Enzo Bianchi – Commento al Vangelo del 22 Giugno 2025

Domenica 22 Giugno 2025 - SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO - SOLENNITร€ - ANNO C
Commento al brano del Vangelo di: Lc 9,11b-17

Data:

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La tavola del Signore รจ sempre tavola per l’affamato

Se รจ vero che la dinamica dello spezzare il pane e del condividerlo trova nella celebrazione della santa cena eucaristica un adempimento, essa perรฒ รจ anche paradigma di condivisione del nostro cibo materiale, il pane di ogni giorno. Lโ€™eucaristia non รจ solo banchetto del cielo, ma vuole essere magistero per le nostre tavole quotidiane, dove il cibo รจ abbondante ma non รจ condiviso con quanti hanno fame. Per questo, se alla nostra eucaristia non partecipano i poveri, se non cโ€™รจ condivisione del cibo con chi non ne ha, allora anche la celebrazione eucaristica รจ vuota, perchรฉ le manca lโ€™essenziale.

Dopo la festa della Triunitร  di Dio, celebriamo oggi unโ€™altra festa โ€œdogmaticaโ€, sorta a difesa della dottrina, per ricordare la veritร  dellโ€™eucaristia voluta da Gesรน come memoriale nella vita della chiesa fino alla sua venuta gloriosa. Ogni domenica celebriamo lโ€™eucaristia, ma la chiesa ci chiede anche di confessare e adorare questo mistero inesauribile in un giorno particolare (il giovedรฌ della II settimana dopo Pentecoste per la chiesa universale, la II domenica dopo Pentecoste in Italia). Facciamo dunque obbedienza e commentiamo mediante unโ€™esegesi liturgica il brano evangelico proposto dal Messale italiano.

Il cosiddetto racconto della โ€œmoltiplicazione dei paniโ€ รจ attestato per ben sei volte nei vangeli (due in Marco e in Matteo, una in Luca e in Giovanni), il che ci dice come quellโ€™evento fosse ritenuto di particolare importanza nella vita di Gesรน. Nel vangelo secondo Luca, Gesรน invia i suoi discepoli ad annunciare la venuta del regno di Dio e a guarire i malati (cf. Lc 9,2), mostrando che la missione affidatagli da Dio con la discesa su di lui dello Spirito santo (cf. Lc 3,21-22), rivelata nella sinagoga di Nazaret (cf. Lc 4,18-19), era da lui estesa anche alla sua comunitร . Compiuta questa missione, i discepoli fanno ritorno da Gesรน e gli raccontano la loro esperienza, quanto cioรจ avevano fatto e detto in obbedienza al suo comando.

Gesรน allora li prende con sรฉ, portandoli in disparte per un ritiro, in un luogo vicino alla cittร  di Betsaida (cf. Lc 9,10). Ma le folle, saputo dove Gesรน si era ritirato, lo seguono ostinatamente (cf. Lc 9,11a). Ed ecco che Gesรน le accoglie: aveva cercato un luogo di silenzio, solitudine e riposo per i discepoli tornati dalla missione e per sรฉ, ma di fronte a quella gente che lo cerca, che viene a lui e lo segue, Gesรน con grande capacitร  di misericordia la accoglie. รˆ lo stile di Gesรน, stile ospitale, stile che non allontana nรฉ dichiara estraneo nessuno. Queste persone vogliono ascoltarlo, sentono che egli puรฒ dare loro fiducia e liberarle, guarirle dai loro mali e dai pesi che gravano sulle loro vite, e Gesรน senza risparmiarsi annuncia loro il regno di Dio, le cura e le guarisce. Questa รจ la sua vita, la vita di un servo di Dio, di un annunciatore di una parola affidatagli da Dio.

Giunge perรฒ la sera, il sole tramonta, la luce declina, e i Dodici discepoli entrano in ansia. Dicono dunque a Gesรน: โ€œCongeda la folla perchรฉ vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta!โ€. La loro richiesta รจ allโ€™insegna della saggezza umana, nasce da uno sguardo realistico, eppure Gesรน non approva quella possibilitร  razionale, ma chiede loro: โ€œVoi stessi date loro da mangiareโ€. Con questo comando li esorta a entrare nella dinamica della fede, che รจ avere fiducia, mettere in movimento quella fiducia che รจ presente in ogni cuore e che Gesรน sa ravvivare. Ma i discepoli non comprendono e insistono nel porre di fronte a Gesรน la loro povertร : hanno solo cinque pani e due pesci, un cibo sufficiente solo per loro!

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Ecco allora che Gesรน prende lโ€™iniziativa: ordina di far sedere tutta quella gente ad aiuola, a gruppi di cinquanta, perchรฉ non si tratta solo di sfamarsi, ma di vivere un banchetto, una vera e propria cena, nellโ€™ora in cui il sole tramonta. Poi davanti a tutti prende i pani e i pesci, alza gli occhi al cielo, come azione di preghiera al Padre, benedice Dio e spezza i pani, presentandoli ai discepoli perchรฉ li servano, come a tavola, a quella gente. รˆ un banchetto, il cibo รจ abbondante e viene condiviso da tutti. Quelli che conoscevano la profezia di Israele, si accorgono che รจ accaduto un prodigio che giร  il profeta Eliseo aveva fatto in tempo di carestia, nutrendo il popolo affamato a partire dalla condivisione di pochi pani dโ€™orzo (cf. 2Re 4,42-44). Lo stesso compie Gesรน, e dopo il suo gesto avanza una quantitร  di cibo ancora maggiore: dodici ceste. Nel cuore dei discepoli e di alcuni dei presenti sorge cosรฌ la convinzione che Gesรน รจ profeta ben piรน di Elia e di Eliseo, รจ profeta anche piรน di Mosรจ, che nel deserto aveva dato da mangiare manna al popolo uscito dallโ€™Egitto (cf. Es 16).

