La tavola del Signore รจ sempre tavola per l’affamato
Se รจ vero che la dinamica dello spezzare il pane e del condividerlo trova nella celebrazione della santa cena eucaristica un adempimento, essa perรฒ รจ anche paradigma di condivisione del nostro cibo materiale, il pane di ogni giorno. Lโeucaristia non รจ solo banchetto del cielo, ma vuole essere magistero per le nostre tavole quotidiane, dove il cibo รจ abbondante ma non รจ condiviso con quanti hanno fame. Per questo, se alla nostra eucaristia non partecipano i poveri, se non cโรจ condivisione del cibo con chi non ne ha, allora anche la celebrazione eucaristica รจ vuota, perchรฉ le manca lโessenziale.
Dopo la festa della Triunitร di Dio, celebriamo oggi unโaltra festa โdogmaticaโ, sorta a difesa della dottrina, per ricordare la veritร dellโeucaristia voluta da Gesรน come memoriale nella vita della chiesa fino alla sua venuta gloriosa. Ogni domenica celebriamo lโeucaristia, ma la chiesa ci chiede anche di confessare e adorare questo mistero inesauribile in un giorno particolare (il giovedรฌ della II settimana dopo Pentecoste per la chiesa universale, la II domenica dopo Pentecoste in Italia). Facciamo dunque obbedienza e commentiamo mediante unโesegesi liturgica il brano evangelico proposto dal Messale italiano.
Il cosiddetto racconto della โmoltiplicazione dei paniโ รจ attestato per ben sei volte nei vangeli (due in Marco e in Matteo, una in Luca e in Giovanni), il che ci dice come quellโevento fosse ritenuto di particolare importanza nella vita di Gesรน. Nel vangelo secondo Luca, Gesรน invia i suoi discepoli ad annunciare la venuta del regno di Dio e a guarire i malati (cf. Lc 9,2), mostrando che la missione affidatagli da Dio con la discesa su di lui dello Spirito santo (cf. Lc 3,21-22), rivelata nella sinagoga di Nazaret (cf. Lc 4,18-19), era da lui estesa anche alla sua comunitร . Compiuta questa missione, i discepoli fanno ritorno da Gesรน e gli raccontano la loro esperienza, quanto cioรจ avevano fatto e detto in obbedienza al suo comando.
Gesรน allora li prende con sรฉ, portandoli in disparte per un ritiro, in un luogo vicino alla cittร di Betsaida (cf. Lc 9,10). Ma le folle, saputo dove Gesรน si era ritirato, lo seguono ostinatamente (cf. Lc 9,11a). Ed ecco che Gesรน le accoglie: aveva cercato un luogo di silenzio, solitudine e riposo per i discepoli tornati dalla missione e per sรฉ, ma di fronte a quella gente che lo cerca, che viene a lui e lo segue, Gesรน con grande capacitร di misericordia la accoglie. ร lo stile di Gesรน, stile ospitale, stile che non allontana nรฉ dichiara estraneo nessuno. Queste persone vogliono ascoltarlo, sentono che egli puรฒ dare loro fiducia e liberarle, guarirle dai loro mali e dai pesi che gravano sulle loro vite, e Gesรน senza risparmiarsi annuncia loro il regno di Dio, le cura e le guarisce. Questa รจ la sua vita, la vita di un servo di Dio, di un annunciatore di una parola affidatagli da Dio.
Giunge perรฒ la sera, il sole tramonta, la luce declina, e i Dodici discepoli entrano in ansia. Dicono dunque a Gesรน: โCongeda la folla perchรฉ vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta!โ. La loro richiesta รจ allโinsegna della saggezza umana, nasce da uno sguardo realistico, eppure Gesรน non approva quella possibilitร razionale, ma chiede loro: โVoi stessi date loro da mangiareโ. Con questo comando li esorta a entrare nella dinamica della fede, che รจ avere fiducia, mettere in movimento quella fiducia che รจ presente in ogni cuore e che Gesรน sa ravvivare. Ma i discepoli non comprendono e insistono nel porre di fronte a Gesรน la loro povertร : hanno solo cinque pani e due pesci, un cibo sufficiente solo per loro!
- Pubblicitร -
Ecco allora che Gesรน prende lโiniziativa: ordina di far sedere tutta quella gente ad aiuola, a gruppi di cinquanta, perchรฉ non si tratta solo di sfamarsi, ma di vivere un banchetto, una vera e propria cena, nellโora in cui il sole tramonta. Poi davanti a tutti prende i pani e i pesci, alza gli occhi al cielo, come azione di preghiera al Padre, benedice Dio e spezza i pani, presentandoli ai discepoli perchรฉ li servano, come a tavola, a quella gente. ร un banchetto, il cibo รจ abbondante e viene condiviso da tutti. Quelli che conoscevano la profezia di Israele, si accorgono che รจ accaduto un prodigio che giร il profeta Eliseo aveva fatto in tempo di carestia, nutrendo il popolo affamato a partire dalla condivisione di pochi pani dโorzo (cf. 2Re 4,42-44). Lo stesso compie Gesรน, e dopo il suo gesto avanza una quantitร di cibo ancora maggiore: dodici ceste. Nel cuore dei discepoli e di alcuni dei presenti sorge cosรฌ la convinzione che Gesรน รจ profeta ben piรน di Elia e di Eliseo, รจ profeta anche piรน di Mosรจ, che nel deserto aveva dato da mangiare manna al popolo uscito dallโEgitto (cf. Es 16).
