจ caduto. R.
ย
Seconda Lettura
Sia glorificato il nome di Cristo in voi, e voi in lui.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicรฉsi
2 Ts 1,11 – 2,2
ย
Fratelli, ย preghiamo continuamente per voi, perchรฉ il nostro Dio vi renda degni della sua chiamata e, con la sua potenza, porti a compimento ogni proposito di bene e lโopera della vostra fede, perchรฉ sia glorificato il nome del Signore nostro Gesรน in voi, e voi in lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesรน Cristo.
ย
Riguardo alla venuta del Signore nostro Gesรน Cristo e al nostro radunarci con lui, vi preghiamo, fratelli, di non lasciarvi troppo presto confondere la mente e allarmare nรฉ da ispirazioni nรฉ da discorsi, nรฉ da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia giร presente.
Parola di Dio
Vangelo
Il Figlio dellโuomo era venuto a cercare e a salvare ciรฒ che era perduto.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 19,1-10
ย
In quel tempo, Gesรน entrรฒ nella cittร di Gรจrico e la stava attraversando, quandโecco un uomo, di nome Zacchรจo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesรน, ma non gli riusciva a causa della folla, perchรฉ era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salรฌ su un sicomรฒro, perchรฉ doveva passare di lร .
ย
Quando giunse sul luogo, Gesรน alzรฒ lo sguardo e gli disse: ยซZacchรจo, scendi subito, perchรฉ oggi devo fermarmi a casa tuaยป. Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciรฒ, tutti mormoravano: ยซร entrato in casa di un peccatore!ยป.
ย
Ma Zacchรจo, alzatosi, disse al Signore: ยซEcco, Signore, io do la metร di ciรฒ che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tantoยป.
ย
Gesรน gli rispose: ยซOggi per questa casa รจ venuta la salvezza, perchรฉ anchโegli รจ figlio di Abramo. Il Figlio dellโuomo infatti รจ venuto a cercare e a salvare ciรฒ che era perdutoยป.
Parola del Signore
