Enzo Bianchi – Commento al Vangelo del 2 Ottobre 2022

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Fare ciรฒ che si deve fare

Durante la sua salita verso Gerusalemme Gesรน รจ interrogato, a volte invocato o pregato, a volte contestato per il suo comportamento o le sue parole. A volte Gesรน si rivolge ai discepoli che lo seguono, a volte ad alcuni farisei e scribi, a volte agli โ€œapostoliโ€, cioรจ quel gruppo ristretto di discepoli da lui resi โ€œi Dodiciโ€ (Lc 6,13; 9,1) e inviati (questo il senso letterale di apรณstoloi) ad annunciare il Vangelo, quelli che saranno anche i testimoni qualificati della sua resurrezione (cf. Lc 24,48; At 1,8.21-22).

Proprio costoro, che hanno ascoltato le esigenze โ€œdureโ€ proclamate da Gesรน come decisive per la sua sequela (cf. Lc 9,23-26; 14,26-27), conoscendo la propria debolezza chiedono a Gesรน, designato qualeย Kรฝrios, Signore della chiesa: โ€œAumenta la nostra fede!โ€. รˆ una preghiera rivolta al Signore, a colui che con la forza dello Spirito santo che sempre abita in lui puรฒ agire sulla fede, sullโ€™adesione del discepolo. Questa domanda rischia perรฒ di non essere compresa nella sua reale portata, perciรฒ sarร  bene riflettere sulla fiducia-adesione assolutamente necessaria per essere discepoli di Gesรน.

La fede, da comprendersi in primo luogo come adesione, puรฒ essere presente solo lร  dove cโ€™รจ una relazione personale e concreta con Gesรน. La fede non รจ un concetto di ordine intellettuale, non รจ posta innanzitutto in una dottrina o in una veritร , nรฉ tanto meno in formule, nei dogmi. La fede non รจ innanzitutto un โ€œcredere cheโ€ (ad esempio che Dio esista) ma รจ un atto di fiducia nel Signore. Si tratta di aderire al Signore, di legarsi a lui, di mettere fiducia in lui fino ad abbandonarsi a lui in un rapporto vitale, personalissimo. La fede รจ riconoscere che dalla parte dellโ€™uomo cโ€™รจ debolezza, quindi non รจ possibile avere fede-fiducia in se stessi. Proprio per questo, soprattutto sulla bocca di Gesรน, รจ frequente lโ€™uso del verbo โ€œcredereโ€ (pisteรบo) e del sostantivo โ€œfedeโ€ (pรญstis) in modo assoluto, senza complementi o specificazioni:

Credi, non temere (Lc 8,50; Mc 5,36).
La tua fede ti ha salvato (Lc 7,50; 17,19; 18,42; Mc 5,34 e par.; 10,52).
Vaโ€™, e sia fatto secondo la tua fede (Mt 8,13).
Donna, davvero grande รจ la tua fede! Ti sia fatto come desideri (Mt 15,28).

Credere senza complementi, avere fede senza specificazioni รจ per Gesรน determinante nel rapporto con Dio e con lui stesso.

Certo, la fede รจ un atto che si situa alla frontiera tra debolezza umana e forza che viene da Dio, forza che rende possibile proprio lโ€™atto di fede. Si tratta di passare dallโ€™incredulitร  (apistรญa: Mc 6,6; 9,24; 16,14; Mt 13,58) alla fede, ma questo passaggio, questa โ€œconversioneโ€, richiede lโ€™invocazione a Dio e, in risposta, il suo dono, la sua grazia, che in realtร  sono sempre prevenienti. รˆ infatti difficile e faticoso per ciascuno di noi rinunciare a contare su di sรฉ per decentrarsi e mettere al centro la parola del Signore a noi rivolta.

Non si dimentichi che lโ€™incredulitร  o la poca fede (oligopistรญa: Mt 17,20;ย oligรณpistos: Mt 6,30; 8,26; 14,31; 16,8; Lc 12,28) denunciate da Gesรน contraddistinguono la situazione del discepolo (cf. Lc 24,11.41; Mc 9,19 e par.; 16,11.16), non di chi non incontra o non ascolta Gesรน. E come non stupirci di fronte al grido di Gesรน: โ€œLa tua fede ti ha salvatoโ€, emesso davanti a malati, peccatori, stranieri e pagani che, incontrandolo, gli chiedono con fede di essere da lui aiutati e salvati?

Cโ€™รจ un episodio, descritto con particolare cura da Marco (cf. Mc 9,14-29), ma presente anche in Luca (cf. Lc 9,37-43) e Matteo (cf. Mt 17,14-18), che puรฒ aiutarci a comprendere meglio il brano che stiamo commentando. Un padre ha un figlio indemoniato e i discepoli di Gesรน non riescono a guarirlo. Scoraggiato, quando incontra Gesรน, gli dice: โ€œSe tu puoi qualcosa, avendo compassione di noi aiutaciโ€. E Gesรน, dopo aver rimproverato i discepoli, chiamandoli โ€œgenerazione incredulaโ€ (come fece Mosรจ in Dt 9,6; 31,27; 32,5), gli risponde: โ€œNon dire: โ€˜Se puoiโ€™, ma comprendi che tutto รจ possibile a chi credeโ€.