Ma qui viene spontaneo chiedersi: cosa significa questo evento? Normalmente si parla di โmoltiplicazioneโ dei pani, ma nel racconto non cโรจ questo termine. Dunque? Dovremmo dire che cโรจ stata condivisione del pane, cโรจ stato lo spezzare il pane, e questo gesto รจ fonte di cibo abbondante per tutti. In tal modo comprendiamo come ci sia qui una prefigurazione di ciรฒ che Gesรน farร a Gerusalemme la sera dellโultima cena: โPrese il pane, rese grazie, lo spezzรฒ e lo diede loro dicendo: โQuesto รจ il mio corpo, che รจ dato per voi; fate questo in memoria di meโโ (Lc 22,19). Lo stesso gesto รจ ripetuto da Gesรน risorto sulla strada verso Emmaus, di fronte ai due discepoli. Anche in quel caso, al declinare del giorno, invitato dai due a restare con loro (cf. Lc 24,29), โquando fu a tavola, prese il pane, pronunciรฒ la benedizione, lo spezzรฒ e lo diede loroโ (Lc 24,30). Tre episodi che recano lo stesso messaggio: le folle, la gente, il mondo ha fame del regno di Dio, e Gesรน, che ne รจ il messaggero e lo incarna, sazia questa fame con la condivisione del cibo, con lo spezzare il suo corpo, la sua vita, offerta a tutti.
Ecco il mistero eucaristico nella sua essenza: non lasciamoci abbagliare da tante e varie dottrine eucaristiche, ma accogliamo il mistero nella sua semplicitร . Cristo si dร a noi ed รจ cibo abbondante per tutti; una volta spezzato (sulla croce), si dร alla chiesa, a noi, a tutti coloro che lo cercano e tentano di seguirlo, a tutti quelli che hanno fame e sete della sua parola e desiderano condividere la sua vita. Se รจ vero che la dinamica dello spezzare il pane e del condividerlo trova nella celebrazione della cena eucaristica, nella liturgia santissima, un adempimento, essa perรฒ รจ anche paradigma di condivisione del nostro cibo materiale, il pane di ogni giorno. Lโeucaristia non รจ solo banchetto del cielo, tavola del corpo e del sangue del Signore, ma vuole essere magistero per le nostre tavole quotidiane, dove il cibo รจ abbondante ma non รจ condiviso con quanti hanno fame e ne sono privi. Per questo, se alla nostra eucaristia non partecipano i poveri, se non cโรจ condivisione del cibo con chi non ne ha, allora anche la celebrazione eucaristica รจ vuota, perchรฉ le manca lโessenziale. Non รจ piรน la cena del Signore, bensรฌ una scena rituale che soddisfa le anime dei devoti, ma in profonditร รจ una grave menomazione del segno voluto da Gesรน per la sua chiesa! La tavola del corpo del Signore sempre devโessere tavola della parola del Signore e, insieme, tavola della condivisione con i bisognosi.
Con la condivisone dei pani e dei pesci insieme alle folle Gesรน inaugura un nuovo spazio relazionale tra gli umani: quello della comunione nella differenza, perchรฉ le differenze non sono abolite ma affermate senza che, dโaltra parte, ne patisca la relazione segnata da fraternitร , solidarietร , condivisione. Sรฌ, dobbiamo confessarlo: nella chiesa si รจ persa questโintelligenza eucaristica propria dei primi cristiani e dei padri della chiesa, vi รจ stato un divorzio tra la messa come rito e la condivisione del pane con i poveri! E se nel mondo esiste la fame, se i poveri sono accanto a noi e lโeucaristia non ha per loro conseguenze concrete, allora la nostra eucaristia appare solo scena religiosa e โ come direbbe Paolo โ โil nostro non รจ piรน un mangiare la cena del Signoreโ (cf. 1Cor 11,20).
Proprio davanti allโeucaristia cantiamo lโinno che afferma: โEt antiquum documentum novo cedat rituiโ (โlโantico rito ceda il posto alla nuova liturgiaโ), ma in realtร restiamo ingabbiati nei riti e non riusciamo a celebrare il โrito cristianoโ, โil culto secondo la Parolaโ (loghikรจ latreรญa: Rm 12,1), che รจ offerta in sacrificio dei nostri corpi a Dio attraverso il servizio dei poveri e lโamore fraterno vissuto โfino allโestremoโ (Gv 13,1).
- Pubblicitร -
Per gentile concessione dal blog di Enzo Bianchi.
