Il Vangelo di questa domenica รจ la diretta prosecuzione del brano della scorsa settimana (cf. CASA, DIMORE, POSTO).
Oggi la persona dello Spirito Santo รจ chiaramente manifesta, e la Trinitร risulta pienamente la protagonista.
In questa occasione, gradiremmo porre attenzione su una minutezza presente nel testo giovanneo, tanto povero a livello lessicale, quanto immensamente pregno a strabordante a livello semantico.
Nel versetto 18 leggiamo ed ascoltiamo: ยซNon vi lascerรฒ orfani: verrรฒ da voiยป; mentre al termine della pericope (v. 21) troviamo: ยซChi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi รจ colui che mi ama. Chi ama me sarร amato dal Padre mio e anchโio lo amerรฒ e mi manifesterรฒ a luiยป.
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Il sostantivo ORFANI e il verbo MANIFESTERร, sono esattamente la stessa cosa: infatti, il nome ยซorfaniยป nel greco del testo รจ orfanoรบs, mentre il verbo ยซmanifesterรฒยป รจ emfanรญso.
Possiamo dire che sono la stessa cosa, per il fatto che entrambi vengono precisamente dal verbo faรญno, il quale significa generalmente ยซapparire/mostrareยป.
Andiamo ora al primo termine: ยซorfaniยป.
Il sostantivo or-fanรณs (da cui la declinazione orfanoรบs; da cui per esempio il latino orbus), esprime ยซprivazione/esser privoยป, e tecnicamente sarebbe da rendere con ยซassenza di apparizioneยป.
Il secondo termine, invece, ovvero il verbo em-faรญno, (da cui la coniugazione emfanรญso) รจ esattamente il contrario, in quanto vale puntualmente ยซapparire fin nellโintimoยป.
Ma qual รจ lโoggetto di questa apparizione?
Per rispondere a tale domanda dobbiamo tornare al verbo chiave, ovvero faรญno.
Esso ha una molteplicitร di accezioni di significato, ma quella piรน comune รจ, cosรฌ come accennato pocโanzi, ยซapparire/mostrareยป (come non richiamare anche il termine epifania, il quale anchโesso viene reso, correttamente eppure genericamente, con ยซmanifestazioneยป, ma tecnicamente tale parola esprime un decisivo movimento che ne offre la qualitร di senso: ยซsu/sopra (epรญ) โ apparire/mostrare (faรญno)ยป).
Tuttavia, รจ solo scavando nella profonditร del verbo faรญno, che possiamo arrivare a coglierne la sfumatura portante.
Ebbene, nel verbo faรญno รจ espresso precisamente il sostantivo fรตs, ovvero ยซluceยป.
Ecco, allora, che, in un percorso a ritroso, possiamo andare a rileggere le parole evidenziate, cosรฌ come varrebbero nella loro nervatura piรน qualitativa.
Il verbo faรญno tecnicamente varrebbe: ยซfare luce/splendereยป (epifania, quindi, sarebbe da tradurre con ยซsu/sopra โ fare luceยป, ovvero ยซesplosione di luceยป).
Il verbo em-faรญno tecnicamente varrebbe: ยซsplendore di luce fino nellโintimoยป.
Il sostantivo or-fanรณs tecnicamente varrebbe: ยซassenza di luceยป.
Ma che cosโรจ questa luce?
ร risaputo che la chiave per offrire una piena risposta, viene dalla corretta formulazione della domanda.
Di ciรฒ dato atto, la domanda corretta deve essere la seguente: Chi รจ questa luce?
Risposta: ยซGesรน parlรฒ loro e disse: โIo sono la luce (แผฮณฯ ฮตแผฐฮผฮน ฯแฝธ ฯแฟถฯ) del mondo; chi segue me, non camminerร nelle tenebre, ma avrร la luce della vitaโยป (Gv 8, 12).
Ecco, allora, che il concetto di ยซorfanoยป non รจ categoria contemplata dal Signore, ma scelta umana.
Il Signore, infatti, ha creato lโuomo ยซpredestinatoยป ad essere ยซemfanoยป, ovvero ยซilluminato dalla Luce sin nel profondoยป (ยซNon vi lascerรฒ orfaniยป โ v. 18).
Tuttavia, il Signore rispetta enormemente lโuomo, lasciandogli piena libertร di scegliere di amarlo oppure no; lasciandogli piena libertร di scegliere di essere ยซorfanoยป, ovvero ยซprivo della Luceยป (ยซChi ama me sarร amato dal Padre mio e anchโio lo amerรฒ e mi manifesterรฒ a luiยป โ v. 21). โ circa tale riflessione si confronti il prosieguo della pericope odierna, ovvero lโosservazione esposta a Gesรน da Giuda (Taddeo), in Gv 14, 22.24: ยซGli disse Giuda, non lโIscariota: โSignore, come รจ accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?โ. Gli rispose Gesรน: โSe uno mi ama, osserverร la mia parola e il Padre mio lo amerร e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non รจ mia, ma del Padre che mi ha mandatoยป. ร sempre da ricordare, invero, che la Liturgia รจ costretta necessariamente ad estrapolare singole letture dal Testo Evangelico; tuttavia chi ha lโardire di commentare codeste pericopi, ovvero lโomileta, non puรฒ mai esimersi dal tenere presente il bacino in cui queste sono contenute, altrimenti il Pane e la Parola non risulterebbero piรน ยซspezzatiยป, bensรฌ ยซcorrottiยป.
In chiusura, a tal proposito, รจ interessante sostare brevemente sul nome ยซuomo/essere umanoยป, che in greco รจ รกnthropos.
Lโetimologia di questo nome non รจ certificata, ma risulta incerta.
ร probabile che รกnthropos possa derivare da anรฉr โ รณps (ยซaspetto dโuomoยป โ cf. MARE).
Tuttavia, in base a quanto abbiamo commentato, รจ possibile accogliere anche una nostra interpretazione, ovvero anรฉr โ fรตs, ovvero ยซluce dโuomoยป: โpรณs e fรตs, invero, sono lo stesso, in quanto ยซpยป e ยซfยป sono entrambe labiali (molto interessante notare, inoltre, che in greco esiste anche un altro sostantivo fรณs โ da fรตs [ยซluceยป] cambia solo lโaccento, ma tecnicamente sono uguali, in quanto tutti e due sono forme lessicali da fรกos [ยซluceยป] โ e tale nome significa esattamente ยซuomoยป, esprimendo il senso di ยซessere in luce/accendersiยป. Da rilevare, quindi, che รกnthropos potrebbe derivare pure da anรฉr โ fรณs, ovvero ยซuomo รจ uomo in quanto dalla luceยป).
Ecco, allora, che scegliere di essere ยซorfaniยป dal Signore, significa scegliere di essere non-uomini (cf. Gv 1, 5: ยซla luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non lโhanno accoltaยป [il citato testo CEI 1974, secondo lo scrivente, รจ migliore di CEI 2008: ยซla luce splende nelle tenebre e le tenebre non lโhanno vintaยป]).
Lโuomo รจ tale, infatti, ovvero trova la sua piena realizzazione, solo se รจ ยซemfano, poichรฉ รจ in costui che splende la Luce (cf. Gv 1, 4: ยซ[โฆ] la vita era la luce [ฯแฝธ ฯแฟถฯ] degli uomini [ฯแฟถฮฝ แผฮฝฮธฯฯฯฯฮฝ]ยป).