Ovvero: โ€œSe hai fede, tutto ti รจ possibile attraverso la fede che ti salvaโ€. รˆ come se Gesรน gli dicesse: โ€œTi basta credere, avere fiduciaโ€, cioรจ confidare che tutto รจ reso possibile da Dio per colui che crede, perchรฉ โ€œtutto รจ possibile a Dioโ€ (Mc 10,27; Gen 18,14). Allora il padre risponde: โ€œIo credo, ma tu vieni in aiuto alla mia incredulitร  (apistรญa)โ€. Basta offrire a Gesรน la propria incredulitร , lasciare che sia lui a vincere i nostri dubbi, sempre presenti dove cโ€™รจ la fede allโ€™opera. E cosรฌ Gesรน guarisce non solo il figlio, ma anche il padre, preda della sfiducia verso la vitaโ€ฆ

Dunque, proprio perchรฉ la fede รจ credere alla potenza di Gesรน, non ha senso la domanda degli apostoli: โ€œAumenta la nostra fedeโ€. Basta infatti โ€“ continua nel nostro brano Gesรน โ€“ avere fede quanto un granello di senape per sradicare un gelso e trapiantarlo nel mare, per spostare le montagne (cf. Mc 11,22-23; Mt 17,20; 21,21). Gli apostoli sono consapevoli di avere una fede piccola; vorrebbero essere giganti della fede, ma Gesรน fa loro comprendere che la fede, anche piccola, se รจ reale adesione a lui, รจ sufficiente per nutrire la relazione con lui e accogliere la salvezza. รˆ vero, la nostra fede รจ sempreย oligopistรญa, fede a breve respiro, ma basta avere in noi il seme di questa adesione alla potenza dellโ€™amore di Dio operante in Gesรน Cristo.

Credere significa alla fin fine seguire Gesรน: e quando lo si segue, si cammina dietro a lui, vacillando sovente, ma accogliendo lโ€™azione con cui egli ci rialza e ci sostiene, affinchรฉ possiamo stare sempre lร  dove lui รจ. Noi cristiani dovremmo guardare spesso il piccolo seme di senape, tenerlo nel palmo della mano, avere coscienza di quanto sia piccolo; ma dovremmo anche vederlo come seme seminato, morto sottoterra, germinato e cresciuto, fino a diventare grande come un arbusto che dร  riparo agli uccelli del cielo โ€“ immagine usata da Gesรน per descrivere il regno di Dio (cf. Mc 4,26.31-32) โ€“, e dunque stupirci. Cosรฌ รจ la nostra fede, piccolissima forse; ma non temiamo, perchรฉ se la fede cโ€™รจ, รจ sufficiente, perchรฉ piรน forte di ogni nostro altro atteggiamento. La fede รจ la fede: sempre, anche se piccola, รจ adesione a una relazione, รจ obbedienza (hypakoรฉ pรญsteos: Rm 1,5); sempre, anche se รจ debole, รจ accompagnata dallโ€™amore, e lโ€™amore sostiene la fede, supplisce alla mancanza di fede, rinnova la fede come adesione al Signore.

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La risposta di Gesรน agli apostoli prosegue poi con una parabola che li riguarda particolarmente, in quanto inviati a lavorare nel campo, nella vigna il cui padrone รจ il Signore. Gesรน li mette in guardia dal confidare in se stessi, perchรฉ questo รจ il peccato che si oppone radicalmente alla fede.

รˆ lโ€™atteggiamento che Gesรน condannerร  nella parabola del fariseo e del pubblicano al tempio (cf. Lc 18,10-14), rivolta ad alcuni che, come il fariseo, โ€œconfidavano in se stessi perchรฉ erano giusti (prรณs tinas toรนs pepoithรณtas ephโ€™heautoรฎs hรณti eisรฌn dรญkaioi: Lc 18,9)โ€. Questo potrebbe succedere anche agli inviati che, consapevoli di aver fatto puntualmente la volontร  del Signore, vorrebbero essere riconosciuti, premiati. Ma Gesรน, con realismo, chiede loro: puรฒ forse succedere questo nel mondo, nel rapporto tra padrone e schiavo? Quando lo schiavo rientra dal lavoro, il padrone gli dirร  forse: โ€œVieni e mettiti a tavolaโ€?โ€. Non gli dirร  piuttosto: โ€œPrepara da mangiare, preparati a servirmi, e dopo mangerai e berrai tuโ€? Dovrร  forse ringraziarlo per aver svolto il suo compito? No, questo non puรฒ avvenire, e cosรฌ gli apostoli, inviati a lavorare nella vigna del Signore, quando hanno terminato il lavoro devono dire: โ€œSiamo servi non necessari, ciรฒ che dovevamo fare lโ€™abbiamo fattoโ€.

Nella sequela di Gesรน non si rivendica nulla, non si pretendono riconoscimenti, non si attendono premi, perchรฉ neppure il compito svolto diventa garanzia o merito. Questa gratuitร  del servizio deve essere visibile nella vita della chiesa, perchรฉ โ€œun apostolo non รจ piรน grande di colui che lโ€™ha inviatoโ€ (Gv 13,16). Essa รจ costitutiva dellโ€™autorevolezza dellโ€™apostolo, di ogni inviato, che non โ€œguarda a se stessoโ€, non misura il proprio lavoro, ma obbedisce soltanto alla parola del Signore, mosso dallโ€™amore per lui, affidando a lui e alla sua misericordia il giudizio sul proprio operato. Per chi ama basta amare e non cโ€™รจ attesa di riconoscimento! Ciรฒ che si fa per il Signore, si fa gratuitamente e bene, per amore e nella libertร , non per conquistare un merito o per avere un premioโ€ฆ Purtroppo oggi nella vita ecclesiale i premi, i meriti vengono dati da se stessi, a se stessi e non si aspetta qualcosa da Dio, il Signore!

Per gentile concessione dal blog di Enzo Bianchi