Ma qui viene spontaneo chiedersi: cosa significa questo evento? Normalmente si parla di โ€œmoltiplicazioneโ€ dei pani, ma nel racconto non cโ€™รจ questo termine. Dunque? Dovremmo dire che cโ€™รจ stata condivisione del pane, cโ€™รจ stato lo spezzare il pane, e questo gesto รจ fonte di cibo abbondante per tutti. In tal modo comprendiamo come ci sia qui una prefigurazione di ciรฒ che Gesรน farร  a Gerusalemme la sera dellโ€™ultima cena: โ€œPrese il pane, rese grazie, lo spezzรฒ e lo diede loro dicendo: โ€˜Questo รจ il mio corpo, che รจ dato per voi; fate questo in memoria di meโ€™โ€ (Lc 22,19). Lo stesso gesto รจ ripetuto da Gesรน risorto sulla strada verso Emmaus, di fronte ai due discepoli. Anche in quel caso, al declinare del giorno, invitato dai due a restare con loro (cf. Lc 24,29), โ€œquando fu a tavola, prese il pane, pronunciรฒ la benedizione, lo spezzรฒ e lo diede loroโ€ (Lc 24,30). Tre episodi che recano lo stesso messaggio: le folle, la gente, il mondo ha fame del regno di Dio, e Gesรน, che ne รจ il messaggero e lo incarna, sazia questa fame con la condivisione del cibo, con lo spezzare il suo corpo, la sua vita, offerta a tutti.

Ecco il mistero eucaristico nella sua essenza: non lasciamoci abbagliare da tante e varie dottrine eucaristiche, ma accogliamo il mistero nella sua semplicitร . Cristo si dร  a noi ed รจ cibo abbondante per tutti; una volta spezzato (sulla croce), si dร  alla chiesa, a noi, a tutti coloro che lo cercano e tentano di seguirlo, a tutti quelli che hanno fame e sete della sua parola e desiderano condividere la sua vita. Se รจ vero che la dinamica dello spezzare il pane e del condividerlo trova nella celebrazione della cena eucaristica, nella liturgia santissima, un adempimento, essa perรฒ รจ anche paradigma di condivisione del nostro cibo materiale, il pane di ogni giorno. Lโ€™eucaristia non รจ solo banchetto del cielo, tavola del corpo e del sangue del Signore, ma vuole essere magistero per le nostre tavole quotidiane, dove il cibo รจ abbondante ma non รจ condiviso con quanti hanno fame e ne sono privi. Per questo, se alla nostra eucaristia non partecipano i poveri, se non cโ€™รจ condivisione del cibo con chi non ne ha, allora anche la celebrazione eucaristica รจ vuota, perchรฉ le manca lโ€™essenziale. Non รจ piรน la cena del Signore, bensรฌ una scena rituale che soddisfa le anime dei devoti, ma in profonditร  รจ una grave menomazione del segno voluto da Gesรน per la sua chiesa! La tavola del corpo del Signore sempre devโ€™essere tavola della parola del Signore e, insieme, tavola della condivisione con i bisognosi.

Con la condivisone dei pani e dei pesci insieme alle folle Gesรน inaugura un nuovo spazio relazionale tra gli umani: quello della comunione nella differenza, perchรฉ le differenze non sono abolite ma affermate senza che, dโ€™altra parte, ne patisca la relazione segnata da fraternitร , solidarietร , condivisione. Sรฌ, dobbiamo confessarlo: nella chiesa si รจ persa questโ€™intelligenza eucaristica propria dei primi cristiani e dei padri della chiesa, vi รจ stato un divorzio tra la messa come rito e la condivisione del pane con i poveri! E se nel mondo esiste la fame, se i poveri sono accanto a noi e lโ€™eucaristia non ha per loro conseguenze concrete, allora la nostra eucaristia appare solo scena religiosa e โ€“ come direbbe Paolo โ€“ โ€œil nostro non รจ piรน un mangiare la cena del Signoreโ€ (cf. 1Cor 11,20).

Proprio davanti allโ€™eucaristia cantiamo lโ€™inno che afferma: โ€œEt antiquum documentum novo cedat rituiโ€ (โ€œlโ€™antico rito ceda il posto alla nuova liturgiaโ€), ma in realtร  restiamo ingabbiati nei riti e non riusciamo a celebrare il โ€œrito cristianoโ€, โ€œil culto secondo la Parolaโ€ (loghikรจ latreรญa: Rm 12,1), che รจ offerta in sacrificio dei nostri corpi a Dio attraverso il servizio dei poveri e lโ€™amore fraterno vissuto โ€œfino allโ€™estremoโ€ (Gv 13,1).

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Per gentile concessione dal blog di Enzo Bianchi.

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